Gli eventi culturali. Mostre ed eventi in Italia e nel mondo

dal sito www.beniculturali.it del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

IL "CODICE SUL VOLO DEGLI UCCELLI” DI LEONARDO DA VINCI
 Uno dei più straordinari tesori italiani, il "Codice sul Volo degli Uccelli” di Leonardo da Vinci, sarà esposto a Washington al National Air and Space Museum dello Smithsonian per 40 giorni, dal 13 settembre al 22 ottobre. Questo straordinario documento, creato nel 1505 circa, mostra l’interesse di Leonardo per il volo dell’uomo attraverso l’esplorazione dei voli e del comportamento degli uccelli. Il Codice include schizzi e descrizioni di apparecchi e di principi aerodinamici relativi al volo meccanico, anticipando così di circa quattro secoli l’invenzione dell’aeroplano.
Postazioni interattive per “sfogliare” le 18 pagine del Codice
Il "Codice sul Volo degli Uccelli" sarà in mostra in una cassa appositamente progettata e protetta, situata nella galleria The Wright Brothers & the Invention of the Age, un’esposizione il cui fulcro è il Flyer di Wilbur Wright, il primo aereo a motore funzionante al mondo. Postazioni interattive permetteranno ai visitatori di sfogliare virtualmente le 18 pagine del Codice. Il documento verrà concesso in prestito al National Air and Space Museum dalla Biblioteca Reale di Torino, che possiede varie opere di Leonardo da Vinci. Il genio del XVI secolo è conosciuto soprattutto come artista e scultore, ma anche per il suo talento in campi come l’architettura, la musica, la matematica, la poesia, l’ingegneria, l’anatomia e la botanica.
“La maggior parte della gente non ha mai visto un’opera originale di Leonardo, perché ve ne sono così poche in mostra” ha commentato il direttore del Museo, Gen. JR "Jack" Dailey. “Visto che il Codice è stato in precedenza mostrato negli Stati Uniti solo una volta, e che ha raramente lasciato l’Italia, ci sentiamo particolarmente fortunati di poterlo condividire con i visitatori del Museo.”
Bisogniero, un dialogo tra Rinascimento e modernità, tradizione e innovazione
“Portare il Codice del Volo di Leonardo da Vinci a Washington nel 2013, mentre celebriamo l’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti e i 50 anni di collaborazione tra Italia e Stati Uniti nello Spazio, significa far dialogare Rinascimento e modernità, tradizione e innovazione” – ha dichiarato l’Ambasciatore d’Italia a Washington, Claudio Bisogniero – “non vi potrebbe essere luogo più adatto del prestigioso Air and Space Museum per ospitare un’opera unica, dedicata al volo, e per ammirare il genio scientifico di Leonardo”.
La mostra è organizzata dal National Air and Space Museum dello Smithsonian, dal Ministero degli Affari Esteri italiano, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dall’Ambasciata d’Italia a Washington DC e dalla Biblioteca Reale di Torino, grazie al sostegno di Finmeccanica, Fondazione Bracco e Tenaris. Fa parte del 2013 – Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti, un’iniziativa che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e che è organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e dall’Ambasciata d’Italia a Washington DC con il sostegno dei “Corporate Ambassadors” Eni e Intesa Sanpaolo.
L’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti annovera oltre 200 eventi in più di 50 città americane ed è sostenuto da oltre 80 istituzioni e organizzazioni statunitensi.

BLOEMENBOEK, HET FLORILEGIUM VAN FRANCISCUS DE GEEST
 Dal 23 agosto al 31 dicembre 2013 si terrà in Olanda presso il Tresoar, Fries Historischen Letterkundig Centrum di Leeuwarden, la mostra Bloemenboek, het florilegium van Franciscus de Geest.
In occasione di tale evento saranno esposte opere bibliografiche custodite presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma.

SEGNI DEL POTERE. OGGETTI DI LUSSO DAL MEDITERRANEO NELL’APENNINO LUCANO DI ETA ARCAICA
 La mostra presenta le eccezionali scoperte effettuate dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università della Basilicata a Torre di Satriano (Tito) dove è stata rinvenuta una dimora “principesca” databile al VI sec. a.C. L’attenzione è rivolta ai segni del potere, le espressioni di prestigio e di status del capo della comunità e della sua famiglia, provenienti non soltanto dal palazzo ma anche dai corredi delle tombe poste nelle immediate vicinanze. Seguendo questo filo conduttore, che mette in luce le manifestazioni del lusso mediterraneo, si espongono inoltre le recenti acquisizioni della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata: il corredo restaurato della tomba 103 di Braida di Vaglio e le due anfore attiche, appena scoperte, della tomba 35 di Baragiano.
L’evento è organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera (Università degli Studi della Basilicata) e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata.

