ETICA + SCIENZA = SALUTE !?

Tra scienza e politica, l’etica è residuale, marginale. L’etica è disarmata tra la scienza che ha morale e la politica immorale. La scienza è diventata un problema civico, un problema di cittadini. Ma i cittadini sono sempre più costretti all’ignoranza di un sapere che per loro incomprensibile perché occulto. Si tratta ormai di dominare il dominio. E la gente cosa ne pensa? Certo che se questi fatti dovessero essere gli unici che oggi la medicina ci propone, beh allora la scienza medica sarebbe in fallimento totale sia come scienza sia nella sua esattezza. Le nuove tecnologie, le scoperte la ricerca fortunatamente non è fatta solo da avventori, i coscienziosi medici e ricercatori che credono in quel giuramento esistono e non sono pochi, ma sicuramente il nostro Paese non è il posto più adatto per dare spazio a menti eccelse, contano più i “calci” le cariche politiche, le nomine di comodo.

E la gente vede questo, vede una medicina fatta da burocrati da politici da primari e medici che sono sempre più lontani dai malati, dai pazienti, dai familiari, dalla gente. Come le Istituzioni egoiste e con la vista corta, interessate più a gestire denaro e farlo “girare” come più gli è utile piuttosto che per la gente, per quei cittadini, elettori, sostenitori delle loro mancate promesse. E così andare in un ospedale ci si trovano le stesse perplessità e complicazioni. Il paziente diventa un numero che costa e che non ha persona, anima, paura. È un numero, un numeretto anzi. Indoviniamo la diagnosi, prescriviamo la terapia adeguata secondo quanto crediamo sia giusto e lo mandiamo a casa. Guarisce, soffre, continua a stare male? Riproviamo ancora, magari indoviniamo la diagnosi questa seconda volta. Poi se non guarisce o muore, cancelliamo il numeretto e finisce li. Crisi di coscienza, ripensamenti sulla propria professionalità, raro, anzi rarissimo. Cosa manca? L’umiltà di sapere di non sapere, di non credersi dei che danno la vita e la morte. Cosa serve? Compassione e amore per il proprio lavoro e rispetto prima di tutto per se stessi e per il paziente. Valori, e si anche sentimenti, non coinvolgimento che sarebbe dannoso, la pietà uccide quanto l’indifferenza a volte, ma buoni sentimenti e compassione non farebbero male, e un poco meno di presunzione e arroganza, diffusa ovunque, sarebbe gradita. Ovvio magari aggiornarsi non sarebbe poi così sbagliato, perché prendere una laurea e poi fermarsi li, questo non è fare il medico, ma l’impiegato (senza offesa per gli ottimi impiegati di qualsiasi settore, che si aggiornano e sono rispettosi di ciò che comporterebbe un loro sbaglio). Un pezzo di carta attaccato ad una parete e un cartellino timbrato con regolarità non fanno un bravo professionista, fanno solo forse un lavoratore. Ed in tanti settori forse basterebbe, ma quando c’è di mezzo una vita umana, un’anima, questo non basta. Negli anni la conoscenza umana ha attraversato periodi in cui si intuivano certi meccanismi, certe concause di malattie, di malesseri, ma non se ne aveva modo di dimostrare l’esattezza, la certezza di ciò che si stava provando per salvare il malato. Un caso è quello della lotta alla tubercolosi e del metodo terapeutico ideato da Forlanini. Molti pazienti guarivano, non tanto per la terapia, quanto da una serie di attenzioni che venivano abbinate alla ipotetica cura: il riposo, il nutrimento, l’ambiente più temperato, assenza di lavoro e stress. L’effetto placebo della puntura della pleura con insufflazione di aria tra i due fogli pleurici aiutava a “guarire”. Nel 1995 il professor Hirsch ha spiegato con statistiche che la riduzione della tubercolosi era dovuta solo in minima percentuale ai farmaci (15%), mentre la riduzione di incidenza della malattia era da attribuire all’organizzazione socio-sanitaria in Europa attorno a quel problema. Non si sapeva ai tempi di Forlanini che il bacillo di Koch, responsabile della tubercolosi, si diffonde attraverso il sangue e non solo per via aerea, come si pensava.
Un caso di cui alcuno parlerà mai, una donna giovane in stato interessante.
