Fusione che non funziona

di | 1 Set 2013

Traduzione di Maria Rivas

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Ricordo bene la grave crisi della Dc con le dimissioni di Fanfani segretario, dopo la sconfitta al referendum sul divorzio. Ore difficilissime e complicate che neppure Moro riuscì a sciogliere del tutto. Benigno Zaccagnini fu alla fine eletto segretario, soluzione istituzionale e transitoria- così fu definita -essendo Zaccagnini presidente del partito.

Il nuovo segretario divenne subito molto popolare, volto nuovo della democrazia cristiana, espressione di una forte volontà di rinnovamento ideale e di moralità. Caratteristiche che connotarono anche la proposta politica di Enrico Berlinguer, che superò per la prima ed unica volta la Dc alle elezioni europee.

I guai e le difficoltà delle forze politiche hanno caratteristiche proprie e non si possono assimilare disinvoltamente a quelle del Pd. Queste ultime vengono da lontano anche a causa di una fusione ambigua e a freddo – come fu chiamata – tra la componente post-comunista e post-democristiana. Hanno pesato anche le contrapposizioni manichee contro il berlusconismo e la suggestione di avere in mano di volta in volta la partita, senza mai riuscirvi compiutamente.

Anche le ultime elezioni sono state clamorosamente segnate da queste caratteristiche. Con l’aggiunta degli errori finali di un ostinato tentativo di sfondamento velleitario e anche un po’ umiliante verso i parlamentari di Grillo e i flop clamorosi nel voto per il Quirinale, prima con Marini, e poi con Prodi. Solo l’estremo aiuto del capo dello Stato Napolitano ha risparmiato una irrimediabile disfatta.

Risalire la china non sarà facile perché bisognerebbe prima di tutto raccontare con verità i gravi errori commessi e indicare -senza recriminazioni, colpi bassi e rimpianti- la nuova rotta necessaria. Il governo Letta dovrebbe non tanto restare fuori dai confronti e dagli scontri interni, ma essere valorizzato e sostenuto in ogni modo come segno evidente del contributo e dell’assunzione di responsabilità di fronte agli enormi problemi della crisi.

Il confronto ed il dibattito interno dovranno opportunamente mettere in rilievo le differenti posizioni e valutazioni, avendo sempre però di mira la funzione che il Pd vorrà svolgere nella società italiana. Soprattutto in termini di ispirazione ideale e di slancio morale che restano motivazioni di fondo non rinunciabili e avvertite sempre come premessa di ogni autentico rinnovamento della politica e dei partiti.