ARTE TORNA ARTE. UN PATRIMONIO RESTITUITO.
 Un patrimonio restituito nasce sotto il segno di una ispirata collaborazione tra l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Nello specifico l’evento è promosso e finanziato dall’Assessorato alle Politiche e Pianificazione Culturale, Beni Culturali e Difesa della Legalità e dall’assessore Eduardo Lamberti Castronuovo, che l’ha fortemente voluta e propugnata, unitamente al Presidente Dr. Giuseppe Raffa, ma si avvale del tramite e della supervisione della Direzione Regionale per i Beni culturali e Paesaggistici della Calabria guidata da Francesco Prosperetti, nonché delle Soprintendenze calabresi per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici e per i Beni Archeologici, dirette rispettivamente da Fabio De Chirico e Simonetta Bonomi, che hanno ritenuto necessario lavorare sinergicamente al fine di presentare al pubblico le opere che, a partire da sabato 3 agosto 2013 e fino al 30 novembre prossimo, saranno esposte nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
La mostra è frutto di una lungimirante cooperazione che ha visto impegnati i diversi Enti, compresi la Procura della Repubblica e il Tribunale di Reggio Calabria, nell’intento di restituire dignità alla collezione sequestrata nel 2010 dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Reggio Calabria al boss reggino Gioacchino Campolo, permettendo alla collettività di ammirare un corpus di opere che, spaziando dal XVI al XX secolo, cela alcuni veri e propri capolavori dell’arte italiana. Se pure la maggior parte della raccolta si denota come la classica collezione medio borghese, che intervalla opere della devozione popolare ad artisti noti ai frequentatori di aste quali Annigoni, Ligabue e Purificato, la presenza di nomi del calibro di Fontana e Bonalumi permette un salto qualitativo notevole che si risolve, all’interno dell’allestimento, per una divisione in periodi, tecniche (diverse le opere grafiche) e capolavori, che concludono il percorso espositivo, il cui progetto scientifico è curato da Fabio De Chirico, che unitamente agli uffici tecnici della Soprintendenza BSAE della Calabria ha svolto indagini e ricerche, per giungere ad una valutazione storica e artistica dell’intera collezione.

ROSSO IMMAGINARIO. IL RACCONTO DEI VASI DI CAUDIUM
 La mostra "Rosso Immaginario. Il Racconto dei vasi di Caudium", ambientata nelle celle del carcere borbonico del Castello di Montesarchio, attraverso la narrazione di storie, miti ed eroi, propone un viaggio nell’affascinante mondo di immagini dipinte sui crateri di produzione greca e italiota rinvenuti nella necropoli di Montesarchio, l’antica Caudium. L’inaugurazione della mostra, che resterà aperta fino al 12 Gennaio 2014, si terrà domenica 8 settembre alle ore 18.00.
L’evento rientra in una iniziativa più ampia, che prevede nella stessa giornata di domenica a partire dalle ore 10,00, lo svolgimento di un Convegno Internazionale di Studi sul tema “La natura nel mondo greco. Trasmissione e ricezione di un modello: selezione e funzione delle immagini in un contesto indigeno”, organizzato dall’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Soprintendenza, il Comune di Montesarchio e il Centro Jean Bérard di Napoli.
L’esposizione è uno degli esiti del Progetto attuato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta grazie ad un cofinanziamento dell’Ufficio Federale della Cultura della Confederazione Elvetica nell’ambito dell’Accordo bilaterale Italia-Svizzera per la protezione del patrimonio culturale.

IMMAGINE E PERSUASIONE. CAPOLAVORI DEL SEICENTO DALLE CHIESE DI FERRARA
 Immagine e persuasione. Capolavori del Seicento dalle Chiese di Ferrara è una mostra davvero importante. Innanzitutto perché richiama l’attenzione sui danni provocati dal terremoto del 2012, ma anche perché ha il merito di accendere riflettori sul Seicento ferrarese, a torto considerato “minore”.
Figlia di un altro sisma, quello ben più drammatico che colpì la città nel 1570, nonché delle innovazioni liturgiche e devozionali seguite al Concilio di Trento, questa stagione determina attraverso numerosi cantieri e commissioni artistiche un profondo rinnovamento del volto della città estense. Quello vissuto da Ferrara fu così un grandissimo Seicento, sino ad ora considerato ingiustamente subalterno ai fasti cosmopoliti della casata degli Este nel Quattro e Cinquecento.
La piccola ma stupefacente mostra allestita dal 14 settembre 2013 al 6 gennaio 2014 a Palazzo Trotti Costabili, sede del Seminario Vecchio, svelerà al pubblico le grandi opere di Carlo Bononi, dello Scarsellino, di Francesco Costanzo Catanio, nonché quelle di Ludovico Carracci e del Guercino e si svolgerà in contemporanea con quella dedicata a Zurbarán a Palazzo dei Diamanti: due facce del Seicento, due visioni diverse eppure egualmente affascinanti.
Mostra a cura di Giovanni Sassu, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Seminario Arcivescovile di Ferrara, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e i Musei Civici di Arte Antica.

