Nella terra di mezzo

di | 1 Nov 2013

Anello di confine
Opera in anteprima di Pier Augusto Breccia

Traduzione di Maria Rivas

ENGLISH VERSION in "Documenti"

Quali parole si possono utilizzare per rendere meglio l’idea di come il nostro Paese sta vivendo da un
venticinquennio a questa parte?
Senza giri di parole, in sintesi:  il nostro Paese è stanco ma reattivo.
Si parla di crisi, giri l’angolo e senti la parola crisi, a tavola con gli amici e si finisce con la parola crisi, la
domenica anche dopo un desinare abbondante ci si saluta con la frase : “siamo stati bene… ma la crisi non ci lascia mai". Il sostantivo crisi richiama l’economia ma ha un significato che va ben più lontano e investe la nostra vita e in tale contesto le istituzioni rivestono un ruolo penalizzante.
Un Paese intero si penalizza anche quando non è incline al criterio del merito; non dimentichiamo che spesso i sindacati si sono comportati da corporazioni con cricche interne utilizzando una demagogia imperante, hanno camuffato interessi personali con rivendicazioni popolari (se si considera che molti sindacalisti sono andati a ricoprire cariche significative nelle aziende pubbliche e cariche politiche con stipendi da scandalo, vedi Rai, Finmeccanica, Anas, Ferrovie Azienda Volo … per fare poi che?).
Il merito in questo amato Paese è un optional, un di più del quale si può fare a meno e le conseguenze le abbiamo sotto gli occhi: università-sfacelo con concorsi pilotati e il continuo riprodursi delle baronie, manager incapaci che ci hanno portato allo sfascio non solo economico, tanti “comandanti Schettino” che ci hanno portato ad affondare. Perfino la Chiesa, in quanto uomini, è stata (speriamo lo sia ancora per poco) animata da prelati cinici e spregiudicati. Certamente tali personaggi non sono arrivati ai loro posti grazie al merito. Perfino il sistema televisivo ci propina artisti molto discutibili e aleggia da anni il sospetto che le organizzazioni non propriamente cristalline condizionino pesantemente le scelte di partecipanti e vincitori, imponendo misteriose replicanti senza storia e preparazione.
In poche parole, il trionfo della mediocrità! Desidero risparmiare i lettori del mio giudizio sui Monti, Renzi, Letta, Speranza, Quagliarello, Franceschini …., sarebbe quanto mai “imbarazzato” perché fortemente condizionato dai quesiti: quali sono i meriti di costoro? Cosa di rilevante hanno fatto per il Paese? Cosa hanno maturato nelle loro esperienze di amministratori, ministri, parlamentari, capi fazione?
Per non parlare di molti dirigenti dei beni culturali che ci hanno portato a rivestire ruoli di infimo profilo sia a livello nazionale che europeo, pensiamo solo ai crolli di Pompei.
E ancora carceri sovraffollate, massima evasione delle tasse per una spropositata pressione fiscale, abbandono scolastico, un sistema creditizio arrogante, corrotto e anti-cittadini, una tecnocrazia europea che ci ha ridotto al lastrico per favorire interessi tedeschi, una durata interminabile dei processi, un futuro senza speranza per i giovani, una disoccupazione dilagante e in crescita e potremmo continuare così all’infinito.
Tutto ciò chiama in causa una politica che non esprime nulla per migliorare il Paese attraverso le risorse disponibili : imprenditori, commercianti, artigiani…Abbiamo imprenditori alla stregua dei nostri politici con la caratteristica di non far crescere una classe dirigente.
La crisi si compone di tutti questi elementi. il timore di scendere in piazza come avviene realmente in altri paesi non c’è! La paura di non vedere futuro serpeggia sempre più tra i giovani.
L’Italia soffre di una crisi di identità. L’Italia deve fissare nuovi obiettivi, stabilire regole e priorità nuove e diverse dal passato.
Coraggio e voglia di cambiamento, di gesti e gesta ma radicali. Come possiamo notare anche le larghe intese non hanno risolto i problemi, anzi…hanno persino raddoppiato la tassa Imu!
E’ l’Italia della solidarietà il modello cui riferirsi per crescere, questo Paese ce la può ancora fare!
La ricorrente tesi del declino è alimentata dal nostro Pil, senza però fare distinzione tra mercato interno, ormai prostrato, e mercato internazionale delle imprese.  Se si pensa che siamo tra i primi esportatori nel mondo ci si può rendere conto sulla confusione in atto.
Il made in Italy va ancora forte nel mondo nonostante la globalizzazione che ci ha inferto una ferita recessionistica profondissima e l’esportazione nei settori tessili. abbigliamenti, mobili e nautica va veramente bene secondo le stime di Unioncamere 2012, è la frustrazione della mancanza della politica a deprimerci, a soccombere rispetto ad un mercato estero aggressivo pilotato da uomini dell’alta finanza che ci hanno spinto verso il baratro costringendoci alla svendita delle aziende primarie del Paese.
E’ quanto mai necessario ricercare ed attuare un "ecosistema produttivo" attraverso un percorso tutto italiano di una autentica green economy, della ricerca e dell’ITC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), della applicazione delle filiere culturali per la valorizzazione dei beni, in sintesi la riscoperta di una nuova politica industriale con le risorse che abbiamo e con una forte caratterizzazione solidale, ritrovando quella "cultura convergente" che portò il nostro paese alla ripresa negli anni sessanta.