Intervista a Roberto Rusconi dell’Università Roma Tre

Traduzione di Maria Rivas                                                                  VERSIÓN EN ESPAÑOL en "Documenti"

Perché si è dimesso Benedetto XVI?

Nell’immediato la rinuncia al governo della Chiesa cattolica da parte di Benedetto XVI si ricollega senza dubbio all’età avanzata, come egli stesso ha chiaramente affermato. A mio parere tale decisione ha una radice che affonda profondamente nella personalità stessa di Joseph Ratzinger e nella sua storia, come emerge peraltro da affermazioni e atteggiamenti ormai documentati. Non ci si può nascondere, peraltro, che l’accumularsi dei problemi del governo ecclesiastico, messi in evidenza dagli scandali esplosi negli ultimi anni, abbiano gradualmente convinto il professore bavarese di non essere in grado di reggere il timone della Chiesa, su cui si sono protese nel frattempo altre mani.

La crisi della Chiesa Italiana: motivi e prospettive?

La sensibilità degli ecclesiastici e le rilevazioni dei sociologi hanno da tempo messo in evidenza una crescente crisi di disaffezione da parte dei fedeli nei confronti delle istituzioni della Chiesa cattolica in Italia, e spesso anche dei suoi pastori. Questa realtà si iscrive comunque in tendenze più ampie della società occidentale e non riceve certo una risposta adeguata da argomentazioni puramente dottrinali, sia pure frutto di raffinate elaborazioni, tra le quali possiamo annoverare alcune encicliche di Benedetto XVI. Per il futuro molto dipenderà dagli orientamenti del nuovo pontefice, soprattutto se verrà meno un atteggiamento che in sostanza consideri l’episcopato italiano una sorta di cinghia di trasmissione e i cattolici italiani “un esercito all’altar” – come diceva il ritornello di un inno ai tempi di Pio XI e Pio XII.
 

Relazione fra l’attuale vertice curiale e il potere ecclesiastico italiano.

Durante il pontificato che si è appena concluso, sulla scia di quanto accaduto già con il precedente, è emerso con chiarezza il dualismo insito nel ruolo del Romano Pontefice, nello stesso tempo vescovo di Roma e capo della Chiesa universale. Storicamente ciò ha generato un’anomalia politico-istituzionale, che a diverse riprese ha visto in contrasto la Segreteria di Stato e la Conferenza Episcopale Italiana, per quanto riguardava i rapporti con lo Stato italiano, le sue istituzioni e le sue leggi, e i partiti politici.
Vorrei anche sottolineare che proprio Benedetto XVI, dopo avere fatto svolgere una consultazione informale per la nomina del presidente della CEI (che non è eletto, in quanto sostituisce il papa nel ruolo di primate d’Italia), ha del tutto disatteso i suggerimenti ricevuti. Questo ha messo in evidenza una rete di rapporti non lineari tra Santa Sede e vescovi italiani.

Quali scenari italiani e internazionali si prospettano per la storia e la vita della Chiesa?

Nelle discussioni che hanno seguito la rinuncia di Benedetto XVI e preceduto l’elezione del suo successore è emerso in maniera molto chiara che il problema primario non è rappresentato dall’identikit del nuovo pontefice, ma risiede nella formulazione di un’agenda per il futuro della Chiesa cattolica (anche in relazione alle altre Chiese cristiane). La proposta cristiana dovrà essere rinnovata tenendo conto della realtà di un cattolicesimo ormai plurale, non più modellabile dall’alto su un’identità cattolica “romana” ed eurocentrica. Si può auspicare una Chiesa meno clericale e gerarchica, in cui ai laici sia messo davvero a disposizione il rango delineato nei documenti del Concilio Vaticano II. In tale prospettiva si potranno dare risposte concrete ai problemi della famiglia, al ruolo delle donne, al celibato dei preti, ai rapporti con i cristiani non cattolici, e così via.
Inoltre, ormai tutti si pronunciano per la necessità di una riforma della Curia romana, anche coloro i quali andrebbero invece destinati ad altre mansioni, in considerazione di un bilancio non soddisfacente dei risultati del loro operato: in modo tale da aprire anche quella burocrazia ecclesiastica a un effettivo rinnovamento.

Peso  e reazione  di queste dimissioni nella Chiesa del "popolo" di Dio?

Le reazioni del clero e dei fedeli alla rinuncia da parte di Benedetto XVI sono state fortemente emotive. È francamente prevalso lo sconcerto e si è parlato in maniera enfatica non soltanto del pastore che abbandona il suo gregge, quanto piuttosto del padre che abbandona i figlie. Si tratta del comprensibile effetto di un legame affettivo instauratosi con il Romano Pontefice a partire dai tempi di Pio IX (1846-1878), all’epoca della caduta del potere temporale dei papi: proseguito per oltre un secolo con i suoi successori e ulteriormente incrementato durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II (1878-2005). Un importante teologo parlò a suo tempo di una sorta di “papolatria”. La volontaria rinuncia di Benedetto XVI, che attesta come un papato possa anche essere “a termine”, nei fatti costituisce una nuova apertura alle istanze del Concilio Vaticano II, in merito a una collegialità episcopale in unione col papa, messa decisamente in sordina dagli ultimi due pontefici.

BIOGRAFIA

   Laureato in Scienze politiche presso l’Università cattolica del S.C. di Milano, Roberto Rusconi è stato docente di Storia medievale presso l’Università di Trieste, di Studi francescani presso l’Università di Perugia, di Storia della Chiesa presso l’Università di Salerno e di Storia del Cristianesimo presso l’Università dell’Aquila. Attualmente è professore ordinario di Storia del Cristianesimo e delle chiese all’Università Roma Tre. È stato titolare di una borsa di studio della Alexander von Humboldt-Stiftung per ricerche presso il Warburg Institute a Londra e i Monumenta Germaniae Historica a Monaco di Baviera. È stato visiting member presso l’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). È stato visiting professor presso l’Université de Bretagne II (Rennes), la Universität Würzburg, la University of Notre Dame (Indiana), la University of California at Los Angeles, la Central European University (Budapest) e la Pontificia Universidad Católica di Santiago de Chile.
È membro della commissione internazionale per l’edizione degli Opera omnia di Gioacchino da Fiore e del consiglio direttivo della Forschungstelle für Vergleichende Ordensgeschichte. Ha fatto parte ed è membro del comitato scientifico di numerose riviste e di centri di studio. Ha fondato con Fabio Bisogni e dirige con Michele Bacci la rivista «Iconographica. Studi di iconografia medievale e moderna». Attualmente fa parte della direzione della «Rivista di storia del Cristianesimo». È coordinatore nazionale di un programma di ricerca di interesse nazionale su "Libri, biblioteche e cultura degli ordini regolari nell’Italia moderna", che prosegue due precedenti programmi. Si è occupato in particolare della storia religiosa italiana negli ultimi secoli del medioevo e nella prima età moderna, con particolare attenzione ai temi della predicazione, della confessione e della profezia. Ha recentemente pubblicato Santo Padre. La santità del papa da san Pietro a Giovanni Paolo II (Roma 2010) e La gloria degli altari. I papi santi nella storia della Chiesa (Milano 2012).
 


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