Italia unica e “divisibile”

Immagine di Carla Morselli

Traduzione di Maria Rivas

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Eh si, siamo all’epilogo del “governo delle larghe intese”, una sommatoria di forzature e contraddizioni interne ed esterne alle parti politiche che compongono la coalizione che prima o poi sarebbero esplose.
Non sta a me dare un giudizio sulle dimissioni dei ministri PdL/Forza Italia o sulla singolare accelerazione del Pd sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi o sul tentativo disperato di formare un governo con parlamentari (qualche ministro colomba Pdl pure) profughi scontenti del Pdl e del movimento 5s di Grillo per una presunta salvezza dell’economia italiana, ma constato che ancora una volta è stato Berlusconi a scuotere “il sistema”, scompaginando le misteriose liturgie di un potere colabrodo, assistito suo malgrado proprio da Beppe Grillo e minimamente da un Renzi desaparecido per non sbilanciarsi troppo nel suo stesso partito che lo avversa.
Mentre dall’altra parte, i soloni della politica, apparentemente si preoccupano del Paese, poi nei fatti non fanno nulla per uscire dalla gabbia dove siamo finiti, le cui chiavi sono saldamente nelle mani di élites non propriamente politiche nell’alveo della Germania e della troika europea (Fondo monetario internazionale-Banca centrale europea e Unione europea). Un fatto prevale su tutti : il Parlamento è sopraffatto dal contesto delle élites (banche, finanzieri, imprenditori e superconsulenti in genere, e “una domanda nasce spontanea”, chi comanda in Italia?
Alla luce della vendita della compagnia telefonica italiana venduta per un pugno di euro alla Spagna, per non parlare di Alitalia e Finmeccanica che stanno per diventare spezzatino prelibato in vendita, la domanda su che fine faranno queste preziose e delicate aziende italiane diventa ogni giorno più scottante, che fine farà l’Italia in mano alla troika europea?
Proprio per comprendere questa particolare fase della politica e dell’economia tenterò di fare un escursus storico dell’ultimo venticinquennio italiano.
Partiamo dal 1979, anno in cui entriamo nello SME – Sistema monetario europeo, la separazione del Tesoro da Banca d’Italia porta le banche a inflazionare i tassi di mercato, tanto non rischiavano nulla in quanto il Governo non poteva esercitare un intervento inflattivo, e cominciano a prestare denaro alle imprese.
Arriviamo così al 1986.
Si verifica il crollo dei mercati, finisce l’entusiasmo della ripresa, rallentano i prestiti e comincia una incontrastata crescita del debito estero e la Germania ci impone una oscillazione fissa, una sorta di cambio fisso lira/marco che porta a contrarre pesantemente la domanda di lire sui mercati internazionali (più semplicemente la nostra moneta non è più considerata).
Il Governatore di Banca d’Italia di allora, Ciampi, per non far svalutare la lira vende tutte le riserve in valuta, acquistando lire dal tuttora discusso finanziere Soros.
Ciampi, gradito ai banchieri tedeschi, prende a debito i marchi dalla Banca centrale tedesca e consente di ridare valore alla lira, con immense perdite di cambio.
Ma gli Amato, i Draghi, i Saccomanni, le Tarantola, gli Epifani, i Letta dov’erano?
Curiosità: si parlò di un conviviale incontro nel giugno 2002 promosso guarda caso da rappresentanti della Goldman Sachs sul panfilo della reale d’Inghilterra Britannia, ormeggiato a Civitavecchia, dove partecipò Draghi Direttore del Tesoro e si parlò di come fare le privatizzazioni.
Nel 1997 comincia il crescendo dell’aumento delle imposte per riportare a valori di variazione unitarie (in relazione ai mercati) il nostro prodotto interno lordo-PIL.
Situazione che ha il culmine nella svalutazione della moneta fatta da Amato Presidente del Consiglio, riducendo ulteriormente il valore della nostra moneta del 30%, rilanciando apparentemente le esportazioni.
Poi, con l’introduzione dell’euro, si verifica la frettolosa quanto ingloriosa fine della lira (senza nemmeno un referendum!), che ha portato ad uno squilibrio, ancora in atto, a vantaggio di chi ha di più! Tutto costa il doppio e stipendi la metà!
In questo scenario ed in particolare nel 1992 la situazione politica è segnata dalla fine dei partiti storici: Dc, Psi e in parte il Pci, travolti dalle inchieste di “mani pulite” e l’inizio, nel 1994, dell’era berlusconiana.
Fase storica, ancora con diversi buchi neri, che ha evidenziato il ruolo della Magistratura proprio per l’assenza eclatante della politica.
Pensiamo solo che in ambito internazionale non contiamo nulla!
Un altro fatto sconvolgente per la nostra economia è stato il fallimento e il conseguente immenso scandalo internazionale della importante banca d’affari Lehman nel 2008 che è stato il colpo decisivo all’economia del Paese; banche coinvolte hanno scaricato sul governo le loro atrocità finanziare, già precedente perpetrate (1979-85) con l’acquisizione dei “derivati” (titoli i cui prezzi sono basati sui valori di mercato di uno o più beni) da parte di banche che poi li propinavano agli enti locali portandoli al default finanziario, situazione che ha portato anche allo scandalo Monte dei Paschi di Siena.
Ecco, con gli occhi di oggi che vedono ciò che accade, è possibile che tutto si è verificato senza una scansione programmata e “voluta” di tempi per mettere in liquidazione il nostro Paese? No, c’è ed è forte il collegamento!
L’Italia è oggetto di svendite, si stanno accaparrando per “poco” grandi aziende con molte complicità, questo percorso porta al suicidio economico nazionale fin quando i partiti non la smetteranno di pensare a se stessi invece di pensare all’integrità nazionale cominciando a denunciare chi sta svuotando il Parlamento e a riprendere l’iniziativa e la dignità di moderare gli eccessi di tutti: dalla tracotanza delle Istituzioni europee, alla limitazioni di mutanti lobbies (senza regolamenti), alla riorganizzazione coraggiosa ed effettiva della pubblica amministrazione, ad una Magistratura con tanti e discussi protagonismi……
Partiamo almeno con la Riforma elettorale, almeno questa il Presidente Napolitano si imponga a farla fare prima della fine di questo Parlamento magari con un Governo affidato a Mario Draghi (per poi probabilmente diventare il successore di Napolitano), che conosce bene la storia politico economica del Paese per esserne stato con e senza “corona di alloro” protagonista.
Ultima considerazione : la situazione italiana ha troppe analogie con la storia recente dell’Argentina, sarà un caso…..

 

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