Regioni senza ragione

L’adulatore
Opera di Brueghel il Vecchio

Traduzione di Maria Rivas
VERSIÓN EN ESPAÑOL en "Documenti"

Si, si è superato ogni limite !
Le regioni italiane alla ribalta per scandali vari ai danni dei cittadini, così come sono, rappresentano un costo elevatissimo senza corrispondere adeguatamente alla domanda sociale che proviene dal territorio.
Le situazioni virtuose esistono ma sono talmente rare da essere considerate pressochè irrilevanti. Pensiamo solo alla neoeletta giunta regionale del Lazio, non ancora insediata e già qualche assessore indagato, ruoli importanti ricoperti senza avere le caratteristiche e un Presidente che fa il predicatore in casa d’altri senza parlare della sua; non vorrei pensare che Marrazzo, Polverini e Zingaretti siano la stessa musica! L’ultima di Zingaretti, secondo quanto denunciato dal ex governatore Storace, avrebbe distribuito tre inutili consulenze da 40 mila euro e una da 15 mila a personaggi come tale Cesare san Mauro e all’ex assessore provinciale della scorsa giunta guidata sempre da Zingaretti Cecilia d’Elia, consulenze per fare cosa? Comunque su tale argomento è illuminante l’inchiesta di Emiliano Fittipaldi su L’Espresso dello scorso 21 giugno.
Ormai il modello di governo regionale è clamorosamente in caduta libera e non solo per il verificarsi di continui accadimenti scandalistici ma per il susseguirsi di fallimenti progettuali e di costi ancora molto elevati e non più compensabili dallo Stato. Quando le regioni furono istituite negli anni 70, già individuate dall’art.131 della Costituzione, le condizioni sociali e culturali del Paese erano diverse: c’era la necessità di costruire un ente di raccordo fra comuni e province, sulla base di un sistema federalista sullo schema di quelli europei, salvaguardando la storia e le tradizioni locali del territorio italiano ma facendo molta attenzione alla composizione politica dei consensi elettorali locali.
Entriamo nel merito.
Attraverso l’analisi ufficiale dei bilanci regionali 2012 emergono dati sconcertanti: nel 2010 il costo per il semplice funzionamento di giunte e consigli regionali è stato di 1,2 miliardi di euro, nel 2012 con i tagli è stato di 1,1 miliardi.

In sintesi il costo complessivo delle regioni è pari a 182 miliardi a fronte degli 11 del costo delle province. Ulteriore ragione per indignarsi è la spesa pubblica per mantenere le costosissime regioni autonome, veri stati nello Stato, delle quali ci domandiamo la ragione della loro autonomia. Pensiamo solo che dal 2001 al 2008 le spese totali delle Regioni sono aumentate del 50%, costo trascinato naturalmente nei bilanci ufficiali, alla luce di un’inflazione complessiva del 17,5% (la sola spesa per la Regione Sicilia è stata pari a quella di 10 regioni messe insieme).
A questo punto, visto che nonostante l’abolizione esistono ancora le province, occorrerebbe procedere all’accorpamento dei comuni, con criteri diversi da quelli elettorali, e farli operare in ambiti a misura dei cittadini e sotto il controllo dei cittadini.
In fin dei conti le regioni italiane sono “enti artificiali”, come sostiene la Società Geografica Italiana, disegnate nel 1800 da Cesare Correnti e riproposte in molte salse: dal Regionalismo di Sturzo al Federalismo di Miglio, ma superate perché malgovernate nei decenni.
Eliminando, i pachidermi regionali, si metterebbero a dura prova le forze politiche che dovranno finalmente “inventarsi” una classe dirigente di cittadini in politica e non di politici mestieranti.

 

Post Comment