IMPARARE A CREDERE
di Benedetto XVI

di | 1 Gen 2013

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Imparare a credere (2012), San Paolo Edizioni, 2012

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“Imparare a credere”, scritto da Papa Benedetto XVI, è un testo che possiamo considerare una guida spirituale per la vita. È un manoscritto da leggere tutte le volte che siamo in crisi e che non siamo in pace con Dio.

Nel libro scritto dal Papa si evidenzia come il Signore, che è la Verità, cerca sempre tutti i giorni l’uomo, la sua creatura, sia per farsi conoscere che per dimostrare la sua bontà infinita, ma soprattutto giammai abbandonarlo per qualsiasi ragione, con il proposito di incontrarlo e stabilire un rapporto personale. “Imparare a credere” è da considerare una continua esortazione, un impegno a non dimenticare mai il rapporto con Dio.

Dio conosce l’animo umano e sa già che l’uomo tende a restare preda dei vizi che il mondo offre, e la carne è carne e tale rimane. Dio con sapienza cerca di aiutare l’uomo nonostante le cadute, le sofferenze, i limiti connaturati alle creature e alle cose di questa terra, offrendo la via a dissuaderlo per non continuare nella perdizione.

"Imparare a credere" diventa fondamentale quando affronta con naturalezza il problema dell’animo giovanile perché è in questa fase della vita che sbocciano i sogni, i progetti, gli ideali, le passioni e le scelte importanti della vita. È un momento di vuoto della fase giovanile, di smarrimento, illusione, disillusione, perfino di disperazione. Certamente questa è una fase dell’esistenza che mette in moto la ricerca, lunga o corta che sia, snervante o sopportabile, ma visto il bene grande a cui si approda è importante approfondire la Parola di Dio per non perdersi. È nella Parola di Dio che troviamo la soluzione dei problemi. La conoscenza della Parola di Dio fa intravedere la speranza, spalanca all’uomo l’infinito, dove la vita e la morte si incrociano e fanno nascere un bene durevole che è l’incontro con Dio.

   Man mano che l’uomo conosce la Verità il cuore prende pace, si rasserena, e anche Dio nella Sua infinita bontà si fa conoscere sempre di più, si fa sperimentare facendo sentire ulteriormente la sua presenza e stabilendo un rapporto personale con Lui. Finalmente la Verità ha trovato il suo approdo.
Sant’Agostino è un esempio di uomo che attraverso le sue inquietudini vuole dare un senso alla sua vita, e raggiunge il suo obiettivo solo e allorquando fa dipendere tutto da Dio. Agostino è un uomo che insegna e aiuta a credere nella ricerca di Dio. E cerca di districarsi fra i problemi riguardanti il mistero dell’uomo, della vita, della morte, del male nel mondo. Un capolinea da dove ripartire per avvicinarsi a Dio ma con umiltà, primo passo per approdare a Dio.

Benedetto XVI afferma che gli uomini si sono costruiti un mondo fatto a loro uso e consumo e oggi trovare Dio dentro questo mondo è ancora più difficile, specialmente in occidente: in questa Europa che sembra aver perso memoria della sua eredità cristiana antica di secoli, dove i messaggi sul cristianesimo e i valori dell’umanesimo cristiano vengono meno. Benedetto XVI in questo libro si è soffermato su questi temi. Ha fatto cenno al fatto che la ragione e la libertà sono completamente lasciate a se stesse, agli impulsi di un’arroganza e di un’anarchia senza limiti. Anzi, il Papa è andato oltre aggiungendo che la libertà e la ragione, se collocate nella giusta dimensione, possono coesistere con la fede. Anzi uno dei punti importanti del pensiero del Papa è il rapporto tra fede e ragione.

La fede e la ragione procedono con metodi conoscitivi differenti ma possono integrarsi. La prima aiuta la seconda sostenendola ad arricchirsi di una capacità di conoscenza, la ragione sostiene la fede aiutandola a spiegarne la ragionevolezza e la capacità di promuoverne il bene, allo scopo di costruire una civiltà fondata sul riconoscimento della dignità della persona.

In “Imparare a Credere” il Papa sottolinea come esistano delle difficoltà a rafforzare la fede. Se accanto alle questioni di sempre, ovvero il male nel mondo, il dolore innocente, e così via, se la nostra fede non è abbastanza robusta, si rischia di renderla poco credibile e di conseguenza scoraggiare tutti coloro che vorrebbero conoscere Dio e la sua Parola. Da qui la necessità di non frequentare posti dove sono curati gli idoli e dove Dio è considerato in secondo piano. L’esigenza è quella di dare a Dio la possibilità di farsi purificare e solo in questo modo la fede può risplendere e dare le risposte giuste ai quesiti che l’uomo da sempre si pone. Avere fede significa accettare ciò che non si vede ma anche avere un rapporto personale con Dio attraverso Gesù Cristo.