Chi comanda in Italia?

di | 1 Lug 2013

Traduzione di Maria Rivas
ENGLISH VERSION in "Documenti"

Ho letto con grande interesse il libro di Giulio Sapelli ”Chi comanda in Italia?” Editore Guerrini e Associati .
Le riflessioni dell’autore partono dall’analisi della condizione economica italiana per arrivare ad una conclusione di inquietante verità storica: l’impotenza dell’attuale classe politica innanzi all’economia. Sapelli nel precedente libro “L’inverno di Monti” aveva già descritto il tentativo di voler unificare l’Europa con la finanza e la moneta unica ma è fallito clamorosamente con il solo risultato di rafforzare la Germania .

   
    
                                                                                             
In “Chi comanda in Italia?”, Sapelli ci racconta delle evoluzioni del totalitarismo liberistico che ha ignorato il lavoro a favore della finanza e del denaro. Ed ecco compiersi la tragedia della disoccupazione che stiamo pagando amaramente .
Inoltre il concomitare di un insieme di fattori importanti quali la decapitazione dei partiti e l’amplificarsi del potere della magistratura, ha tarpato le ali ad una esigua e inadeguata classe dirigente che ha perduto il senso del futuro del Paese Italia come missione da realizzare nell’interesse di un popolo.
Fino al crollo del muro di Berlino, i partiti si erano sostituiti allo stato e si era creato quel groviglio, in parte ancora in vita, con le grandi imprese e con la finanza di Mediobanca; oggi con la scomparsa delle grandi aziende nazionali, gli scandali nelle società pubbliche e il declino delle banche onnivore i partiti, così come si presentano, sono superati perché privi di quella missione fondamentale prima ricordata.
Propositiva la parte conclusiva di questo libro: in Italia occorre arrivare ad un patto per la crescita economica per poi poter ricostruire un potere certo e stabilizzante.
Da storico ed economista, Sapelli, non entra nel merito delle realtà dei singoli soggetti chiamati a gestire il futuro, mi permetto di farlo io.
Il Presidente Napolitano ha sottolineato un potere che nessun’altro Presidente della Repubblica si era mai immaginato, e aggiungo meno male.
Il Pd, così com’è, non può mediare la politica italiana se non trova la forza di scegliere seriamente senza cervellotiche discussioni tra componente popolare e comunista, meglio una separazione consensuale! Non penso che Renzi abbia la forza per fare il Mosè, sarebbe però un buon amministratore.
Il Pdl senza Berlusconi non va da nessuna parte, dovrà riposizionarsi cercando di convincere gli elettori con una squadra diversa e con il leader maximo da spedire in missioni europee o internazionali, sul modello Prodi.
Su Monti, dopo i disastri del governo tecnico c’è poco da dire salvo dimenticarlo.
Su Cinquestelle vedi Pdl.
Il futuro lo scopriremo solo vivendo, come cantava Lucio Battisti e speriamo che “Letta il giovane” non si limiti solo a fare “il temporeggiatore” per professione.

 
Giulio Sapelli è uno storico ed economista italiano. Ha fatto parte di diversi comitati scientifici di imprese, fondazioni e istituti.
E’ attualmente professore ordinario di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano.