LA SOLITUDINE DEL NUMERO PRIMO

Nella condizione precaria, confusa e persino preoccupante della nostra politica fa rumore la disponibilità di Monti a proseguire il lavoro avviato qualora i partiti glielo chiedessero dopo il voto. A due condizioni però: che le elezioni non fornissero una chiara ed adeguata prospettiva di governo, che comunque fossero le forze politiche a ritenere utile al Paese la prosecuzione dell’esperienza del ”governo dei tecnici”. La posizione di Monti è stata espressa dopo una serie di domande – persino petulanti – sul suo futuro, sempre definito dallo stesso Monti “servizio alla Repubblica”, come all’atto dell’incarico ricevuto da Napolitano per evitare il baratro.

La cordiale accoglienza ricevuta dal mondo della finanza e dell’imprenditoria Usa e la sede nella quale Monti ha sciolto per così dire la sua riserva condizionata, sottolineavano l’importanza del lavoro compiuto ma anche quanto ancora restava da fare per mettere in moto occupazione e sviluppo, rilanciare tutta l’eurozona in termini di crescita e di solidarietà. Compiti impegnativi e difficili che hanno rappresentato la costante di tutti gli interventi di Monti con riferimento al ruolo europeo e globale dell’Italia.

A nostro avviso è questo il terreno e la sfida che le parole di Monti in Usa rappresentano rispetto al ritardo delle nostre forze politiche ripiegate e paralizzate da modesti giochi interni, da confuse definizioni di leadership, incapaci di parlare al Paese in modo persuasivo, interpretandone bisogni e attese profonde. Ad una Italia delusa, sfiduciata e smarrita non interessano i giochi e le tattiche, ma l’aderenza alla concretezza dei problemi, la credibilità e praticabilità delle proposte per affrontarli e risolverli. Un segnale significativo sarebbe una misura forte di riduzione dei costi della politica a tutti i livelli e una completa trasparenza con adeguati controlli. Il bene comune lo esige per la dignità della stessa politica, che solo su questa base può cominciare a superare quel disgusto che oggi prevalentemente suscita. Sono tanti gli esempi scellerati che occupano la scena e sarebbe davvero troppo, un intollerabile paradosso, volere in qualche modo far apparire Mario Monti come uno che si è affezionato alla poltrona.

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