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di | 17 Giu 2014

 


Non c’è la percezione della gravità, né la percezione che la corruzione sia un reato: essa è vista come un peccato veniale, tollerabile e giustificabile, coperta dalla solita considerazione: “così fan tutti”

È stata approvata recentemente una norma anticorruzione (190/2012) dopo tre anni di discussione (ostruzionismo) in Parlamento, ma tutti i gruppi politici sembrano già animati a modificarla. La norma avvicina «a parole» l’Italia al resto del mondo, ma la tiene ancora lontana dalle reali esigenze del paese: l’attenzione è concentrata sulla corruzione amministrativa e si trascura quella politica, non si prendono in considerazione i reati a essa collegati (falso in bilancio, fondi neri, finanziamento ai partiti ecc.). La norma per la prima volta tiene conto delle esigenze di prevenzione oltre che della repressione: per la prevenzione è prevista l’adozione di una serie di strumenti per i quali esiste però un deficit culturale sia della società civile che del management delle aziende soprattutto pubbliche. L’attività di repressione, invece, rimane ancora molto inefficace; l’arsenale penale è di fatto spuntato per effetto dei termini della prescrizione che hanno fatto sì che nessuno sia mai andato in galera per corruzione nel passato e nessuno ci andrà nel futuro. Abbiamo scherzato. L’analisi costi benefici di chi corrompe o è corrotto è ancora molto vantaggiosa a favore di entrambi: non c’è di fatto pena e non c’è condanna morale da parte della società civile che legge la corruzione come un «male necessario» per combattere la burocrazia imperante.
 

Vignetta di Giulio Laurenzi – Mosè , La divisione delle tangenti
La corruzione è una «tassa iniqua» e ingiusta di 1500 euro a persona, cancella la meritocrazia, tiene lontani gli investimenti esteri, fa migrare le aziende italiane. La corruzione quota 70 miliardi l’anno e combatterla seriamente equivale a lanciare più finanziarie e spending review a costo zero in un solo anno. Il volume propone riflessioni, dati, confronti, strumenti e agende da implementare in chiave giuridica, organizzativa, economica e sociale.

Luciano Hinna, attuale presidente del Css (Consiglio italiano per le scienze sociali), è stato tra l’altro consulente dell’Alto commissariato per la lotta e il contrasto alla corruzione e del Saet (Servizioanticorruzione e trasparenza del Dipartimento della Funzione pubblica), nonché, fino al 2012, componente della Civit (Commissione per la valutazione integrità e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), costituita di recente come autorità indipendente per la lotta alla corruzione. Insegna Economia all’Università di Roma Tor Vergata.

Mauro Marcantoni
, sociologo e giornalista, dal 1999 è presidente di Iasa (Istituto per l’assistenza allo sviluppo aziendale) di Trento, e dal 2007 è direttore generale di tsm-Trentino School of Management, oltre a essere autore di numerosi volumi sul tema della pubblica amministrazione. Luciano Hinna e Mauro Marcantoni hanno pubblicato insieme, per i tipi della Donzelli, La riforma obliqua (2012) e Spending review (2012).