CONOSCERE LE BIBLIOTECHE STORICHE: LA CASANATENSE

di | 20 Mag 2013

 “mi inganneranno forse la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana,-l’unica- stia per estinguersi, e che la biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta” Jorge Luis Borges (Finzioni)

 

La Biblioteca Casanatense, fa subito pensare a Borges è uno scrigno di 350.000 volumi, fra  cui incunaboli manoscritti, editti, bandi, stampe, disegni, fotografie, quadri, strumenti ecc. Il salone monumentale rivestito da un doppio ordine di scaffalature lignee, ornato dalla sfera armillare, dal globo terrestre e da quello celeste è di un eleganza austera che mi illude piacevolmente di un possibile ordine della conoscenza. Incontro la Dottoressa Olivieri  che ne è la direttrice e cerco con lei di ritornare al presente.

 

La biblioteca funziona come luogo sociale?

Questo è il nostro desiderio che la biblioteca funzioni quasi come centro culturale, siamo una biblioteca molto specializzata  che contempla molte materie umanistiche e la nostra utenza si va sempre più assottigliando, anche se diventa una utenza sempre più mirata, cosa fare per tenere in piedi un istituto del genere  facendolo rendere al meglio? abbiamo riaperto agli studenti anche studenti del liceo che vengono con i libri propri, li facciamo accedere nonostante sia un impegno in più e anche un po’ un rischio, non  abbiamo più il personale di una volta. Questa politica viene seguita da diversi anni  si fanno concerti, presentazioni di libri, conferenze, piccole mostre, magari più leggere, domani ci sarà un’esposizione di porcellane un po’ di scuola. Cerchiamo di abbinare alle mostre alcuni libri, noi abbiamo un patrimonio librario antico. Per es.  alcuni anni fa venne fatto un vaso con lo stemma della biblioteca, abbinammo il libro del Cardinale con lo stemma del Cardinale. Abbiamo tantissimi erbari quindi abbiniamo i nostri antichi erbari. Il grande docente non viene a vedere gli erbari abbinati alle porcellane, li studia e li conosce già. La gente viene e dice stupita -non sapevamo neanche dell’esistenza di questo luogo. Così la mostra diventa un motivo per la diffusione della cultura  e per dare visibilità alla biblioteca. Non è sempre facile da gestire questo tipo di politica, perché si trovano molte resistenze.

L’interno della biblioteca rispecchia quello che è il Ministero, una parte del personale che  ha una grossa preparazione, vuole aprire i luoghi della cultura, non solo per la conferenza  ipergalattica ma  farne qualcosa di più fruibile da tutti i cittadini.

Presentare  un libro che non è  quello dello studioso, ma che magari è solo un libro di poesie o un piccolo romanzo scritto per la prima volta è un modo per aprirsi. C’è una via di mezzo tra  l’iperuranio degli studi specialistici e la diffusione della conoscenza,  una via che cerchiamo di percorrere:  se noi rimaniamo chiusi moriamo davvero.

 

Cosa pensa del finanziamento di privati nelle biblioteche storiche del Mibac?

A braccia aperte, con grande controllo non un controllo burocratico, ma intellettuale e concettuale.      Non appesantimento burocratico, controlli esatti, precisi, mirati, flessibili, dando una grandissima responsabilità a chi dirige gli istituti, compensando anche questa responsabilità, chi sceglie di avere un finanziamento risponde in prima persona. Non credo che in Italia se ne avrebbero tantissimi però qualcosa si avrebbe. Noi facciamo molte visite guidate, io sono orgogliosa del nostro servizio di promozione e valorizzazione e sono soddisfatta dal punto di vista umano, questo servizio è stato costituito nel 2000 quando non se ne parlava neppure. La precedente direzione mi disse:   io ti do una scatola vuota vedi se la vuoi riempire. Ho valorizzato e difeso i colleghi, nasco anche come sindacalista quindi so cosa bisogna fare, come ti devi muovere, cosa ti devi aspettare, avevano una qualifica bassa, non era possibile che mettessi a  fare il custode muto  persone con due lauree e che parlavano tre lingue. Noi riceviamo molti complimenti da questo servizio,  non possiamo prendere denaro , quindi un po’ ci pesa. Tutti i beni culturali del mondo sono in passivo rispetto agli introiti, ma non può essere altrimenti. Il restauro medio di un volume costa 2000 euro, come posso introitare quanto mi è necessario, sono anni che non riesco a farlo.  Il famoso "con la cultura non si mangia” forse  può essere  vero per noi beni culturali.  Anche il Louvre non è in attivo, io gestisco questo posto dal punto vista economico come se fosse casa mia,  non abbiamo un debito, i fornitori vengono pagati tutti. Non impegno una ditta con un lavoro se non ho i soldi in cassa per pagarlo. Questo regime di risparmio è oculatissimo, ma non ci potremmo mai mantenere  da soli. Chi guadagna da noi è tutto l’indotto: se qui vengono 50 turisti, comincia ad esserci un turismo culturale, anche alto, erano prenotati dall’Australia, queste persone girano, prendono autobus, dormono, mangiano: è il turismo, sono nella città, lì c’è il guadagno.    Noi abbiamo un servizio di promozione tramite il sito, prendono le prenotazioni attraverso la mail: c’è un calendario molto fitto.  

