Il dito e la luna

Opera di Francesco Musante

Traduzione di Maria Rivas
 
                                       ENGLISH VERSION in "Documenti"
Da 25 anni sentiamo sempre gli stessi slogan: Prima Repubblica, Seconda Repubblica e qualche volta Terza Repubblica accompagnati da “Il solito frasario”, “non ci sono gli uomini, questi attuali erano i portaborse degli uomini politici degli anni 80 e 90 e cosi via”, una maniera per esprimere disappunto nei confronti di questo modo di fare politica.
Ci si dimentica che la Repubblica è una soltanto, sempre la stessa, sia che cambino gli uomini o i partiti o la legge elettorale! Proprio perché la Repubblica è sempre la stessa i conflitti di fondo sono sempre gli stessi.
Partiamo da tale ragionamento: se gli uomini da 25 anni sono questi, anche in magistratura come in tutti i campi, lo squilibrio vige non da ora ma in coincidenza dagli gli anni 1980-90.
Come dato di fatto si constata che la sinistra cerca di abbracciare la magistratura tanto quanto la destra
abbraccia Berlusconi.
Immagine di Elio Marchegiani
Ad onor del vero lo squilibrio esiste ed è visibile indipendentemente dal fatto che Berlusconi debba essere condannato o meno, come poi è stato condannato, come è altrettanto visibile il fatto che il nostro sistema giudiziario è inefficiente, bisognoso di correttivi urgenti e non è assolutamente colpa dei magistrati. Prova ne è che anche il Presidente della Repubblica ha chiesto una riforma della giustizia.
Questa richiesta potrebbe avere una risposta seria se chi la richiede è credibile di fronte alle istituzioni, di fronte al Popolo Italiano.
Un domani ci potrebbe essere la riforma della giustizia, tanto invocata, se da parte di tutti c’è la volontà di fare ma ciò può avvenire solo se la classe politica sia degna di essere Classe Politica, se crescerà e se non ci saranno continui attacchi frontali, solo cosi si può colmare questo squilibrio.
Senza dimenticare che anche la magistratura ne andrebbe a guadagnare in quanto il magistrato sarebbe visto non più come un giustiziere ma come un alto operatore con compiti di giustizia, imparziale anche agli occhi di chi da tempo non ama questa magistratura.
L’Italia di oggi, con una economia che da anni va a rotoli, dove tutto non funziona e la città di Roma è l’emblema del non funzionamento, dove da tutti noi non è considerata, purtroppo, una città metropolitana per di più capitale, ha bisogno del diritto inteso come strumento di regolazione sociale da essere utilizzato da magistrati coscienziosi e non di giuristi puri.
Guardare in faccia il futuro con lealtà, con coraggio, questo è ciò che si chiede a tutti, avere il grande dono della lungimiranza.
 

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