Ente inutile e costoso

di | 10 Mag 2014


Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Con una severità minore rispetto a quella che usa con le persone meno abbienti, secondo la trasmissione TV Report, Equitalia punisce partiti, grandi imprenditori e VIP, accanendosi, invece, con le persone non agiate e chiudendo un occhio con le persone più ricche.
Negli ultimi anni alcune procedure hanno agevolato la possibilità di velocizzare le attività di riscossione dei debiti da parte di Equitalia.
Infatti questa può mettere in atto misure cautelari come il fermo e l’ipoteca sulle proprietà del contribuente se non paga le somme dovute, anche se provvisorie e di piccola entità, allo scadere dei termini dai 60 ai 90 giorni.
La messa in pratica di azioni di forza per la riscossione dei crediti erariali aumentando la velocità degli atti impositivi, ha instaurato procedure costose e onerose in termini anche di tempo se si tiene conto che il ricorso deve essere presentato in bollo e mediante atti giudiziari avverso pretese spesso poco chiare per come sono descritte nella cartella esattoriale notificata.
Una risonanza mediatica senza precedenti nella storia della televisione si ha nel sottolineare giornalmente il lavoro che viene svolto contro la “Evasione Fiscale” o il “Recupero delle somme inerenti tale evasione”.
Ma una riflessione é d’obbligo per cercare di capire ed individuare esattamente il rapporto costi-benefici in relazione alle risorse impiegate a tale scopo per far funzionare questa macchina burocratica dello Stato.
La nostra indagine ha evidenziato un baraccone pubblico con oltre ottomila dipendenti, che assorbono solo per gli stipendi più di 500 milioni di euro e che oltre ad essere costoso é soprattutto capace di produrre perdite. Emerge, infatti, dai conti del gruppo della riscossione questa faccia della tanto detestata Equitalia.
Da aggiungere, inoltre, che lo stesso Attilio Befera, al vertice di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate, ha dichiarato di percepisce un compenso annuo di 772 mila euro.
Un compenso così alto si può giustificare solo di fronte ad una gestione con grandi rischi imprenditoriali, altrimenti non ha molto senso specie se si parla di soldi pubblici e della collettività. Infatti Equitalia non ha bisogno di cercare nuovi mercati, di andare in Cina o India per contenere i costi o per cercare nuovi prodotti da immettere nel mercato della concorrenza, ma il suo compito é di semplice esattore che riscuote le tasse e le imposte di cui lo Stato è creditore.
E’ un lavoro sicuramente che non suscita simpatie, ma non difficile se si considera che i clienti non deve cercarli o fare azioni di marketing per conquistarli. Inoltre, come già detto, non ha concorrenti visto che lavora in esclusiva per lo Stato. Va sottolineato, tra l’altro, che non riesce a riscuotere nemmeno quanto dovrebbe poiché, quest’anno (2013) ha incassato circa 7 miliardi di euro su un’emissione di ruoli di gran lunga superiore.
Tra l’altro, il costo della struttura in tre anni ha perso fatturato per 300 milioni, il 25% del totale. Del resto è la stessa Equitalia ad ammettere, sin dal bilancio del 2012, che gli aggi sono in flessione in relazione ai minori volumi di riscossione (-12,6% solo nel 2012) e in più negli ultimi anni il dato è stato condizionato dall’introduzione della possibilità di ricorrere alla rateizzazione dei debiti da parte dei cittadini. La riscossione dei ruoli esattoriali che era stata di 8,6 miliardi nel 2011 è scesa infatti di un miliardo secco attestandosi a 7,5 miliardi a fine 2012. Ma per Equitalia hanno anche pesato tra i motivi del brusco rallentamento il decremento dei rimborsi spese per le procedure coattive.
Più scendono gli incassi e più si palesa l’anomalia profonda dell’Agenzia.
Inoltre il costo del lavoro pesa tantissimo sull’operatività della struttura. Gli 8100 dipendenti del gruppo costano ben 506 milioni di euro l’anno. Nel 2011 tale spesa é stata di 549 milioni. In ogni caso gli stipendi dei manager delle tasse valgono il 50% del fatturato.
