Aeronautica Militare Italiana: Gli AMX tornano a casa

Il 20 giugno 2014 gli AMX cacciabombardieri dell’Aeronautica Militare Italiana provenienti dal 32° Stormo di Amendola e dal 51° Stormo di Istrana, inquadrati nel gruppo di volo “Black Cats” della Joint Air Task Force (JATF), la componente aerea nazionale del Regional Command West, detti anche Ghibli, sono rientrati all’aeroporto militare Mario De Bernardi conosciuto anche come aeroporto militare di Pratica di Mare.
I piloti sono stati ricevuti dal Generale di squadra aerea Pasquale Preziosa, Capo di Stato Maggiore dell’Aereonautica Militare che ne ha personalmente autorizzato via radio l’atterraggio. La cerimonia di rientro dei velivoli si è svolta con la presenza delle forze di stanza presso la base italiana di Pratica di Mare, delle famiglie, degli amici e della stampa.
L’atmosfera è solenne e di grande partecipazione; il Generale Preziosa accoglie con parole di orgoglio ed encomio i piloti rientrati dallo scenario afgano, legge altresì un comunicato del Ministro della Difesa, la senatrice Roberta Pinotti. richiamata a Palazzo Chigi per il Consiglio dei Ministri; inoltre traduce direttamente dall’inglese il comunicato del comandante dell’operazione NATO International Security Assistance Force (ISAF) Generale statunitense John K. Mc Mullen che dichiara: “un record impressionante di efficacia, affidabilità e di precisa applicazione delle regole di ingaggio.”
L’AMX è in grado di decollare da piste semi preparate ed è dotato di gancio di arresto di emergenza. Dal novembre 2009 quattro apparecchi si trovano in Afghanistan presso la base di Herat, situata nella parte centro occidentale del Paese. La missione ha una durata di circa due anni e prevede che i cosiddetti Ghibli vengano utilizzati come ausilio aereo alle truppe di terra e come ricognitori di aree specifiche. Questo aereo è il successore del famoso Tornado e progettato quale mezzo d’attacco al suolo leggero monoposto (AMX) e come strumento di addestramento avanzato biposto con capacità di attacco (AMX-T), elaborato da una cooperazione italo-brasiliana conosciuto in Brasile come A-1 ed in Italia appunto quale Ghibli.
La definizione del progetto è stata sviluppata da un gruppo di lavoro, costituito dall’ing. Ermanno Bazzocchi (Aermacchi), dall’ing. Giulio Ciampolini (Aeritalia), dal gen. Franco Ferri e dal gen. Luciano Meloni, in accordo con i requisiti delle forze aeree dei due Paesi.
La missione di base prevedeva l’impiego di 6 bombe Mk 82 da 500 lb su una distanza di 180 nm (circa 330 km), da percorrersi a bassa o bassissima quota a velocità alto-subsoniche (oltre 900 km/h). Inoltre era richiesta la capacità di utilizzare un pod da ricognizione Orpheus, già in dotazione ai Lockheed F-104 Starfighter dell’Aeronautica Militare.

Il rientro dei velivoli è avvenuto a pochi giorni dalla loro ultima missione operativa afgana. Due dei quattro AMX hanno infatti neutralizzato un ripetitore radio posizionato sui rilievi meridionali del distretto di Gulistan, utilizzato dai talebani per perpetrare gli attacchi contro le forze di sicurezza afgane e ISAF.
Questa missione segue a distanza di una settimana un analogo intervento, condotto questa volta sopra le alture del distretto di Bakwa, sempre in Afganistan.
Il contingente italiano, grazie al puntuale e attento addestramento dei propri equipaggi, ha portato a termine con esito positivo le operazioni di supporto alle forze di coalizione, rispettando sempre le regole di ingaggio.
Gli italiani presiedono il Regional Command West nel “Camp Arena”, nella città di Herat. È il comando del contingente nazionale interforze che ha la responsabilità anche su quattro Provincial Reconstruction Team, ovvero quei corpi cui è affidata la ricostruzione del Paese di concerto con le tribù e le amministrazioni locali. Il contingente italiano è il quarto presente nella città di Herat dopo Stai Uniti, Regno Unito e Germania; inoltre è presente nella capitale Kabul da dove rientreranno 200 militari appartenenti al Comando generale.
I risultati ottenuti nei tredici anni di presenza internazionale sul territorio afgano sono reali eppure circoscritti territorialmente e le carenze delle istituzioni locali sono ampie e di difficile gestione. Punti di forza del Paese asiatico sono l’emanazione di una nuova costituzione moderna, la formazione dell’esercito e della polizia con costante profusione di mezzi e addestramento sul campo. La condizione femminile segna nelle principali città un certo miglioramento ma, in alcune province è ancora critica; anche se il dato dell’istruzione femminile si attesta sul 40% della popolazione studentesca, il livello di accesso alle professioni è difficoltoso se non negato. Durante la missione ISAF sono stati costruiti 120 ospedali in tutto l’Afganistan, consentendo al 70% della popolazione l’accesso alle strutture sanitarie e superando lo scarso 20% precedente l’intervento interforze. Occorre però segnalare che nelle aree rurali e più remote di un territorio impervio, tali benefici sono molto labili se non addirittura inesistenti; ciò è dovuto in parte alla arretratezza delle infrastrutture e in parte alla impenetrabilità di popolazioni dislocate in aree remote e quasi inaccessibili.
Particolarmente ostico è proporre un modello di tipo occidentale in ambito giudiziario nel quale prevale la rigorosa interpretazione della sharia ovvero della Legge Islamica; anche nei rapporti sociali i diversi clan si rifanno ad un consolidata tradizione e al carisma dei propri leader. Il settore economico è quello che affronta i più evidenti segni negativi in quanto il Paese è legato ad sistema di sussistenza e in campo agricolo il sistema feudale è il più consolidato; nota dolente è infine la crescita dei campi destinati alla coltivazione del papavero e la conseguente produzione di oppio. Tutto ciò alimenta la criminalità e il controllo di pochi individui che vivono al di fuori della legalità non permette di sostenere in maniera adeguata l’apparato statale e le strutture amministrative; in pratica i signori della droga si arricchiscono a dismisura e i soldati e i dipendenti pubblici rischiano di restare senza stipendio.
L’Afganistan si sostenta oggi solo grazie agli aiuti internazionali che però, in virtù delle recenti risoluzioni ONU, cesseranno lentamente per consentire al Paese di proseguire il proprio cammino in piena autonomia. La presenza ISAF nel Paese sarà però assicurata con aerei C130J e da aerei 27J JEDI e da velivoli a pilotaggio remoto MQ-9A “Predator B” impegnati in missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione.
La speranza è che prevalgano le istanze di coloro che per il proprio Paese, pur diviso in tribù, vogliano un’economia libera da illegalità e ingiustizie sociali. Un’occasione importante saranno le elezioni con cui la popolazione esprimerà le proprie preferenze; l’incognita sull’esito delle quali resta fortissima e il futuro del Paese appare quanto mai incerto.

Foto di Carlo Tartarelli

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