Papa Francisco. La nostra collaboratrice argentina racconta

di | 15 Mar 2013

Catedral Metropolitana de Buenos Aires

Erano le 19 e 10 circa, mi trovavo sull’autobus di ritorno a casa…squilla il mio telefono e quando rispondo sento la voce di mia madre che dall’Argentina strilla “fumata bianca!!”. Mi sbrigo ad entrare in casa e accendere la TV, tutti parlano dei papabili, sono quasi certi che è uno dei candidati di cui tanto si è parlato nei giorni precedenti. L’attesa sembra infinita.

L’immagine è fissa sul balcone della Loggia delle Benedizioni, si intravedono dei movimenti dietro le tende e finalmente si affaccia il cardinal Tauran… habemus papam! È un momento storico, unico, alzo il volume della TV per sentire il nome del nuovo pontefice.
“Georgium” non mi dice niente, ci saranno sicuramente tanti cardinali a chiamarsi così…
“Marium” e il cuore comincia a battere più forte quasi che non vuole credere a quello che sta per succedere… e poi “Bergoglio”… l’arcivescovo di Buenos Aires, della mia città, della mia terra, quello che ho sentito più di una volta dare messa nella Catedrale Metropolitana. Un uomo che conosce una realtà che è molto diversa da quella Europea, che conosce la crisi vera, le mancanze di tutto che sopportano le popolazioni sudamericane, che conosce le politiche economiche e i politici sudamericani colpevoli di reati contro i loro popoli gravi quanto quelli delle dittature degli anni passati, un uomo che ha mosso continue critiche agli ultimi tre governi argentini, senza paura, con fermezza.

È difficile spiegare la grande emozione che ho provato nel sentire il suo nome, nel vederlo così semplice e vicino, le sue parole sembravano arrivare dirette al cuore come se parlasse direttamente con me, ho provato una grande tenerezza nel sentirlo perdere il filo durante la recita del Padre Nostro e l’Ave Maria, le preghiere vengono naturalmente in lingua madre e quasi mi è sembrato che anche lui, come me, fa fatica a non farle nel nostro dolcissimo spagnolo. La Chiesa di oggi è troppo presa da se stessa e dalle sue lotte interne; ieri ho sentito che è possibile riaprire le sue porte, e ritrovarci nuovamente accolti nell’amore, la semplicità e la determinazione di Papa Francisco.