Educazione finanziaria, educazione al risparmio

di | 1 Giu 2014


E’ appena uscito nelle librerie un nuovo libro di Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI. Il libro si intitola “Banche, cittadini e imprese” (Rubbettino, Pagine 128, i diritti d’autore alla benemerita Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù di Ravenna).

“Educazione finanziaria, educazione al risparmio”

“Osservo il progressivo acuirsi di un fenomeno in cui l’Italia mostra una triste, quanto sottovalutata, propensione: l’analfabetismo finanziario.
Si tratta di una tendenza, peraltro “attestata” da osservatori e studi accreditati, che subisco con sofferenza, credendo fortemente nel ruolo della educazione finanziaria come elemento di educazione civica (…)
Un tempo l’educazione civica veniva insegnata fin dagli ultimi anni delle elementari agli italiani, che erano i soli che abitavano in Italia: oggi viene insegnata ancor di meno agli italiani e quasi nulla o nulla a coloro che cercano, tra gli immigrati, di diventare italiani.

Va sviluppata ogni possibile iniziativa per consolidare sensibilità all’educazione finanziaria e al risparmio; credo, infatti, si tratti di un fattore “fondante” di cultura civile, strumento essenziale di consapevolezza civica, antidoto alla demagogia, elemento determinante per favorire il benessere delle famiglie e dei consumatori, per promuovere la crescita economica e sociale dei cittadini italiani e di coloro che intendono diventarvi (…) Un compito di indirizzo, di guida deve essere svolto anche dalla comunità economica tutta, nella consapevolezza che solo attraverso la conoscenza e un più diffuso senso di responsabilità, si possa realizzare quella tutela del risparmio e dei consumatori, che è alla base di una ampia, duratura crescita del Paese (…)
Questa crescita culturale, di sensibilità, deve passare anche attraverso il linguaggio.
In ambito economico e finanziario, in questi anni, la confusione concettuale è cresciuta fortemente portando danni molteplici: il linguaggio economico è sovente un linguaggio criptico, poco trasparente; il linguaggio economico giuridico, facendo acriticamente propri istituti nati e sviluppati in contesti diversi dal nostro, rischia di generare incomprensioni, conflitti interpretativi (…)
Sovente, l’uso – abuso di anglicismi, di tecnicismi ingiustificati dal buon senso, sembra rispondere alla assurda convinzione che la “modernità”, la globalizzazione dell’economia, degli scambi e dei rapporti giuridici che li sostengono, richiedano di mutuare concetti e linguaggi lontani da noi: in questo senso l’uso di anglicismi, di formule, acronimi incomprensibili, divengono, quindi, il segno di una più o meno voluta ostentazione di un linguaggio che si vuole far intendere come avanzato, moderno, in opposizione ad un linguaggio semplice e vecchio. Questo linguaggio diviene, quindi, non solo strumento di demarcazione tra generazioni ma, più o meno consapevolmente, diviene segno di distinzione tra individui (…)
Va da sé che nessuno sta proponendo scenari da “purismo linguistico”.
Non si tratta, oggi, di difendere il latino dal volgare; non si tratta, quindi, di proporre una forzosa quanto innaturale sostituzione dei termini inglesi o stranieri in nome della purezza della nostra lingua (che pura fra l’altro non è mai stata).
Le lingue nascono e si evolvono sulla base di continue contaminazioni sia interne a sé stesse che esterne. E questo è fenomeno non solo inarrestabile, ma largamente positivo, così come positivo è tutto ciò che genera un accrescimento delle conoscenze (…)
Questo non significa chiudersi, anzi, alle altre lingue che vanno ben studiate ma significa non imbastardirle, confonderle, depredarle.
Questo significa, innanzitutto, alimentare fra gli italiani la coscienza della lingua come veicolo di promozione e affermazione dello stile, della creatività italiana e della piena trasparenza nell’economia, negli affari e nei contratti; significa far crescere il numero delle persone interessate a studiare l’italiano non in quanto lingua “che serve”, ma come strumento per entrare nella cultura che l’Italia ha prodotto e deve continuare a produrre.
Antonio Patuelli”

Immagini dal sito www.anspc.it, www.abi.it


ANTONIO PATUELLI Biografia:

Nato a Bologna nel 1951, è Presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna Spa. Laureato in Giurisprudenza a Firenze, è stato consigliere della Cassa dal 1979 al 1983. Ha promosso un forte sviluppo dell’omonimo gruppo privato ed indipendente. Componente del Consiglio e del Comitato Esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana dal 1998, ne è stato Vice Presidente nei bienni 2002-04 e 2006-08 e Vice Presidente Vicario nel biennio 2010-12 e ne è divenuto Presidente il 31 gennaio 2013. E’ Vice Presidente di Cartasì Spa. Per due legislature fu deputato a Montecitorio (fra il 1983 e l’inizio del 1994), dove fece parte delle Commissioni Tesoro e Bilancio, Agricoltura, Bicamerale per le Riforme Istituzionali (di cui ha presieduto il Comitato per le Garanzie Costituzionali), del Comitato per la Riforma delle Casse di Risparmio e della Giunta per il Regolamento. E’ stato, infine, Sottosegretario alla Difesa nel Governo Ciampi. E’ componente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e di altri organismi culturali ed è stato Presidente dell’Accademia degli Incamminati ed è Consigliere dell’Accademia dei Georgofili. E’ titolare dell’azienda agricola di famiglia ed editorialista del Resto del Carlino, La Nazione, il Giorno. Direttore della rivista culturale “Libro Aperto”.

Immagine dal sito www.ansa.it