Scenari di scissioni, divisioni e decadenza: una brutta fotografia della politica italiana

 
Grande Torre di Babele, 1563
Opera di Pieter Bruegel Il Vecchio

Traduzione di Maria Rivas


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Le tensioni prodotte dalla gestazione della legge di stabilità e le polemiche sulla decadenza di Berlusconi dal mandato parlamentare hanno provocato, nelle ultime settimane, due scissioni che modificano sensibilmente lo scenario politico nazionale.
La prima è data dall’addio di Alfano e dei governativi del PDL a Berlusconi che con la nuova Forza Italia passa ora all’opposizione. L’altra scissione ha investito Scelta Civica, la nuova formazione aggregatasi in vista delle elezioni politiche del febbraio scorso, giovandosi soprattutto del prestigio dell’allora premier Mario Monti e caratterizzandosi in termini programmatici con il progetto riformatore perseguito dal suo governo. Dopo mesi di incomprensioni, diffidenze e sospetti, dovuti ad un’aggregazione frettolosa e improvvisata, dettata dall’agenda elettorale, più che da affinità culturali e programmatiche, ora le strade dell’ex premier e delle figure a lui più affini e quelle di Mario Mauro e Andrea Olivero (provenienti da segmenti diversi dell’associazionismo cattolico) e dell’Udc si sono divise, benché entrambi i tronconi continuino a sostenere il governo Letta.
Con queste scissioni la legislatura assume uno schema completamente nuovo: non più larghe intese, mentre in Germania ritorna la Grande Coalizione, nel nostro paese questa sostanzialmente tramonta dopo soli sette mesi.
Ora l’esecutivo non è più sostenuto dai due grandi partiti che negli ultimi sei anni si sono contrapposti, ma da un forte PD (accreditato dai sondaggi intorno al 30%) e da partiti minori, uno dei quali comunque – il Nuovo Centrodestra di Alfano – è quotato intorno all’8-9%, percentuale certamente di riguardo, in uno scenario frastagliato come quello italiano. Ora all’opposizione troviamo due grandi partiti, 5 Stelle e Forza Italia, entrambi accreditati intorno al 21%.
Quindi un grande partito di centrosinistra al governo, due grandi partiti all’opposizione, sia pure assai distanti tra loro. E uno di questi due partiti di opposizione, Forza Italia, potrebbe diventare il fulcro di un più ampio schieramento, comprensivo di Lega e Fratelli d’Italia che del governo Letta sono stati oppositori fin dagli inizi. Dunque oggi la maggioranza parlamentare è meno forte numericamente, ma forse, sul piano programmatico, il nuovo schema potrebbe favorire maggiore linearità e chiarezza nell’azione di governo. Resta però la solita confusione al centro. Nuovo Centrodestra di Alfano, Popolari nati dalla scissione di Scelta Civica (Mauro, Olivero e altri, insieme all’Udc) e, infine, i montiani rimasti accanto al loro leader. Troppi raggruppamenti per occupare uno stesso spazio politico e tutti, peraltro, a sostegno del governo. Una semplificazione sembrerebbe opportuna, anche perché se, come appare assai probabile, tra pochi giorni Matteo Renzi sarà il nuovo segretario del PD, quello spazio potrebbe contenderlo lui stesso, con straordinaria efficacia mediatica. A fronte di una tale sfida, meglio farsi trovare uniti. Sembrerebbe quindi naturale una convergenza in un unico soggetto politico, almeno tra alfaniani e nuovi Popolari di provenienza montiana e Udc. Alfano, Lupi, Schifani, Formigoni, Giovanardi hanno radici democristiane come Mauro, Casini e Buttiglione e una cultura alternativa alla sinistra. Concordano sulla temporanea necessità della collaborazione di governo con il PD per realizzare le riforme più urgenti e favorire il rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questa fase due ostacoli potrebbero però ravvisarsi per la fusione tra questi due tronconi centristi: il diverso voto espresso sulla decadenza di Berlusconi e l’intento dichiarato dal Nuovo Centrodestra di Alfano ( e dallo stesso Berlusconi ) di confluire in coalizione con Forza Italia, quando si tornerà alle urne. Due questioni – una ormai superata, ma che ancora brucia, l’altra proiettata in un futuro prossimo o remoto – sempre inerenti al consueto fattore B !
Dunque per il governo si prospetta forse la possibilità di una maggiore omogeneità programmatica, nonostante i numeri più risicati, ma dovrà fare i conti con un’opposizione molto più forte (fuoco incrociato di Berlusconi e di Grillo, due potenze mediatiche), con gli scossoni legati alle possibili nuove evoluzioni centriste, con l’alleato Alfano che, pur essendosi dissociato dalle posizioni dei “falchi” del vecchio Pdl, ha messo bene in chiaro la sua volontà di non transigere sui temi che finora hanno caratterizzato il centrodestra (come ad esempio la riforma della giustizia) e che spesso non sono affatto condivisi a sinistra. E poi c’è l’incognita Renzi ! Cosa sarà il PD dopo l’8 dicembre ? E la nuova stagione si rivelerà compatibile con un governo come quello attualmente in carica?

Immagini inserite nel testo dal sito: qn.quotidiano.net; carla morselli; formiche.net

 

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