Esiste la legge Ronchey, noi possiamo affittare il salone  monumentale per manifestazioni, norma vuole che noi si  versi l’affitto al tesoro.  Spero in una nuova legge sulla sponsorizzazione che superi la legge Ronchey che è buonissima, ma sono passati trent’anni e molte cose sono cambiate. A volte a seconda  dell’importanza dell’evento, io divento sponsor, per es. la Croce Rossa ci ha chiesto la sala per un concerto, io  gli farò pagare il personale non gli faccio pagare la sala, perché colgo l’occasione di fare attività culturale. Se viene un giovane pittore lo faccio esporre, lo considero un’iniziativa culturale. A volte sono io che chiedo una sponsorizzazione. Per es. abbiamo un impianto d’allarme e quello antincendio con grossi problemi non ho i fondi per ripararli, questi impianti saranno riparati dalla società  che gestisce le riprese della serie tv di Ridley Scott. Volevano girare a Praga dove tutto costa meno e l’iva è  al 4 per cento. Noi non prendiamo soldi ma in cambio avremo la riparazione dell’impianto.

 

Perché le biblioteche storiche non rendono pubblici gli elenchi delle attività culturali che fanno?

Perché ne hanno, secondo me, poche, perché non osano o non fanno proprio, se non qualcosa che sia solo il famoso iperuranio. A tutta la nostra lista di indirizzi inviamo la programmazione  mese per mese.  Queste sono cose non pagate dal nostro stipendio, ma è logico che nel corso dei decenni è cambiato il mondo quindi è cambiato il genere della nostra attività. Non si tratta più  solo di catalogare i manoscritti, ma di aprirsi a chi viene a visitare la biblioteca. Quando vengono le persone le devi accogliere. Noi siamo tutti assunti fra il 76 e il 79, oltre queste date non ci sono stati più grossi concorsi. Noi siamo 25, quattro anni fa eravamo 50, ed eravamo sotto organico. Poi ci chiediamo com’è che non c’è stato turn over?  Io andrò in pensione l’anno prossimo,  con le colleghe, che mi seguono entro tre anni,  ci siamo detto- l’ultima che esce chiude la porta e porta la chiave al Ministero.

E’ devastante professionalmente non  trasmettere tutto quello che abbiamo imparato, noi nonostante le lauree abbiamo imparato il mestiere, i colleghi anziani per quindici anni ci hanno trasmesso un mare di cose che non erano nei libri, ci hanno insegnato il mestiere. Anche un posto come questo ha segreti che non vengono tramandati nei libri. Ora dopo di me ci sarà qualcuno che ne sa meno di me, noi non abbiamo allevato nessuno. Così per Architetti, storici dell’arte, archeologi, il Ministero

è stato  fondato nel 75, hanno fatto grandi concorsi creando l’organico, molte di queste persone sono già andati in pensione. Ma dopo vent’anni devi cominciare programmare il ricambio.

 

 Fate Stage?

 Ero contraria, mi chiedevo cosa  potevo pretendere da una persona a cui devo solo dire grazie, perché non  pagata. Io insegnavo progettazione del restauro. Mi chiedevano posso fare uno stage con lei,  all’inizio ero contraria e spiegavo il perché, poi mi sono convinta. E’ successo ed è doloroso  che li hanno assunti in Inghilterra, in Scozia, in Irlanda, noi li formiamo ed è tempo e fatica prima che imparino e altri li assumono.  

 

La Casanatense come si raccorda con le altre Istituzioni Bibliotecarie?

