La società italiana è “senza sale”?

Traduzione di Maria Rivas


VERSIÓN EN ESPAÑOL en "Documenti"

Il Rapporto 2013 del Centro studi investimenti sociali (Censis) è una nitida fotografia con una serie dididascalie ragionate di un Paese sull’orlo del baratro . In questo ultimo anno, i Governi che si sono succeduti hanno emanato 660 provvedimenti di attuazione di varie leggi di riforma , ma quelli effettivamente adottati sono stati solo un terzo. Ci sembra normale tutto questo ? Colpa della crisi , di chi non sa combatterla o di chi non vuole combatterla?
Crisi , si parla tanto e a sproposito di come superarla e intanto affondiamo, prendendo consapevolezza, ancora una volta che le radici della malapianta stanno devastando il tessuto sociale.
Un atroce dilemma avvelena ancora il dibattito culturale sui perché dello sfascio economico che stiamo attraversando : esasperare le difficoltà per salvare i posti di comando ? Potrebbe essere questa la strategia usata dai poteri per legittimarsi , generando uno “sconforto continuato” tra la gente con conseguenze tragiche sulla società .
Ormai la rassegnazione , la furbizia manifesta , l’indolenza sul lavoro , la fuga giustificata verso l’evasione fiscale , portano inevitabilmente gli ITALIANI ad essere confusi e infelici , marcando ed ampliando le diseguaglianze sociali.
L’Italia è un Paese che vive in costante fibrillazione , condizionato da dinamiche extra nazionali e non vede
all’orizzonte nemmeno uno spiraglio di luce , checche’ ne dica il poco credibile Governo delle ormai “labili e sgarrupate intese”.
Il crollo c’è stato e le classi sociali , nella terminologia socio economica , sono scivolate di almeno una
posizione nella presunta graduatoria delle ricchezze distribuite per fasce sociali .
Dunque , il nostro Paese è diventato “sciapo” così come è stato definito nel Rapporto, in quanto condizionato dall’affanno degli ultimi anni, che ci ha tolto la capacità di vivere con vigoria.
Le disuguaglianze crescono invece di ridursi, come era avvenuto nel dopoguerra, il malcontento prevale e si tramuta in situazioni di infelicità, in rancore, in violenza, non sempre solo verbale ma in atti sempre più criminosi. Se il governo politico non risolve in breve tempo ciò che promette e il Paese non tocca con mano il dovuto, assisteremo a situazioni in cui tutto diventa più difficile, in particolare continuare a sostenere il welfare.
L’impalcatura su cui si è basato il sistema di protezione sociale per tutto il secolo scorso , oggi è in
profonda revisione, sia per i bisogni da coprire che per la crescente insufficienza delle risorse finanziarie
pubbliche.
Per cui oggi abbiamo pensioni in gran parte di basso livello che non permettono di vivere e molte volte neanche di sopravvivere e nel contempo la copertura sanitaria presenta da molto tempo crepe non indifferenti. Per la sanità cresce l’insoddisfazione per la copertura pubblica, considerata fino a qualche anno fa ottima, sia per la qualità delle prestazioni che per l’acquisto dei farmaci di tasca propria o fare esami diagnostici ; poi ci sono le spese collaterali legate all’insorgere di patologie gravi e croniche che non vanno trascurate.
Il rapporto Censis 2013 suggerisce qualche spunto per poter uscire in maniera positiva dalla situazione di impasse in cui ci siamo ritrovati grazie ad una migliore connettività fatta di comportamenti individuali e collettivi, di scelte e di interventi. Il nostro Paese oggigiorno se vuole superare questo periodo deve avere una meta e un ideale e superare i conflitti di vario ordine esistenti. Assistiamo pertanto ad una conflittualità priva di matrice politica.
Esempio di ciò sono i “Forconi” persone animate da istanze e categorie sociali molto diverse tra loro, il che
rende difficile alla politica dare delle risposte in concreto.
Gli Stati europei e l’Italia è fra questi, hanno perso sovranità a favore della finanza internazionale e il governo Monti prima e quello attuale conseguono risultati impercettibili continuando nella dissennata tassazione .
La politica attuale cerca quella legittimazione che non riesce più a trarre dal consenso popolare e i leader dei partiti sono sottoposti al volere del Capo dello Stato e a condizionamenti diversi, mentre il conflitto politico è più gridato che esercitato, la speranza Renzi sembra oramai offuscata dalla ritorsione di quei suoi slogan di cambiamento , anche lui davanti ai poteri si è “ritirato “ dalle centrifughe subite, secondo una lettura di economia domestica.


Immagini: Carla Morselli; www.censis.it
Vignette di: Giulio Laurenzi


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