Rapporto Censis 2012: siamo alla sopravvivenza?

Quello di quest’anno è il quarantaseiesimo rapporto annuale del Censis, contenuto in un volume di 541 pagine che perpetua una tradizione iniziata nel lontano 1967.

ll rapporto analizza ed interpreta i fenomeni, i processi, le tensioni e i bisogni sociali emergenti. Questa è l’indicazione ufficiale della dirigenza della Fondazione Censis. Il documento è diviso in tre settori: la chiave di lettura dell’evoluzione della realtà italiana, la fenomenologia dell’euro e il bilancio settoriale.

   Il tema della sola sopravvivenza è il leitmotiv dell’intero rapporto, che è orientato da un continuo senso di negatività almeno nella parte delle considerazioni generali, tradendo così l’essenziale filosofia di ogni indagine sociologica che deve tendere ad individuare le positività nascoste dei sistemi delle società. Infatti si identificano come solitarie positività le costanti componenti positive della società italiana identificate come le 3 R: risparmio, rinuncia e rinvio. Questo per l’atteggiamento delle famiglie che in questo modo, dice il rapporto, tendono “a trattenere anche il respiro” in attesa del passaggio della crisi che viene definita perfida e fuori dagli schemi di quelle precedenti.

Dai dati numerici rilevati si intravede invece un’indicazione positiva: la voglia e l’azione dei singoli soggetti di riposizionarsi sia rispetto al mercato interno che in quello globale attraverso un diverso atteggiamento rispetto all’utilizzazione dei sistemi informativi sul web e al diverso orientamento nella scelta dei corsi di studio. Infatti si è evidenziato un aumento del 9% annuo degli italiani online, del 3,7% dell’audience delle radio che è ascoltata dall’83,9% della popolazione, mentre la televisione ha ormai un pubblico che coincide con la totalità della popolazione: il 98,3% con un incremento significativo dello 0,9% rispetto al 2011. Infine i telefoni cellulari sono utilizzati dall’81,8% della popolazione, con un incremento annuo del 2,3%. I portali web di informazione generici sono utilizzati attualmente dal 33% degli italiani. Lo start up in crescita è infatti incentrato nelle attività del digitale e delle nuove applicazioni internet create e gestite tutte da nuovi imprenditori con una età media di 32 anni, che hanno sviluppato nell’anno 800 nuove applicazioni internet.

A tali iniziative contribuisce lo sviluppo dell’open data, vale a dire l’utilizzo dei dati pubblici, che consentono agli operatori nel mercato di effettuare le scelte economiche e di lavoro più appropriate e richieste; le rilevazioni portano 1987 open data nel marzo di quest’anno e 3642 alla fine di ottobre. Per contro dal 2009 vi è stato un calo delle imprese manifatturiere del 4,7% non compensato nella dinamica dell’economia produttiva dalla crescita di segno contrario delle cooperative, cresciute dal 2001 al  2011 del 14%.

Il riposizionamento degli italiani nelle scelte di vita evidenzia particolarmente le mutate valutazioni sociali nelle opzioni di studio e di percorsi di lavoro, con una evidente scelta della maggiore spendibilità e concretezza per le possibilità di impiego; da una minore frequentazione – circa il 3% annuo dal 2010 ad oggi – delle università in generale, ma particolarmente nel settore cosiddetto umanistico con una diminuzione media dal 2007 del 33%. Incremento invece per gli indirizzi universitari tecnico-scientifici del 2,7%; stessa maggiore frequentazione delle scuole tecnico-professionali con un aumento dell’1,9%, che determina una netta inversione di tendenza non soltanto per necessità, ma che denota una mutata valutazione sociale.

La famiglia media identificata nel budget di spesa annua ponderato di 15.700 euro, ha orientato le spese risparmiando l’83% nell’alimentare, il 65,8% negli spostamenti, il 37,7% nell’abbigliamento, il 42% nei viaggi. La ricchezza finanziaria a famiglia si è ridotta negli ultimi 10 anni del 40%: da 26.000 a 15.600 euro e la ricchezza del ceto medio, il più colpito (quota per famiglia da 50.000 a 500.000 euro) è passata dal 66,4% al 48,3%, mentre si è registrato un aumento di valenza del ceto alto (oltre i 500.00 euro di patrimonio) che ha avuto un incremento del 6% con valore finale del 12,5%.

Il rapporto indica in 2 milioni 733 mila i senza lavoro (denominati job seekers), cioè non disoccupati ma individui alla ricerca di occupazione, che reagiscono attivamente alla situazione negativa; di questi la metà sono sotto i 35 anni (quota lavoro 37,8% dieci anni fa, attuale 26,4%), un quarto tra i 35 e 44 anni, e così anche quelli di età superiore.

Per concludere, anche le compravendite del mercato immobiliare si sono praticamente dimezzate, dato estremamente significativo in un paese che ha sempre considerato la casa di abitazione come il bene primario. Nulla è stato rilevato riguardo il lavoro e l’economia sommersa, peraltro importante componente della situazione sociale del paese.

Post Comment