Perdite ematiche, valori sballati. Parere del ginecologo effettuare interruzione di gravidanza. Appuntamento per il giorno dopo. Ma chi visita è un altro ginecologo e dice che i valori sono abbastanza buoni, e che c’è battito. La donna aspetta una ulteriore analisi il giorno stesso, per avere maggior certezza per la prosecuzione della gravidanza. Cambia il turno dei medici e arrivano le analisi, altra diagnosi nuovamente si parla di aborto, non vanno bene i valori. Si sicuramente è difficile stabilire su pochi parametri se la situazione è in un modo o è in un altro, e forse qualcuno ha peccato di leggerezza o di illusioni tra i medici. Ma qualcuno di costoro si chiede cosa prova quella donna? Capisce il medico che si sta parlando del figlio che questa donna porta in grembo, che è dentro di se, che è parte di se stessa, sangue del suo sangue? E che magari aspetta da tempo, e che lo immagina crescere, o immagina che già grande va a scuola. Lo capisce il medico che ogni parola è un pugnale affilato che trafigge l’anima e la mente di questa madre, e che soffre e che non dorme e che cerca aiuto nell’accettare l’inevitabile? Un uomo non sa neanche cosa sia una gravidanza, cosa vuol dire sentire dentro di se qualcosa che cresce, e che è amore, speranza, futuro, gioia. E forse neanche molte donne lo capiscono. Hanno sfornato un figlio come fanno tante altre donne, poi lavoro, carriera, mariti, bollette da pagare, auto e casa da comprare, si sono perse le gioie e l’amore che da un figlio. Nato da un amore, frutto di sentimenti, e di speranze. E voi padri, siete capaci di essere vicini alle vostre amate? Capite quali siano le loro necessità, cosa vorrebbero sentirsi dire? Ma se padri e madri a volte peccano di cinismo ed indifferenza, cosa mai possiamo aspettarci da un estraneo, anche se medico? Cinismo e indifferenza uccidono a volte, e quando il paziente è una madre e quando si parla di suo figlio è ancora più che cinismo, lo paragonerei a quelli definiti come crimini verso l’umanità. Medici abbiate il senso della realtà, dalla quale la routine vi ha fatto allontanare. Quella madre potrebbe essere la vostra, quel figlio potrebbe essere il vostro, quel figlio potreste essere voi stessi. E allora? Forse capireste, dico forse perché non ne sono poi tanto sicuro. Guardiamoci attorno e vediamo che società abbiamo. I nostri figli sono il nostro futuro, quello che gli abbiamo insegnato è ciò che sarà il nostro Paese. Penso che i padri della Patria e i nostri padri, i nostri antenati non pensavano che noi saremmo divenuti così come siamo. E voi cari e bravi medici, e voi deputati e senatori, voi amministratori e rappresentanti delle Istituzioni cosa penserebbero di voi i vostri padri, i vostri nonni? Siete tutti figli di ladri e sciacalli, di cinici arrampicatori o qualcuno ha un antenato con qualche cenno di cultura dell’altruismo e forse con un po’ di cultura e basta. Siamo discendenti di un Popolo glorioso e grande, o siamo discendenti di barbari e selvaggi. La nostra storia pesa sulle nostre spalle come un macigno se ci confrontiamo con i nostri antenati. Siamo piccoli, insignificanti. E pensare quanti menti sono nate in questo Paese. Oggi dove sono? Facciamo un passo indietro e riappropriamoci di ciò che siamo stati, dei grandi da cui discendiamo. L’esattezza di una scienza a volte dipende dalla volontà di renderla esatta. Perché se l’approssimazione è più redditizia, allora si vada pure a far benedire l’esattezza, ed anche la scienza, e l’etica, e con loro malati e pazienti, familiari. E quella madre che soffre, che non sa come trovare conforto in un mondo indifferente e cinico. L’illusione della cura di una malattia, di una possibile cura e conseguente guarigione è un crimine grave. Un omicidio della coscienza e della persona. Va punito, perseguitato, condannato. Ma anche la leggerezza con cui quella madre viene lasciata soffrire non deve passare impunita. È un crimine etico, morale, umano.
Vorrei parlare a questa donna ed esprimere tutto il mio dolore, la mia sofferenza per quello che i medici non capiscono, per ciò che le fanno passare, e forse tanti altri non capiscono, quanto soffra ora lei e suo figlio. Ma non ci sono parole per dare conforto. Una vita per quanto breve sia è una vita, cioè amore, gioia, sentimenti. Questo è importante ricordare. Non c’è alcun modo per consolare una madre che soffre per un figlio.
Ma ti prego “mamma” ricordati solo di quanto è grande l’amore che provi e che porti dentro. E che porterai per sempre. Questo è importante, solo questo. Amore per la vita.

Immagine dal sito www.ordinedeltempio.it

 

 

di Pietro Bergamaschini

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