Pietro Mennea: un campione scomodo

di | 26 Mar 2013

Servizio fotografico di Carlo Tartarelli

È morto un uomo che si ricorda come colui che con la sua velocità bruciava macchine dal motore potente e veloce.
 


Camera Ardente per Pietro Mennea presso la sede del C.O.N.I.
L’ex olimpionico si è spento a 61 anni per una malattia incurabile. È ricordato per aver detenuto il record mondiale per diciassette anni dei 200 metri, dal 1979 al 1986, con il tempo di 19”72, tuttora record europeo.

L’immagine che resta scolpita nella mente e che resterà, è quella del 28 luglio del 1980: stadio Lenin a Mosca, Giochi della XXII Olimpiade, dove Pietro Mennea vince la medaglia d’oro ed entra nella storia.


Funerali presso Basilica S. Sabina Aventino (Roma)

Per lo sport italiano sarà ricordato come una leggenda, una storia sportiva umana vincente, scritta da tempo negli annali; rimane un’icona con una collezione di medaglie vinte che va dai Giochi del Mediterraneo fino agli Europei, ai Mondiali, Olimpiadi, dove fu il primo a disputare quattro finali consecutive. Imbattuto dai Giochi di Montreal 1976 a quelli di Mosca 1980.
 

A fianco dello sport ci furono per Mennea gli studi e l’impegno politico. Plurilaureato, appesi gli scarpini è stato avvocato, docente universitario e commercialista, scrittore con oltre venti libri all’attivo; ha avuto anche diverse esperienze politiche prima con Di Pietro e in seguito con Forza Italia.