IL DIVANO DI RENÈE

«Luisa, corri, inizia il festival!»
«Eccomi.»
Dopo una mezz’ora: «Ma è una tribuna elettorale!», sentenzia la Luisa.
«No, peggio…», sostengo con fare veramente annoiato.
«E la musica?», ancora la Luisa a domandarselo.
«Non si fa il festival per la musica ma per accontentare il circo equestre di agenti e case discografiche e di autori “sul viale del tramonto” ormai logori», le rispondo.

   Maurizio Crozza e Fabio Fazio sul palco dell’Ariston

La novità? Il comico Crozza che non ne ha azzeccata una per dover assecondare oscuri diktat partitici o di conventicole di “fighetti da sigaretta elettronica o peggio di quelle fatte male a mano”, pur essendo molto bravo (anche se più di un quarto d’ora non regge).

«Nonna», chiede il mio nipotino tra un gioco e un fumetto, «ma la Letizietta i soldini (300.000 euro pare) li dà ai poveri che poi vanno alla Coop per fare la spesa per mangiare?»
«No», gli rispondo «li guadagna per comprare la Coop!»

Finiti i “riti di un tempo” dove si discuteva, anzi si spettegolava di vestiti, gioielli e pettinature. Non si vedeva l’ora di vedere la cantante di grido o il bellone musicante.
Abbiamo così visto una sorta di brutta ennesima tribuna politica condotta dal supponente Fazio, trasmessa da Sanremo. E Totò avrebbe chiosato «e io pago!!!».

Chi ha vinto? Boh! Tanto non è importante la musica…

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