Quando la paura corrompe il potere….

Particolare "Il giardino delle delizie"
Opera di Hieronymus Bosch

Traduzione di Maria Rivas

VERSIÓN EN ESPAÑOL en "Documenti"

“Non ho fatto niente di particolare, ho fatto una scelta e sono andata fino in fondo” dice Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace nel 1991, che dopo vent’anni di arresti domiciliari in Myanmar ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Roma .
Aung San Suu Kyi ci chiede di usare la nostra libertà per aiutare il suo paese, che non ha ancora una costituzione democratica, nel cammino verso una società libera dalla paura.
Quella paura, che come affermava in suo discorso, é la causa della tirannia e della repressione, quella paura che spinge verso il totalitarismo chi governa e verso la massa indifferenziata ognuno di noi. Aung San Suu Kyi ha scelto la via della non violenza, sa che la conquista della consapevolezza passa attraverso la riconciliazione, sa che anche a partire da idee diverse ognuno può contribuire a creare una società libera dal bisogno e dalla violenza, libera dalla paura, quella paura che è un baratro in cui si sceglie il primo che passa, meglio se anonimo o diverso da noi e lo si elegge a capro espiatorio, che riduce la possibilità di scelta fra il pieno e il vuoto, che diviene paura della libertà. Così scriveva nel 2003: “Non è il potere che corrompe ma la paura. Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo del potere corrompe chi ne è soggetto”

Vent’anni di arresti domiciliari non le hanno impedito di continuare a essere empatica e capace di comunicare le difficoltà del suo popolo, di chiedere aiuto per il suo paese, per l’ospedale di Rajoon che è l’unica struttura sanitaria della sua regione, è commossa per l’accoglienza romana.
Dopo l’incontro con il Santo Padre Aung San Suu Kyi riferisce: “ Papa Francesco mi ha detto che le emozioni come odio e paura sminuiscono la vita e il valore delle persone, dobbiamo valorizzare l’amore e la comprensione per migliorare la vita dei popoli.”
San Suu Kyi non smette di ricordarci dei detenuti politici sottoposti a tortura nel suo paese, degli sfollati, dei senzatetto, dei centomila rifugiati, dei due milioni di lavoratori emigrati, chiede investimenti e attenzione per il suo Paese, dove cinquanta milioni di persone continuano a rimanere non violenti nonostante il regime, a nutrire quella speranza che è facile perdere. Invita con una presenza ferma e chiara a non accantonare concetti come verità, giustizia, solidarietà contro la brutalità e l’arroganza del potere, pensa a programmi concreti, a riforme possibili. Una sua scelta di vita dunque che le è costata con la privazione della libertà e con l’umiliazione dell’isolamento, una scelta coraggiosa che dovrebbe essere d’esempio a molti politici accomodanti anche nelle democrazie, il cui unico fine è mantenere il potere infischiandosene del popolo e quindi ai danni della libertà.
Desidero concludere con una illuminante frase di K. R. Popper che da il titolo ad una sua opera significativa : “la libertà è più importante dell’uguaglianza”.

 

Post Comment