Al centro storico ci sono la Vallicelliana la Casanatense  e l’Angelica, non esiste un raccordo istituzionalizzato noi siamo in contatto , ma in un possibile riaggiustamento  si parla di un polo delle tre biblioteche storiche, come se ne parla a Firenze. Molti colleghi non sono d’accordo, accorpamento e decentramento sono due cose ottime, ognuna a suo modo rispettando la diversità. Obbiettivamente vista la situazione, non avrei detto la stessa cosa vent’anni fa,  per es. un unico ufficio acquisti librari sarebbe auspicabile:  è inutile comprare lo stesso volume nel giro di trecento metri l’una dall’altra. Un unico ufficio acquisti che coordini le attività, sarebbe un’ottima cosa. Ogni biblioteca fa le sue proposte poi sapendolo ci si coordina, siamo tre biblioteche simili e vicine. Oppure qui ho una ditta di pulizie, può darsi che in tre possiamo avere un’unica ditta, sempre  che il lavoro venga fatto bene. Poi tutto sta a vedere come le gestisci, non sempre è facile .

 

Quale ruolo di controllo e coordinamento svolge l’apposita commissione del Ministero?                                                                                    

La Direzione Generale del Ministero esercita un ruolo per quanto riguarda la parte economica e finanziaria, da loro ci arrivano parte dei finanziamenti, ed esercita un ruolo in attività importanti, quando per esempio dobbiamo chiedere delle autorizzazioni, prestiamo un libro per una mostra, o sullo scarto del materiale librario, allora intervengono e danno delle normative.  Il ruolo  della nostra Direzione Generale  era efficace, potevi anche contrastarlo ma era  presenza vitale, ora si sente di meno, non per colpa loro, per la pessima riforma che è stata fatta con la creazione delle direzioni regionali. E’ stato creato un decentramento e si è instaurato una sorta di conflitto di interesse dove noi siamo in mezzo. C’è il Ministero e ci sono gli istituti periferici, la Direzione Generale per le biblioteche aveva direttamente la competenza sulle biblioteche, sono stati creati, alcuni anni fa sull’onda del federalismo e del decentramento, all’interno del nostro Ministero le direzioni regionali.  Sicchè noi  che siamo istituti periferici siamo attinenti alla Direzione Generale  ma in altro senso dipendiamo dalla alla Direzione del Lazio che ha competenza su noi, sulla Vallicelliana, sul Colosseo,  sull’Angelica,  su tutto il territorio. Noi per esempio per tutto ciò che riguarda il personale dipendiamo dalla Direzione Regionale. Prima chiedevo quello che mi serve alla Direzione Generale che ha una visione generale di tutt’Italia, ora devo rivolgermi alla Direzione  Regionale.

Noi ogni quattro mesi abbiamo un monitoraggio per la valutazione del nostro risultato dalla Direzione Generale. La stessa cosa ce la chiede la Direzione Regionale, allora mandi una cosa all’uno senza che lo sappia l’altro, e viceversa,  si raddoppia il lavoro. Ronchey  era uno  interessato, dopo trent’anni non aver mai messo una personalità forte e interessata, a questo Ministero ha creato molti problemi.

 

L’accessibilità sensoriale?

 Con il montacarichi abbiamo superato le barriere architettoniche, ma l’abbiamo messo da poco.

 

Con la digitalizzazione in che modo possono raggiungervi?

All’interno del sito c’è un opac, ossia una banca dati con tanto materiale digitalizzato, siamo molto frequentati, non abbiamo compenso per questo, soltanto se ci richiedono riproduzioni  per pubblicazioni, per il resto non esiste una legislazione che ti consenta di mettere a frutto il lavoro con il dovuto rispetto e tutte le cautele.

Il nostro primo compito è tutelare, mettere a frutto tutelando è faticoso

 

In che misura possiamo sapere che la Casanatense è conosciuta?

La biblioteca è un istituto un po’ di nicchia , il bel quadro è più facilmente accessibile, la biblioteca è più complessa, molto spesso le biblioteche non hanno visibilità sulla stampa, se si presenta il libro di un giornalista la stampa ne parla, altrimenti tentiamo noi inviando l’elenco degli eventi e tenendo il sito più aggiornato possibile.  Ed è un problema perché è un sito molto pesante che contiene molte cose.  Per esempio il 23 maggio è la giornata mondiale del libro e non è ancora in elenco perchè non eravamo certi di poterlo fare  poi abbiamo inventato il “prendo e porto”

Un punto di lettura più leggera che può servire per attirare gente.