VENANZO CROCETTI E IL SENTIMENTO DELL’ANTICO. L’ELEGANZA NEL NOVECENTO
 La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma diretta da Daniela Porro, e la Fondazione Venanzo Crocetti presieduta da Carla Ortolani, celebrano il Maestro scultore Venanzo Crocetti, nel centenario della nascita. L’esposizione occupa la sala Regia, delle Battaglie e del Mappamondo del Museo di Palazzo Venezia diretto da Andreina Draghi.
L’esposizione punta allo snodo essenziale del linguaggio artistico di Venanzo Crocetti (1913-2003), uno dei massimi protagonisti della scultura del Novecento, nel suo costante e mai dismesso dialogo con l’antico, sostanziato dagli infiniti rimandi al lessico figurativo della tradizione classica, sia essa aulica (Arturo Martini, Donatello, Antelami, Poussin, Niccolò dell’Arca), italica o mediterranea; nelle abbondanti suggestioni greche, picene, etrusche, egizie, specie nella sodezza delle composizioni. L’antico è sviluppato in ogni sfumatura, rimando, ispirazione, all’interno di un dialogo sentimentale carico di memorie, e ribadisce la più totale estraneità dell’artista alle istanze delle avanguardie in corso, come escludendo a priori tutti quegli orientamenti internazionali (europei e americani) mossi dai tumulti della contemporaneità.
L’itinerario scala un corpus di 85 opere, scelto unicamente tra la produzione scultorea, e lo suddivide in alcuni grandi temi. Senza fornire indicazioni cronologiche troppo sorvegliate, i gruppi scalano un graduale affettivo capace di allacciare un fitto rimando con le epoche precedenti, come a testimoniare un sedimento vivissimo della memoria dell’antichità. Tre le sezioni: Elegantiae (la traccia classicheggiante: ballerine, modelle, teste e busti all’eroica); Etternale Ardore (il tragico dei soggetti epici: maddalene, fughe, ratti, incendi); Clementiae (il lessico dei memoriali rusticani: pescatori, bagnanti, animali). Elementi del Sacro aprono e chiudono simbolicamente, per oltrepassare la liturgia e calarsi nell’Umano. Un intenso percorso di stile, grazia e sensualità: nell’eleganza di un presente senza tempo dove Crocetti, coagulando la scultura in un progetto estetico accorpante i secoli, punta alla sostanza dell’anima.
La mostra è promossa dalla Fondazione e Museo Crocetti di Roma. Custode dell’alto valore morale e spirituale dell’opera del Maestro; nel suo dialogo col mondo, nella sedimentazione, nel tramando. Nella memoria del fare e del fare umanità.

CALIGOLA. LA TRASGRESSIONE AL POTERE
 La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, dopo oltre un anno di lavori, vuole ricordare con una mostra la ricorrenza dei 2000 anni dalla nascita di Caio Cesare Germanico (12-41 d.C.), il terzo imperatore di Roma, passato alla storia con il soprannome di Caligola, che regnò dal 37 al 41 d.C., figura tra le più note e discusse della storia romana, ritratto con tinte fosche nell’antichità, oggetto di rielaborazione ed ispirazione artistica fino ai nostri giorni.
La storiografia antica ci ha consegnato un’immagine di lui esageratamente dispotica e al limite del grottesco, che ha molto influito anche su lavori letterari e poetici di età moderna e contemporanea, dal “Caligola” di Albert Camus all’interpretazione psicoanalitica di H. Sachs.
A causa della damnatio memoriae, di questo discusso imperatore ci sono pervenute poche immagini; in particolare statue e ritratti sono stati spesso rilavorati con le sembianze di qualche altro membro della famiglia, soprattutto di Claudio.
Potrebbe quindi essere una delle rare statue rappresentanti l’imperatore in trono quella, alta oltre due metri, che viene esposta, dopo un attento e accurato restauro, eseguito a due anni dal fortunato recupero da parte della Guardia di Finanza, Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico.
La mostra vuole gettare una nuova luce sul personaggio e raccontarne la storia sottolineandone le origini, alla base dei successivi sviluppi della sua vicenda, le caratteristiche, che lo distaccano fortemente dagli altri membri della sua dinastia, e l’influsso della sua figura nella cultura moderna e contemporanea: il tema dominante dell’ evento sarà “Caligola, la trasgressione al potere”.
Ai materiali che rimarranno nell’esposizione stabile del Museo anche dopo la mostra, si
aggiungono nel corso della manifestazione statue e ritratti marmorei pertinenti non solo a Caligola
ma anche ad alcuni membri della gens giulio-claudia, come lo zio adottivo Tiberio e il padre Germanico.
Una sezione numismatica espone per la prima volta alcune monete rinvenute a bordo delle due navi dell’imperatore, mentre vengono mostrati temporaneamente gemme e cammei riferibili a Caligola e alla famiglia giulio-claudia, cortesemente prestati dal Museo Scuderie Aldobrandini di Frascati e da un collezionista privato.
Alla manifestazione è stata data risonanza tramite la divulgazione (on line e in cartaceo) di locandine, inviti, ecc.
Sarà quindi un’occasione per presentare ad un vasto pubblico con spirito per quanto possibile imparziale uno degli imperatori romani meno noti e nello stesso tempo dare il giusto risalto ad un Museo, apprezzato per il valore architettonico e per essere stato il primo in Europa a venire costruito “per” e “sui” reperti esposti, le vai dell’imperatore Caligola.

SCIPIONE PULZONE DA GAETA A ROMA ALLE CORTI EUROPEE
 E’ la prima mostra interamente dedicata alla produzione artistica del maestro gaetano Scipione Pulzone (1540 ca. Gaeta – 1598 Roma), ideata da Anna Imponente, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, e curata da Alessandra Acconci e Anna Imponente. Si confronta con il territorio di origine del pittore avvalendosi della collaborazione di Alessandro Zuccari dell’Università La Sapienza di Roma e di un comitato scientifico di storici dell’arte specialisti e dell’adesione delle Soprintendenze di Roma Firenze, Napoli e Messina.
Sono stati eccezionalmente ottenuti prestiti dal Metropolitan Museum of Art di New York, dalle Trafalgar Galleries di Londra, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museo del Patriarca Real Colegio y Seminario de Corpus Christi de Valencia, dal Musée du Temps di Besançon, dal Museo de la Colegiata di Castrojeriz (Burgos), dalla Galleria degli Uffizi e dal Palazzo Pitti di Firenze, dalle Gallerie del Polo Museale Romano. La mostra Scipione Pulzone. Da Gaeta a Roma alle Corti europee, si avvale del contributo della Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio, del Comune di Gaeta, del Museo Diocesano di Gaeta, che ospita l’evento e la società di servizi Munus. Con questa mostra la Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, diretta da Anna Imponente, si pone l’obiettivo di indirizzare il pubblico verso la scoperta e la migliore valorizzazione della realtà artistica del territorio laziale attraverso alcuni dei più importanti capolavori, presentandoli nell’ambito di un’esposizione monografica pensata come iniziativa dal taglio scientifico e nel contempo divulgativo.
Al percorso espositivo si affianca la possibilità di ammirare l’Immacolata nel luogo per il quale fu dipinta, la Grotta d’Oro nell’Istituto della Santissima Annunziata di Gaeta (10.00/12.30 – 16.30/19.30), e la suggestiva Cripta della Cattedrale di Sant’Erasmo, recentemente restaurata dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, decorata nel Seicento dagli splendidi commessi marmorei variopinti e ornata nella volta da importanti affreschi di Giacinto Brandi (1621-1691).

