Anniversario rapimento Aldo Moro

di | 19 Mar 2013

Servizio fotografico di Carlo Tartarelli

Il 16 marzo del 1978 l’auto del Presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, e la vettura di scorta furono prese d’assalto da un commando delle Brigate Rosse. Furono uccisi i due carabinieri che viaggiavano con Moro, Domenico Ricci e Oreste Leonardi, e i tre poliziotti dell’auto di scorta Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Cesco Zizzi.


La lapide in Via Fani, a Roma, in ricordo delle vittime

Sono trascorsi già trentatré anni dalla scomparsa cruenta di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse e sembra che dopo tre interi decenni per risolvere la paralisi della politica italiana si debba riprendere la strada nel punto in cui egli fu costretto a lasciarla.

L’“uomo mite e buono”, come lo descrisse Papa Paolo VI, domina ancora con le sue idee il nostro panorama istituzionale, tanto che il Presidente della Repubblica ha ripreso a concentrare le proprie iniziative utilizzando gli stessi criteri e metodi di Moro; la moderazione, il dialogo e il possibile compromesso e accordo tra gli opposti schieramenti politici, purtroppo, almeno a oggi, senza esito.

È quasi una nemesi storica che Giorgio Napolitano, di storica etnia di sinistra, sia stato quasi costretto a riprendere la ricomposizione tra le opposte fazioni con il medesimo spirito e metodo di Aldo Moro, ma stranamente a situazioni invertite: allora il progressivo incontro della destra democristiana con il Partito Comunista e la sua legittimazione a governare, oggi della sinistra post-comunista e il PD con la destra post-democristiana, il PDL e la sua legittimazione a governare. Ma purtroppo per noi, con la differenza che Aldo Moro è stato con Alcide De Gasperi l’unico vero statista dell’Italia Repubblicana, e altri non sono neppure all’orizzonte.

    Cerimonia in ricordo dell’attentato in via Fani. Presente, tra gli altri, Mario Monti

                                                                                                                                  

La necessità di un forte rinnovamento del sistema politico italiano fu la guida di Moro e mai come adesso tale necessità, indicata in un tempo ormai lontano e del tutto diverso dall’oggi, pervade l’intera società in particolare quella cristiana, come sentiamo in questi giorni dalle parole del nuovo Pontefice, che ricordano
lo stesso spirito etico di servizio di Moro nei confronti degli altri e dei politicamente diversi.