Sulla libertà di stampa

di | 7 Giu 2013

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Immagine di copertina Carla Morselli

Si è svolta la giornata per la libertà di stampa. Un appuntamento significativo perché il tentativo di riflessione e di bilancio sulla condizione dell’informazione riguarda tutti i paesi e tutti i giornalisti, tenendo ovviamente presenti diversità e differenze anche enormi tra paesi e realtà geopolitiche, specie riguardo alle aree di conflitti e di vera e propria guerra. Anche dove non ci sono però conflitti armati in corso, esistono forme di governo e di controllo autoritario o di dittature e di controllo del pluralismo sociale e culturale più o meno camuffato.


Domenico Quirico, giornalista de La Stampa

In simili situazioni è di tutta evidenza la mancanza di una qualsivoglia libertà di espressione e forme di censura e di impedimento dell’esercizio dell’attività giornalistica critica con il regime al potere. Tutto questo annulla ogni tentativo di assegnare mascherature di democraticità, proprio per la negazione della libertà d’informazione, la cui funzione sotto ogni latitudine, resta invece rivelatrice e termometro delle condizioni di democraticità di una società e dei suoi ordinamenti. Questo il problema di fondo al centro della giornata, cui si è accompagnato il doloroso conteggio dei tanti colleghi morti sui troppi terreni di guerra che segnano ancora lo scenario del mondo.

Dall’Africa all’America Latina, dal Medio Oriente al Pakistan, dalla Somalia al nord Africa e alla Siria, da dove abbiamo appreso in queste ore che l’inviato de La Stampa, Domenico Quirico per fortuna è ancora vivo. L’augurio e la speranza che Quirico possa tornare al più presto, accresce per tutti noi la sollecitazione a considerare la sua qualità di intendere la responsabilità professionale, il racconto diretto della condizione drammatica dei siriani, anche donne e bambini, sotto le bombe, e in fuga dai palazzi e dalle scuole squarciate. Un racconto puntuale e senza enfasi, che rende un doppio servizio, alle vittime da riconoscere e onorare, non meno che ai lettori cui si deve una rappresentazione il più possibile autentica senza emozioni sensazionalistiche, senza interposizioni di sorta.

Quanto al giornalismo di casa nostra, la lezione di Quirico dovrebbe suggerirci una maggiore attenzione alla concretezza più diretta dei fatti senza ubbidire a tentazioni di mediazioni continue, logiche di schieramento, contrapposizioni propagandistiche di un campo contro l’altro. Il momento storico e di conseguenza la responsabilità più severa del giornalismo oggi richiedono una capacità di approfondimento, di inchiesta, di racconto ragionato che contribuisca a comprendere criticamente situazioni e problemi. Altrimenti in buona o in mala fede rischiamo, anche se sommersi dai convegni, di far crescere confusione e irresponsabilità.