MONET AU COEUR DE LA VIE
 Dopo il grande successo di “Renoir. La vie en peinture”, le Scuderie del Castello di Pavia presentano, dal 14 settembre al 15 dicembre 2013, un’altra importante mostra dedicata a uno dei massimi esponenti del movimento impressionista: Claude Monet.
“Monet au cœur de la vie” è il titolo dell’esposizione promossa dal Comune di Pavia, prodotta e organizzata da Alef – cultural project management con il patrocinio del dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Institut français di Milano.
La mostra, a cura di Philippe Cros, presenta una selezione di opere provenienti da prestigiosi musei di tutto il mondo: dagli Stati Uniti d’America come il Columbus Museum of Art (Ohio) alla Francia come il Musée d’Orsay di Parigi, dal Sud Africa come la Johannesburg Art Gallery alla Romania come il Mnar di Bucarest fino alla Lettonia come The Latvian National Museum of Art di Riga e da altre importanti sedi internazionali.
Il pubblico avrà la possibilità di ammirare importanti lavori di Claude Monet e di ripercorrere le tappe principali della sua produzione artistica dalla formazione fino alla grande maturità.
Un percorso espositivo innovativo ed emotivo offrirà inoltre al visitatore un’inedita modalità di avvicinamento anche alla sfera personale della vita del Maestro, consentendo al pubblico di scoprire l’”uomo” oltre che il grande artista.
La mostra è un viaggio nel cuore della vita di Monet, raccontato attraverso le voci di sei personaggi chiave del suo percorso umano e artistico.
Gli incontri, i successi, così come i momenti difficili sono stati ricostruiti sulla base di preziose lettere – provenienti dal Musée des Lettres e de Manuscrits di Parigi ed esposte in mostra – in cui il pittore racconta particolari momenti e stati d’animo della sua vita.
Lungo il percorso una serie di suggestive videoinstallazioni predisporranno emotivamente il pubblico a rivivere i momenti fondamentali della vita di Monet e a comprenderne il rapporto con le opere presentate in mostra.
Le parole e il racconto sono stati pensati in armonia con i video, i suoni e le opere d’arte in modo da creare le condizioni più adatte a sollecitare le emozioni più profonde del visitatore verso una totale fruizione dell’opera di Monet.

DA RUBENS A MARATTA
 Le Marche protagoniste del rinnovamento dell’arte italiana e dell’affermazione del Barocco "Una mostra di respiro europeo" Vittorio Sgarbi.
Una mostra promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Osimo e dalla Soprintendenza Beni Storici Artisci ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino e realizzata anche anche grazie alla Fondazione Don Carlo di Osimo. La mostra vede presenti nel Comitato Scientifico studiosi di spicco internazionale come Mina Gregori, Antonio Paolucci, Lorenza Mochi Onori, Maria Rosaria Valazzi, oltre a Vittorio Sgarbi che lo presiede.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, è curato da Vittorio Sgarbi insieme a Stefano Papetti responsabile anche dell’allestimento con Liana Lippi, direttore e coordinatore dell’evento.
La mostra si propone, con l’esposizione di oltre 100 opere tra cui oltre ai tantissimi dipinti anche arazzi, sculture ed oreficerie sacre, di ampliare la conoscenza del Seicento nelle Marche e valorizzarne l’immenso e sommerso patrimonio culturale.
E’ Vittorio Sgarbi, infatti, a sottolineare la valenza europea della mostra data dai grandi artisti presenti, Rubens, Maratta, Pomarancio, Mattia Preti, Solimena, Vouet, Guido Reni, Guercino, Gentileschi, e molti altri, tutti maestri di dimensione universale, espressione di un barocco non locale ma da capitale dell’arte.

