Recensione film: “Nymphomaniac” Lars Von Trier

di | 1 Mag 2014

 

La ricerca di Joe , anima femmininile di Lars von Trier ha un esito tragico, l’insensibilità dell’unico strumento possibile, il corpo. Quello che stupisce è l’ossessiva ripetizione di amplessi a cui il regista, ci sottopone assieme alla protagonista (e la censura ha ampiamente ridotto la versione integrale di quattro ore). La lunghissima sequenza iniziale mostra un uomo anziano che si aggira sotto la pioggia fra le mura di un altoforno o di una periferia che gli assomiglia, per comprare qualcosa in un negozio ebreo, fino al ritrovamento del corpo di una ragazza sanguinante, ci introduce con una metafora chiara al film. Non è solo una storia, ma è quel appare a Lars von Triers della realtà e delle relazioni sociali, una filosofia che sottende non alla contrattazione e allo scambio, ma ad un surplus di offerta del un corpo femminile, perfettamente adeguato ad un desiderio maschile, e ogni uomo ne prende senza chiedersi altro. I due si raccontano: la storia di Joe è quella dei suoi amplessi, una ricerca volontaria e gratuita del patimento e della crudeltà. Non arriviamo a giudicarla, lo fa da sé. L’uomo cerca di tradurre e comprendere la ragazza attraverso teorie culturali avulse, come quella della pesca alla mosca o la sequenza matematica di Fibonacci che appaiono tentativi astratti e neutri di classificazione del reale. Il corpo dell’adolescente perpetua un infantilismo preoccupante, le linee anoressiche ne tracciano il vuoto e la mancanza , un’incapacità di sentire spinta fin dentro il dolore. Il corpo anestetizzato da una ossessione non troverà altro che il nulla su questa collezione di incontri sessuali a cui masochisticamente aderisce. Una luce cruda illumina una lunga serie di anatomie di peni o vagine , come un inutile collezione di identità di impotenza.
Inseguendo il desiderio di altri, Joe perde ogni possibilità di conoscere il segreto del sesso. Non accetta nessuna trasformazione. Fissata al “piacere” di un altro può tuttalpiù enumerare gli incontri. Il femminile di Lars von Trier così aderente alle modelle di Vogue cosi dolorosamente incatenato ad una forma adolescente non prevede il mistero della metamorfosi , di una Psiche che pur avendo visto Eros può attraverso dure prove recuperare l’amore. Anche la morte del padre non avvicina Joe al mistero della vita se non con altro dolore , poi il gioco si interrompe . L’olocausto volontario dell’anima si esaurisce nell’insensibilità fisica. La ricerca di Lars Von Triers è onesta e il film dovrebbe far molto discutere sulla riduzione dell’eros a pornografia, sullo scollamento della sessualità delle nostre relazioni, sulla deriva della cultura , sulla solitudine e la sofferenza che si inscrive sul corpo dei giovani che ogni giorno vediamo per strada, sulla mancanza d’amore, sul bisogno del mistero del femminile, sulla mancanza di maschile, sul nulla che agiamo, sulle superfici che non prevedono ascolto e silenzio che non ci danno accesso all’interiorità, sul dolore e sulla morte, l’isolamento e l’incomunicabilità, sui modelli che veicoliamo nella moda e nell’arte, su ogni singola immagine che realizziamo, sul femminile e sul maschile che siamo ecc ecc. Bravissimi i protagonisti Charlotte Gainsbourg e Stellan Skarsgard .

Immagine dal sito www.repubblica.it