L’Italiano in metamorfosi

L’italiano non ha i giorni contati anche se continui neologismi inglesi e intercalari noiosi ci assediano da vicino. Ne è una prova la traduzione di Vittorio Sermonti delle Metamorfosi di Ovidio, la sua è una scrittura dedicata agli adolescenti di tutte le età e ha le forme che gli adolescenti di oggi possono afferrare, adolescenti che, oggi come allora non siano disposti a chiudere gli occhi dinanzi alla realtà di un incontro che una volta avvenuto determina una mutazione. Vittorio Sermonti si fa voce attuale di Ovidio, all’autore fa riferimento, conosce il senso e il peso che hanno avuto nel tempo le parole, non enfatizza, riduce e avanza inesorabile da una racconto all’altro, da Narciso a Mirra, Teseo e Arianna , Cadmo Agenore Europa, Aracne, Giasone e gli Argonauti, Orfeo, Ercole in quel vortice di favole che Ovidio narra mentre ci costringe all’incontro con noi stessi, alla scoperta di quel che diveniamo di quel che era ed eravamo. Le identità individuali e collettive sono dinamiche, la presunzione di sapere chi siamo è spesso fissazione a non poter essere altro, accettare il divenire ci aumenta e ci varia anche quando sfiora la tragedia, ci fa vivi nella commedia e ci segna . Miti racconti aneddoti cosmogonie teogonie, eroi narrati con l’italiano che usiamo oggi, dentro la rudezza incongrua del mistero di un” io” che si forma e muta pelle dopo pelle, lasciando misteriose e tutte da narrare, le storie che ognuno di noi ricostruisce su quelle indicazioni evocative di traumi e incapacità proverbiali e inevitabili al procedere del racconto di ogni storia.

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