UN PATRIMONIO DA ESPLORARE: MANOSCRITTI E LIBRI DALLE ANTICHE BIBBLIOTECHE DEI SOSPESSI CONVENTI CAPPUCCINI DI TERRA DI BARI.
 Sabato 28 settembre 2013 in occasione della edizione 2013 delle Giornate Europee del Patrimonio, alle ore 10,00 presso la Biblioteca Nazionale "Sagarriga Visconti-Volpi" Cittadella della Cultura, via Pietro Oreste, 45 – Bari, sara’ inaugurata la mostra:
Un patrimonio da esplorare: manoscritti e libri dalle antiche biblioteche dei soppressi conventi cappuccini di Terra di Bari.
In occasione del 55 anniversario della fondazione della Biblioteca della Provincia Cappuccina di Puglia, si presenta la riscoperta del patrimonio celato della antica biblioteca confluito nella Biblioteca Nazionale di Bari a seguito delle soppressioni degli enti ecclesiastici volute dal regime napoleonico nei primi anni del XIX secolo e dal neonato stato nazionale a seguito del processo di unificazione italiana.
L’ Archivio di Stato di Bari rivisita mediante i propri documenti le vicende legate a quei particolari momenti e aspetti della storia del nostro paese. La Biblioteca dei Cappuccini partecipa con l’esposizione di numerosi documenti bibliografici.
Interverranno: Eugenia Vantaggiato, Direttore della Biblioteca Nazionale e dell’Archivio di Stato di Bari, Pier Giorgio Taneburgo Ministro della Provincia delle Puglie dei Frati Minori Cappuccini e Ruggiero Doronzo Direttore della Biblioteca provinciale dei Cappuccini.
L’iniziativa organizzata dalla Biblioteca Nazionale "Sagarriga Visconti-Volpi" di Bari in collaborazione con l’Archivio di Stato di Bari e la Biblioteca della Provincia dei Cappuccini di Puglia.
L’esposizione restera’ aperta fino al 26 ottobre 2013.

GIOVANNI FRANGI. SHERAZADE
 Per questa sua importante mostra-istallazione site specific, Frangi ha creato nuove creature, traendole dalla natura: tronchi, sassi, boschi. Guardati a vista dai grandi Crocefissi, dalle Sacre Passioni, dai fondi ori del San Matteo, museo certo tra i più ricchi e suggestivi d’Italia.
Sherazade è una mostra promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Artistici, Storici ed Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno, Museo nazionale di San Matteo, a cura di Dario Matteoni e Massimo Recalcati.
Quello della natura è un tema ricorrente nell’opera di Frangi. Fin dai suoi esordi, il percorso dell’artista milanese si è concentrato nell’indagare il mondo naturale in molti suoi aspetti particolari e, all’interno di quei confini, Frangi ha sempre trovato la sua ispirazione. L’adesione alla realtà lo porta a ricreare coi mezzi diversi una realtà trasfigurata che è tipica della sua cifra espressiva, utilizzando un movimento lento di avvicinamento al dato naturale e in parallelo a un suo allontanamento fantastico .

FIRENZE – PARIGI ANDATA E RITORNO
 I Tesori del Rinascimento del Museo Jacquemart-André di Parigi a Firenze dal 6 settembre al 31 dicembre 2013.
Firenze Parigi Andata e Ritorno è un’esposizione di opere d’arte volta a sottolineare la straordinaria fortuna che la cultura artistica del secolo d’oro dell’arte fiorentina conquistò nell’ambito di colti, ricchi e raffinati collezionisti di tutto il mondo. In particolare l’eccezionale offerta che il mercato fiorentino garantiva a partire dagli anni settanta dell’Ottocento.
L’occasione di questa mostra rende possibile, eccezionalmente, per la prima volta, il ritorno a Firenze di alcune delle più importanti opere d’arte del Rinascimento che la coppia acquistò nell’arco di molti decenni, con un’intensa e stretta collaborazione del mercante e antiquario Stefano Bardini, proprietario di Villa Bardini, che aveva raccolto un’ineguagliabile ricchezza di oggetti di ogni tipologia (dipinti, sculture, mobili, bronzetti ed arte applicata), che andava incontro all’esigenza di ricostruzione di dimore rinascimentali, proprie del gusto dominante all’epoca.

