Incompatibile con il carcere, in due mesi ha tentato più volte il suicidio

dal sito www.garantedetenutilazio.it del Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio
 
Affetto da disturbo bipolare e grave epilessia, dal suo ingresso in carcere a gennaio ha tentato più volte il suicidio. Le sue condizioni, certificate dai medici, sono incompatibili con il carcere e per questo, il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni ha scritto al Giudice per l’Udienza Preliminare di Roma, sottolineando la necessità di un ricovero in una struttura esterna adeguata a curare tali patologie, prima che accada l’irreparabile. Protagonista della vicenda, un trentacinquenne italiano S. F., ex avvocato ed ex carabiniere, in custodia cautelare in carcere dal 4 gennaio scorso per il reato di truffa a seguito di una inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma. A causa delle sue condizioni di salute l’uomo, attualmente detenuto a Rebibbia N.C., è sottoposto quotidianamente ad una massiccia terapia psichiatrica ed antiepilettica.A quanto risulta, una relazione dello psichiatra del reparto lo ha giudicato, per le sue condizioni di salute, “incompatibile con il regime penitenziario”.

Ai collaboratori del Garante che lo hanno incontrato, il detenuto ha riferito di aver tentato più volte il suicidio in cella per impiccagione e di essere stato rianimato quando era detenuto a Regina Coeli. L’uomo ha ricevuto la disponibilità ad essere accolto in una struttura a doppia diagnosi di Roma, dove potrà beneficiare di un supporto terapeutico e dell’assistenza di cui ha bisogno, che consentirebbero la drastica riduzione del dosaggio farmacologico cui è, attualmente, sottoposto. «Io credo – ha detto il Garante Angiolo Marroni – che più delle imputazioni e della rilevanza mediatica che queste hanno suscitato, sia al momento importante preservare la salute di un uomo che, per i medici, non è compatibile con il regime carcerario. Per questi motivi ho chiesto al Gup che sta seguendo l’inchiesta di intervenire prima possibile, considerato l’alto rischio suicidiario, per evitare un prevedibile, drammatico esito di tale situazione».

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