Istat, l’Italia è sempre più povera…

Poco lavoro e tante tasse. Forse non c’era bisogno di uno studio, ma leggere i numeri dell’Istat fa davvero impressione. In Italia una famiglia su quattro è in una situazione di «deprivazione» ovvero ha almeno tre dei 9 indici di disagio economico come ad esempio non poter sostenere spese impreviste, arretrati nei pagamenti o un pasto proteico ogni due giorni. Lo si legge nel Rapporto Noi Italia dell’Istat secondo il quale l’indice è cresciuto dal 22,3% del 2011.
La povertà Sono in situazione di deprivazione circa 15 milioni di persone in 6,3 milioni di famiglie. Se la media in Italia è di una famiglia su quattro in una situazione di disagio economico al Sud la percentuale sale al 41% (in crescita dal 37,6% del 2011) mentre nel Nord Est è limitata al 13,5% (in calo dal 15,2%). Nel Centro nel 2012 si è registrato una crescita delle situazioni di disagio con le famiglie in queste condizioni passate dal 18,6% al 21,6%. Nel Nord Ovest sono il 17,2% in crescita di due punti percentuali.
Nel 2012, il 24,9% delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre indici di difficoltà (il 14,4% nel caso di quattro o più e quindi con una situazione di grave deprivazione) con differenze marcate tra i diversi indicatori: solo il 2,4% delle famiglie dichiara di non potersi permettere l’acquisto di una lavatrice, un televisore a colori, un telefono o un’automobile, mentre sono il 50,5% del totale quelle che non possono permettersi una settimana di vacanza lontano da casa. Circa il 22% delle famiglie dichiara di non riuscire a riscaldare adeguatamente l’abitazione e il 17,5% di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni. Circa l’11 per cento delle famiglie residenti è rimasto in arretrato con almeno un pagamento tra mutuo, affitto, bollette o debiti diversi dal mutuo e il 42,9% non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro. Il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio dell’Italia meridionale e insulare, con valori in alcuni casi più che doppi rispetto alla media nazionale. Le situazioni più gravi si registrano tra le famiglie residenti in Sicilia (53,2%).
Le tasse La pressione fiscale continua a crescere in Italia e sfiora i livelli svedesi. Nel 2012 – si legge nel
Rapporto Istat «Noi Italia» – ha raggiunto il 44,1% (dal 42,5% nel 2011 e il 41,3% del 2000) a fronte del
44,7% in Svezia, dato in deciso calo dal 51,7% registrato nel paese scandinavo nel 2000.
Poca competitività L’Italia è fanalino di coda in Europa per competitività di costo delle imprese: ogni 100 euro di costo del lavoro – si legge nel Rapporto Istat Noi Italia – il valore aggiunto si attestava nel 2010, ultimo anno di confronto con l’Ue a 126,1%,dato peggiore in Ue, contro il 211,7% in Romania. Nel 2011 in Italia la competitività è migliorata (128,5%).
Il lavoro che non c’è In Italia lavorano solo 61 persone su 100 tra i 20 e i 64 anni un livello che è ancora di 14 punti inferiore al target europeo 2020 (75%). Lo si legge nel Rapporto Istat «Noi Italia» nel quale si sottolinea come nel 2012 per le donne occupate il dato sia ancora peggiore (solo il 50,5%). Peggio dell’Italia fanno solo Spagna (59,3%) e Grecia (55,3%).
Sotto la media Nel 2012 il valore dell’indicatore in Italia (61%) è diminuito di due decimi di punto rispetto al 2011 e presenta uno squilibrio di genere molto forte (71,6% per gli uomini e appena il 50,5% per le donne). La riduzione dell’indicatore osservata nel 2012 è dovuta esclusivamente alla componente maschile (un punto percentuale in meno a fronte di un incremento di 0,6 punti tra le donne). La media europea nel 2012 per l’occupazione è al 68,5%. Nel 2012 il tasso di occupazione medio europeo delle persone tra 20 e 64 anni è inferiore di 6,5 punti percentuali al traguardo fissato per il 2020. Cinque paesi (Svezia, Paesi Bassi, Germania, Austria e Danimarca) hanno già raggiunto e superato l’obiettivo stabilito per il 2020; ma sono ancora 16 i paesi con valori dell’indicatore inferiori al 70%. L’Italia è uno dei Paesi con la percentuale più alta di disoccupazione di lunga durata, ovvero quella che dura da almeno 12 mesi (52,5% sul totale dei senza lavoro contro il 44,4% della media Ue). Ma nel nostro Paese la media è il risultato di situazioni molto differenti a livello territoriale con il 59,8% di disoccupazione di lunga durata nel Sud e il 37,6% nel Nord Est. E anche per l’occupazione il 61% tiene conto del 70,5% di occupazione del Nord Est e del 47,6% nel Sud. La situazione è ancora più difficile per le donne con appena il 34,3% delle donne del Sud tra i 20 e i 64 anni che ha un lavoro.

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