IL GRAN PRINCIPE FERDINANDO DE’ MEDICI (1663-1713). COLLEZIONISTA E MECENATE
 Nel terzo centenario della morte del Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713), la Galleria degli Uffizi dedica una mostra a questo importante personaggio che fu tra i principali collezionisti e mecenati d’arte della famiglia granducale di Toscana.
Figlio di Cosimo III e di Marguerite – Louise d’Orléans, Ferdinando coltivò fin da giovanissimo una grande passione per il teatro, la musica e le arti figurative.
La mostra vuole rendere la complessità dei suoi interessi e la novità delle sue scelte che convogliarono su Firenze, allo scadere del Seicento e nel primo decennio del XVIII secolo, i grandi protagonisti di quell’era (musicisti, strumentisti, pittori, scultori).
Il percorso espositivo si articolerà in sezioni che illustreranno le complesse problematiche legate alle scelte culturali di Ferdinando, presentando anche gli edifici nei quali il suo mecenatismo prese vita.
Una sezione introduttiva presenterà il principe in effige e la famiglia d’appartenenza, con opere di Giovan Battista Foggini, Justus Suttermans, Anton Domenico Gabbiani.
La seconda sezione illustrerà gli inizi del mecenatismo e del collezionismo di Ferdinando, esplicitatisi soprattutto nella villa di Pratolino, luogo prediletto dal principe, nella quale, accanto a musici, cantanti, costumisti e compositori, fanno comparsa i grandi scenografi bolognesi, i Bibbiena, mentre la residenza si trasforma nei decori interni e si arricchisce di opere dei pittori preferiti da Ferdinando in quel periodo: tra questi, i toscani, Livio Mehus, Pier Dandini, Domenico Tempesti ma anche ‘stranieri’ quali il romano Crescenzio Onofri o il padano Cristoforo Munari, tutti impegnati a produrre opere spesso strettamente legate all’edificio e alle attività ludiche che vi si praticavano.
La terza sezione interesserà invece il rinnovamento di palazzo Pitti, del teatro della Pergola e del Duomo fiorentino in occasione delle nozze di Ferdinando con la principessa Violante Beatrice di Baviera (1689). In questo frangente la reggia subì radicali trasformazioni che interessarono il piano nobile, gli appartamenti degli sposi, i mezzanini rinnovati con grande fantasia, documentati in mostra da memorie e disegni preparatori degli artisti che vi lavorarono (Luca Giordano, Diacinto Maria Marmi, Alessandro Gherardini, Giovanni Battista Foggini, Anton Domenico Gabbiani). Al contempo si darà ragione – esponendo disegni e documenti – delle cerimonie e delle feste fiorentine fatte per gli sponsali del principe.
La quarta sezione illustrerà l’interesse sempre crescente del principe per le arti figurative, per la scultura contemporanea come per la pittura, con i principali artefici allora attivi, spesso specialisti nei moderni ‘generi’ dell’arte tardo – seicentesca quali la natura morta e il ritratto. In questa parte della mostra si vedranno quindi opere sia sacre come profane (di Carlo Dolci, Carlo Loth, Baldassarre Franceschini, il Volterrano), sia di ‘natura dipinta’ (di Jacopo Ligozzi, Bartolomeo Bimbi, Margherita Caffi, Fardella, Houbracken, Michelangelo Pace da Campidoglio). Non meno interessante, la presenza di oggetti sontuari, di mobili e di suppellettili evocativi del gusto raffinato di Ferdinando, con opere dei grandi intagliatori, intarsiatori, argentieri allora attivi per la corte.
Una sezione significativa del gusto collezionistico del Gran Principe sarà la quinta, nella quale si esporranno alcune delle opere cinque – secentesche rimosse dalle chiese toscane (e non): tra queste la Madonna delle arpie di Andrea del Sarto, l’Estasi di Margherita da Cortona del Lanfranco, la Pala Farnese di Annibale Carracci, infine la Madonna col collo lungo del Parmigianino una delle acquisizioni più prestigiose d’arte del Rinascimento operata da Ferdinando allo scadere del Seicento.
La sezione successiva, la sesta, sarà invece dedicata all’altra villa preferita dal Gran Principe, quella di Poggio a Caiano, rinnovata con gran fasto decorativo che ospitò, in una stanza al piano nobile, una delle raccolte più originali di Ferdinando, quella di ‘opere in piccolo’ che in mostra sarà suggestivamente ricostruita, presentando una selezione di opere che ne fecero parte, dando così ragione del gusto articolato del collezionista. La sezione settima della mostra presenterà invece le preferenze del principe per la grande scultura fiorentina di fine secolo ed in pittura il rinnovarsi del gusto di Ferdinando verso scuole ‘straniere’ ben più moderne di quella locale, quali la veneta – amatissima già in gioventù – la bolognese e la ligure (con opere di Crespi, Cassana, Fumiani, Sebastiano e Marco Ricci, Magnasco e Peruzzini) i cui maggiori protagonisti vengono a Firenze e producono per il principe alcuni dei loro capolavori.
L’ultima sezione sarà dedicata agli anni finali di Ferdinando: si presenteranno gli esiti del suo collezionismo artistico, i disegni relativi al monumento celebrativo che si pensava di erigere in sua memoria, i bozzetti connessi a questo progetto, i materiali sulle esequie.

VIAGGIO IN ORIENTE. FOTOGRAFIE DALL’AFRICA A CASA MARTELLI
 La mostra curata da Francesca Fiorelli che si apre nel Museo di Casa Martelli giovedì 6 giugno. L’esposizione, visibile ogni giovedì dalle 14 alle 19 e ogni sabato dalle 9 alle 14, resterà aperta fino all’11 luglio, e poi ancora dal 5 settembre al 7 novembre prossimi.
Il fascino esotico e certamente misterioso che legò gli occidentali al Medio Oriente e all’Africa mediterranea esplose a partire dalle campagne militari di Napoleone. Nei decenni successivi viaggiatori, artisti, archeologi e studiosi calcarono quelle sabbie sconosciute. L’Oriente e i suoi paesaggi, le sue contrade dalle atmosfere insolite, divengono così soggetti prediletti dai fotografi (negli anni tra il 1869 e il 1900 se ne contano al Cairo oltre 250, fra i quali 100 francesi).
La produzione commerciale visse così un vero e proprio decollo, conquistandosi una clientela turistica che approda alle terre orientali fin dagli anni sessanta dell’Ottocento; dall’apertura del Canale di Suez, nel 1869, l’Egitto diviene una meta prediletta per tutti i viaggiatori.
Fra questi vi fu il contributo, attento e insostituibile del fotografo francese Émile Béchard, che aprì uno studio al Cairo, dal 1869 al 1873 in via Mousky nel quartiere dell’Ezbekiya, dove visse fino al 1880. Il suo cognome viene di frequente associato a quello di un altro fotografo francese, Hippolyte Délié, e le stampe vengono spesso firmate: Béchard, E. Béchard, oppure H. Béchard. Quest’ultima firma ha indotto più storici della fotografia ad ipotizzare l’esistenza di un altro fotografo, un presunto Henri Béchard. Si deve invece al fratello Hippolyte, che non lavorò mai in Egitto, l’ampia diffusione delle opere fotografiche di Émile, diffusione che consentirà a quest’ultimo di essere insignito della medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi nel 1889 per il lavoro L’Égypte et la Nubie: grand album monumental, historique, architectural.
Oltre al suo imponente lavoro sui grandi monumenti dell’antico Egitto, Émile Béchard raggiunse una discreta reputazione per le scene di genere e i ritratti della popolazione del nord Africa come testimoniano le fotografie in mostra.
A una clientela benestante, cultrice del vicino Oriente, spinta dal desiderio di pellegrinaggio in Terra Santa o dalla scoperta dei siti d’Egitto, piacquero particolarmente le immagini delle strade del Cairo e della vita quotidiana della popolazione locale.
La collezione di fotografie Béchard di Casa Martelli ne offre un esempio perfetto. I 24 intensi ritratti di vita quotidiana, ora in mostra, furono infatti acquistati da Carlo Martelli (1850-1945) durante il suo viaggio in Terra Santa, in compagnia di un gruppo di amici fiorentini.
La carovana, che parte da Livorno il 26 di agosto e rientra in Italia il 24 ottobre 1879, toccherà Alessandria, vera porta d’Egitto, e il Cairo, Porto Said, Jaffa, fino a raggiungere le agognate mete dei luoghi santi, fra cui Gerusalemme, Betlemme, Emmaus e il Mar Morto, il lago di Tiberiade, Nazaret, e infine, a conclusione, Damasco e Beirut, da dove rientrerà via mare ad Alessandria.
Il giovane Carlo, affascinato dai colori, le luci, i costumi delle popolazioni, rivive con grande attenzione ed interesse l’esperienza comune ai viaggiatori, ai pittori e non ultimi ai fotografi, che avevano cercato, con sensibilità e aiuti tecnici di catturarli.