Tale costo non sarebbe accettabile in un’azienda privata dove é sempre necessario l’equilibrio tra costi e ricavi. Se a questi, poi, si tolgono altri 450 milioni di spese per i servizi, emerge in maniera evidente che resta ben poco nelle casse di Equitalia.
In realtà l’agenzia non dovrebbe fare profitti, non è il suo scopo, ma neanche perdere soldi che sono della collettività.
Ebbene nel 2011 il buco di bilancio è stato di 73 milioni e solo nel 2012 si è tornati in utile per soli 8 milioni mentre tra il 2010 e il 2012 le perdite cumulate sono state di 40 milioni. Una sorta di beffa chiudere in passivo per chi riscuote le tasse degli italiani.
Il costo del lavoro è davvero un problema per Befera, tanto che la società è impegnata su un forte piano di esuberi ed esodi incentivati.
Con l’attività in calo 8 mila dipendenti sembrano davvero eccessivi.
Equitalia cerca di giustificare la contrazione dichiarando che sono stati i nuovi provvedimenti emessi dal Governo a frenare l’iperattivismo della struttura.
In realtà, al di là dei luoghi comuni, emerge chiaramente il fatto che l’attività di Equitalia è in forte contrazione ormai da qualche anno.
Il meccanismo degli incassi, così come esposto, é di una scorretta rappresentazione della realtà poiché Equitalia parla dei 7 miliardi dell’anno 2013 come euro sottratti all’evasione mentre la gran parte di questi soldi provengono da errori commessi, da contribuenti normali, nel conteggiare il dovuto; oppure per mancanza di liquidità degli stessi esistente al momento di versare quanto dichiarato. Questo tipo di intervento non può considerarsi evasione ma al massimo un recupero crediti.
Come noto il grosso dell’evasione fiscale non si recupera a Cortina o nei pressi di qualche Bar – pizzeria. Il grosso dell’evasione in Italia, secondo un recentissimo studio, proviene da due canali, con i quali Equitalia non ha molti punti di contatto: la criminalità organizzata le cui imposte evase sono valutate in 78 miliardi di euro oltre ad una trentina di miliardi attribuiti all’evasione delle grandi aziende che hanno la possibilità di spostare la tassazione fuori dai confini nazionali.
Le pizzerie, i lidi balneari, i liberi professionisti o le tanto vituperate e odiate (ma necessarie) partite iva, incidono sull’evasione fiscale per non più di 8 miliardi di euro sui 150 miliardi evasi ogni anno.
Il suddetto modo di sottrarsi all’obbligo di pagare le tasse viene recuperata da Equitalia in maniera assolutamente marginale, perché il grosso del lavoro per accertare il non dichiarato viene svolto dalla Guardia di finanza e i corpi ispettivi dell’Agenzia delle Entrate.
Per concludere viene da se che eliminare Equitalia fa risparmiare 1.3 miliardi di euro l’anno e di conseguenza alla riscossione sarebbe opportuno che provvedano gli stessi organi che fanno le verifiche, senza che il contribuente, già in difficoltà, veda il suo debito moltiplicarsi all’infinito, tanto da costringerlo a volte a chiudere l’attività con un ulteriore conseguente danno alle casse dello Stato.
In questo modo lo Stato può incassare il dovuto senza altri intermediari e, in particolare, senza il bisogno di questa struttura dispendiosa, risparmiando, così, sopratutto sugli stipendi dei super manager e sulle generose parcelle corrisposte alla miriade di consulenti.
Tra l’altro Equitalia questi 8 miliardi li percepisce in modo assolutamente marginale, poiché il grosso del lavoro per accertare il nero lo fa la Guardia di finanza e i corpi ispettivi dell’Agenzia delle Entrate, non certo Equitalia.
Insomma lo Stato i soldi li può incassare da solo, senza bisogno di questa organizzazione tanto grossa quanto dispendiosa e farraginosa che è diventata Equitalia.
Così, finalmente, si comincerà davvero a risparmiare sia sugli stipendi dei super manager sia sulle abbondanti ricompense alla quantità enorme e non necessaria di consulenti, che sono gli unici a guadagnarci veramente.

Immagine dal sito www.huffingtonpost.it