Intervista a Lorenzo Bini Smaghi

di | 9 Mag 2014

Intervista esclusiva a Lorenzo Bini Smaghi – Economista

Professore prendendo spunto dal suo ultimo libro “ le 33 false verità sull’Europa” siamo usciti dalla crisi economica ?
No, e il cammino sarà lungo. Si è arrestata la discesa, ma prima di tornare sui livelli pre-crisi in Italia ci vorrà molto, soprattutto se non si fanno grossi cambiamenti di politica economica, in particolare se non si cominciano a fare le riforme che sono state realizzate negli altri paesi.

Dal trascorso della sua esperienza di membro della BCE (Banca Centrale Europea), pensa sia possibile uscire dall’euro ?
E’ una idea assurda, che porterebbe al tracollo del sistema finanziario e dell’economia italiana, senza alcun beneficio, perché alla fine pagheremmo di più la benzina e tutte le materie prime, e ci troveremmo con più debiti e tassi d’interesse più alti. La discussione sull’euro è solo un diversivo per non parlare dei problemi veri di questo paese, che sono tanti.

L’idea di Unione Europea è ancora valida ?
Non è solo una idea, è una realtà. L’Europa non è certo perfetta ed ha ancora molti problemi, ma pensare di fare un salto in avanti immediato verso la perfezione – se questa esiste – è irrealistico. L’Europa va costruita con pazienza e impegno, non certo con l’impulso distruttivo di alcuni. Il problema è che spesso chi governa non vuole cedere sovranità in aspetti chiave come la politica energetica, o la sicurezza, per paura di non poter decidere più niente, senza accorgersi che da soli i paesi europei contano ormai ben poco.

Chi comanda in Europa i banchieri tedeschi o i politici ?
Dovrebbe comandare la politica, ma spesso la politica è assente, non solo in Europa ma anche nei paesi membri, e allora sembra che comandi la burocrazia o i banchieri, in particolare quelli tedeschi. Ma ci si dimentica che prima dell’euro la politica monetaria era interamente decisa dalla Bundesbank, la banca centrale tedesca, mentre oggi nel comitato direttivo della BCE ci sono solo 2 tedeschi su 24 membri.

L’Europa con Draghi al timone della BCE si è rafforzata o è ancora più stretta nella morsa degli Stati Uniti e della Cina ?
L’euro è oramai una valuta internazionale, lo dimostrano gli afflussi di capitali che arrivano da tutte le parti del mondo. Il paradosso è che chi sta fuori dall’Europa sembra avere più fiducia nell’euro degli europei stessi. Per questo l’euro è forte rispetto alle altre valute.

L’Italia ha ancora un ruolo in questa Europa ?
Il ruolo dell’Italia dipende da se stessa, dalla forza della sua economia, dalla capacità propositiva che riesce ad avere con gli altri partner europei – con i quali bisogna lavorare. Il destino dell’Europa si gioca in parte anche a Roma. Se l’Italia si riprende, si ricostruisce la fiducia per continuare il processo di integrazione insieme agli altri. L’Europa si costruisce con gli altri, non contro gli altri. Minacciare continuamente l’uscita dall’euro o attaccare gli altri paesi indebolisce l’Italia, e in fin dei conti anche l’Europa.

Con Renzi gli Italiani hanno riscoperto il senso dello Stato ?
A giudicare dall’esperienza di sabato scorso all’Olimpico a Roma direi di no, ma forse è ancora presto per giudicare. Il senso dello stato non dipende comunque solo dalla politica, ma soprattutto dai cittadini. E’ troppo comodo dare sempre la colpa di tutto alla politica.

L’mmagine del libro è tratta dal sito www.mulino.it
Editore Il Mulino
La vignetta  è di Giulio Laurenzi


L. BINI SMAGHI
33 false verità sull’Europa
«La principale fonte di preoccupazione di chi guarda l’Italia dall’esterno è l’incapacità del paese di capire che i suoi problemi sono soprattutto di origine interna. E che per risolverli c’è bisogno di riforme che incidano in modo radicale sul sistema economico. Per riprendere a crescere non c’è altra via che eliminare gli ostacoli che deve superare quotidianamente chi vuole intraprendere e creare posti di lavoro.»

Anche se fa presa sull’elettorato, la strategia di colpevolizzare l’Europa rischia di essere autolesionista in quanto espone i politici che l’adottano all’accusa di essere incapaci di battere il pugno sul tavolo a Bruxelles, di sapere cosa andava fatto e di non averlo fatto. Appare più coerente e più efficace la posizione di chi rimette in discussione l’intera costruzione europea rispetto alla tesi, né carne né pesce, di chi si dichiara «a favore dell’Europa ma non di questa Europa». La crisi dell’Europa è in realtà la crisi degli stati nazionali, che in un sistema sempre più integrato non riescono ad agire individualmente in maniera efficace, ma sono riluttanti a trasferire poteri a livello sovranazionale. Il volume smonta alcune «false verità» sull’Europa, senza necessariamente assolverla dalle sue responsabilità ma senza nemmeno tacere quelle degli stati che ne fanno parte.

Lorenzo Bini Smaghi, dal 2005 al 2011 membro del Comitato esecutivo della BCE, è visiting scholar all’Università di Harvard e all’IAI. Con il Mulino ha pubblicato «Chi ci salva dalla prossima crisi finanziaria» (2000), «L’euro» (20094), «Morire di austerità» (2013); con Rizzoli «Il paradosso dell’euro» (2008).

dal sito il www.mulino.it

Immagine dal sito www.economia.panorama.it