LA PORTA DEL CIELO. IL DUOMO DI SIENA NON FINISCE DI SORPRENDERE
 Dopo la scopertura del pavimento che ha fatto conoscere a un pubblico numeroso di visitatori italiani e stranieri le tarsie disegnate dagli antichi maestri raffiguranti un percorso di sapienza e di fede, la cattedrale apre ora la sua porta alle sommità della fabbrica. Dopo lunghi restauri, a partire dal 6 aprile, sarà possibile ammirare il ‘cielo’ del Duomo, una serie di locali mai aperti al pubblico, in cui per secoli nessuno è potuto accedere, se si eccettuano le maestranze dirette dai grandi architetti che si sono avvicendati nei secoli, di cui recano testimonianza progetti e schizzi effigiati talvolta direttamente sui muri.
La magnifica facciata del Duomo è fiancheggiata da due imponenti torri terminanti con guglie di svariate forme che si proiettano verso l’alto, al cui interno si inseriscono scale a chiocciola, quasi segrete perché nascoste alla vista dei visitatori, che conducono verso il ‘cielo’ del Duomo. Una volta giunti sopra le volte stellate della navata destra si inizia un itinerario riservato a piccoli gruppi, accompagnati da un’esperta guida, che riserva una serie di scoperte ed emozioni. Sarà infatti possibile camminare ‘sopra’ il sacro tempio e ammirare suggestive viste panoramiche ‘dentro’ e ‘fuori’ della cattedrale. Saranno aperte al visitatore le multicolori vetrate di Ulisse De Matteis con la rappresentazione degli Apostoli, dalle quali il visitatore si affaccerà all’interno della cattedrale con la vista del pavimento, dei principali monumenti scultorei e dell’interno della cupola con il ‘Pantheon’ dei santi senesi, i quattro Patroni, santa Caterina e san Bernardino, i ‘giganti’ dorati che proteggono dall’alto la comunità dei fedeli. Si percorre dunque il ballatoio della cupola dal quale sarà possibile contemplare l’altar maggiore, la copia della vetrata di Duccio di Buoninsegna, con al centro la mandorla di Maria Assunta, e i capolavori scultorei. Dall’affaccio della navata sinistra è possibile ammirare uno splendido panorama sulla Basilica di S. Domenico, la Fortezza Medicea, l’intera cupola della cappella di S. Giovanni Battista, il paesaggio circostante fino alla Montagnola senese. Si entra infine dietro il prospetto della facciata nel terrazzino che si affaccia su Piazza del Duomo con la vista dello Spedale di S. Maria della Scala e si accede al ballatoio della controfacciata da dove si ha una vista generale sulla navata centrale e lo sguardo è accompagnato dal ritmo scandito dalle teste dei papi e degli Imperatori, attraverso le tarsie con i filosofi del mondo antico che proferiscono sentenze.
La “porta del cielo” si apre dunque ai visitatori come salissero attraverso la scala apparsa in sogno a Giacobbe, la cui cima raggiungeva il cielo e gli angeli di Dio salivano e scendevano (Genesi 28,10-22). Nel sogno Dio promette a Giacobbe la terra sulla quale egli stava dormendo e un’immensa discendenza. Al suo risveglio Giacobbe esclama «Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo», verso utilizzato dalla liturgia nella messa della dedicazione delle cattedrali. Ma ‘porta del cielo’, secondo le litanie lauretane, è anche la Vergine, definizione che meglio esprime la potenza e la bontà di Maria, la quale come Madre di Cristo e dell’umanità, concorre alla nostra salvezza eterna in Cielo ove lei è ‘Regina assunta’. Il percorso “dall’alto” permetterà infatti di comprendere meglio la dedicazione del Duomo di Siena all’Assunzione della Madonna e il forte legame che i cittadini senesi hanno da secoli con la loro ‘patrona’: Sena vetus civitas Virginis.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’Opera della Metropolitana di Siena, è organizzata da Opera – Civita Group.

