Il diritto e il “rovescio”

di | 1 Mag 2013

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Riconoscere nel diritto di proprietà l’azione di “esclusivo possesso” è un tale affascinante quesito che, sin dall’antichità, appassiona studiosi e comuni mortali proprio per il quotidiano vivere che esso investe.
 
Il tema è tornato prepotentemente alla ribalta con il controverso fenomeno della globalizzazione: dalla famiglia, figli, condomini alle nazioni l’imperativo categorico è “dove finisce il mio e dove comincia il tuo?”. Per non parlare della vicenda dei nostri Marò, che, a dire dell’India, avrebbero sparato in loro acque territoriali, mentre quelle acque sono extraterritoriali.

L’attuale definizione del diritto di proprietà lo porta a essere non solo un diritto di libertà, non tanto un diritto economico e non ancora un diritto sociale.
L’introduzione di Colacino è illuminante; tratta delle teorie sulla proprietà e riflessi sull’organizzazione sociale, scritta con chiarezza e sintesi nell’esposizione delle posizioni giuridiche e filosofiche occidentali sul concetto di proprietà, dal “dominium” romano alla dottrina di Proudhon e alle teorie marxiane.

   Dei quattro capitoli in cui è diviso il saggio, il primo sulla proprietà nel diritto internazionale tratta con chiarezza il tema sempre spinoso della limitazione del diritto del singolo, l’espropriazione per pubblica utilità e la conversione del diritto di proprietà nel diritto all’indennizzo, affrontando di conseguenza il problema della dimensione collettiva del diritto di proprietà del singolo e la sua esclusione sulle risorse naturali sulla base del principio di sovranità permanente, cui l’autore collega la questione quanto mai attuale della governance internazionale sui beni naturali comuni. Sin qui i temi trattati sono interessanti e attuali anche per chi non sia rivolto a temi più strettamente giuridici.

Il secondo capitolo infatti tratta del sistema di tutela dei diritti umani, come regolato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo dell’oggetto della tutela e dei soggetti titolari della tutela stessa; il terzo sull’interpretazione evolutiva della Convenzione nella sua applicazione e sviluppo giurisprudenziale, con particolare riguardo al concetto di pubblica utilità, all’espropriazione e all’indennizzo.

Il quarto e ultimo capitolo è sostanzialmente l’applicazione della disciplina della proprietà nel diritto italiano nei diversi aspetti costituzionali e della funzione sociale, con le conseguenti limitazioni dovute all’espropriazione per pubblica utilità e alla misura dell’indennizzo, il tutto nel più ampio quadro del rispetto degli obblighi internazionali.

Nelle brevi conclusioni l’autore tiene a evidenziare il costante indirizzo della Corte per la tutela del diritto di proprietà del singolo, applicando nella determinazione dell’indennizzo nel caso di espropriazione il principio di una giusta indennità comprensiva non soltanto del valore del bene, ma anche del tempo in cui lo stesso è stato indisponibile e i tempi in cui l’indennizzo è stato effettivamente pagato.

Il saggio è sviluppato sotto l’aspetto giuridico sulla base di decisioni della Corte di Strasburgo ed è corredato da una notevole e cospicua bibliografia che occupa ben ventidue pagine. Complimenti.