CLAUDIO OLIVIERI: IL COLORE DISVELATO
 La mostra Il colore disvelato presenta una selezione di circa venti quadri di Claudio Olivieri, artista di origine romana ma milanese d’adozione, tra i maggiori rappresentanti della pittura analitica italiana. I suoi esordi avvengono nell’ambito della pittura informale, gestuale e segnica, ma è a partire dagli anni Settanta che si compie la maturazione piena di Olivieri, che da quel momento conduce una rigorosa ricerca incentrata sulla potenzialità espressiva del colore e della luce interna al quadro. Le superfici, sature di pigmento impalpabile che diviene consistente attraverso la stratificazione e la velatura, appaiono come crogiuoli di pittura aerea e pulsante.
I quadri di Olivieri richiedono una predisposizione all’atto del contemplare: con questo sguardo consapevole l’osservatore potrà entrare nell’opera e percepire autenticamente l’ansimare cromatico e luminoso. Il colore prende corpo, affiora lentamente e non appena gli occhi si fissano sulla tela, come ipnotizzati, il colore riaffonda nella sua profondità. Un autentico incantesimo della visione conduce gradualmente lo spettatore a un’intensa esperienza sensoriale. «La pittura – dice Olivieri – non è altro che puramente, solamente visibile; è ciò che, sospendendo ogni altro versante immaginativo, introduce la distanza non mediata ma infinita, che fa dello spazio una memoria. Prima della pittura è l’impensato, il luogo completamente opaco della non-relazione».
Il percorso della mostra ha inizio con i dipinti storici degli anni Settanta per giungere alla produzione più recente dell’artista in un incedere graduale che attraversa diversi nuclei sia tematici che cromatici del suo procedere creativo, volto a condensare sulla tela l’essenza stessa della pittura.
Le tele scelte, in parte provenienti dalle raccolte del Mart di Rovereto e in parte da collezioni private, saranno esposte a partire da giugno nelle tre sale della Pinacoteca destinate alle mostre temporanee, che chiudono il percorso della collezione permanente del Museo di Riva del Garda. Questo appuntamento con l’arte contemporanea presso il Museo di Riva del Garda inaugura un progetto espositivo di respiro pluriennare dedicato alla pittura e alla scultura dell’arte più recente, con l’obiettivo di presentare il lavoro di artisti contemporanei che siano già partecipi del farsi della storia dell’arte. Con la mostra Il colore disvelato prosegue inoltre l’accordo di collaborazione su specifici progetti attivato nel 2013 dal MAG Museo Alto Garda con il Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

VENEZIA TRA ‘800 E ‘900 NELLE FOTOGRAFIE DI TOMASO FILIPPI
 CENTOCINQUANTA FOTO E UNA PROIEZIONE SU SCHERMO DI TRENTA STEREOSCOPIE – UNA TECNICA DI REALIZZAZIONE E DI VISIONE DI IMMAGINI CON L’ILLUSIONE DI TRIDIMENSIONALITÀ, INVENTATA NEL 1832 E CHE PUÒ ESSERE CONSIDERATA LA PRIMA VERSIONE DEL 3D -, PER TROVARSI «DENTRO» UNA VENEZIA NEL PASSAGGIO TRA OTTOCENTO E NOVECENTO.
La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso presenta la mostra VENEZIA TRA ‘800 E ‘900 nelle fotografie di Tomaso Filippi, organizzata con Munus in collaborazione con l’IRE (Istituzioni di Ricovero e di Educazione Venezia – Fondo Tomaso Filippi).
Procedendo nel filone consolidato da diversi anni a Villa Pisani, che ripercorre i territori della cultura figurativa veneta nei secoli diciannovesimo e ventesimo, ci si propone di approfondire e ampliare lo studio su un tema, la fotografia storica, anticipato nella rassegna «Arti e mestieri nell’obiettivo di Tomaso Filippi» proposta a margine della mostra «Nobiltà del lavoro. Arti e mestieri nella pittura veneta tra Ottocento e Novecento» chiusa il 4 novembre 2012.
Le feconde interazioni tra pittura e fotografia riscontrate nell’opera del veneziano Tomaso Filippi, uno dei più brillanti e creativi pionieri della fotografia in Italia, l’originalità e l’importanza storica dei materiali conservati nel Fondo omonimo conservato all’IRE e, insieme, il valore che la tecnica fotografica ha assunto quale moderno, fondamentale mezzo di comunicazione, hanno condotto all’idea di realizzare un’ampia e articolata rassegna antologica sul lavoro del fotografo.
Filippi, già direttore dell’importante stabilimento fotografico di Carlo Naya, dal 1895 avvia uno studio proprio, attivo fino alla seconda metà degli anni Venti. La sua produzione si colloca in una fase di transizione della storia della fotografia. Mentre interpreta in forme nuove e originali il tradizionale vedutismo, creando paesaggi veneziani molto ricercati dai già allora numerosi viaggiatori, realizza contemporaneamente, su commissione, campagne fotografiche atte a documentare le nascenti realtà industriali e l’attività di enti e istituzioni quali l’Esposizione Internazionale d’Arte, con la quale collabora fin dalla sua fondazione, entrando in contatto con il variegato mondo artistico internazionale che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, confluisce a Venezia per l’appuntamento che prenderà nome dalla cadenza della mostra: La Biennale.
Con gli artisti suoi contemporanei instaura fervide collaborazioni e fruttuosi scambi realizzando in sala di posa e in calli e campielli di Venezia, Chioggia e Pellestrina, studi su modelli e popolani in varie fogge, che verranno utilizzati dai pittori nei loro quadri.

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