La maldicenza agnesina conquista il premio Majella

ABBATEGGIO (Pescara) – Si trova sulle pendici settentrionali della Majella il borgo di Abbateggio, lungo la strada che da Scafa sale verso l’amena località termale di Caramanico Terme. A 450 metri d’altitudine, in bella posizione panoramica, il borgo è quasi un balcone dal quale si può distendere la vista dalla maestosità della catena del Gran Sasso, con le sue cime imponenti, sui colli che digradano fin verso il mare l’Adriatico.
E’ il volume “La Maldicenza” (One Group Edizioni, L’Aquila) di Paola Aromatario ad aggiudicarsi la vittoria nella sezione Saggistica italiana edita. E’ un interessante saggio sull’antica tradizione aquilana di Sant’Agnese, una festa strana e singolare che vale la pena di accennare. Affonda le sue radici nel Trecento la festa aquilana di Sant’Agnese, solennità popolare tutta laica che ha il suo apice il 21 gennaio d’ogni anno. Sant’Agnese, la giovane vergine martirizzata a Roma intorno all’anno 250 d.C., poco o nulla c’entra in questa festività civile completamente votata alla Maldicenza, se non per il fatto che in un monastero dedicato alla santa venivano ospitate le “malmaritate”, prostitute da redimere, che di giorno prestavano servizio in umili faccende domestiche nelle dimore dei potenti della città, mentre a sera rientravano nel monastero dov’avevano ospizio. Ma il 21 gennaio, giorno della ricorrenza canonica di Sant’Agnese, all’Aquila era proibito lavorare. Le malmaritate si ritrovavano nelle bettole della città, insieme al popolo minuto, per dire il male fatto dai signori e potenti presso i quali erano al servizio, mentre critiche non erano consentite sulle istituzioni civili, pena l’esilio perpetuo e il taglio della lingua, secondo l’editto vescovile del 1430.
Come si fa a comprendere il limite tra dire il male e il dire male? L’Autrice analizza diverse forme della maldicenza – i rumors, i pettegolezzi e i gossip – che si creano nelle relazioni tra persone, fatte di sguardi, di etichette e di stigmi. Il linguaggio ed il flusso delle comunicazioni sono fondamentali per poter operare quella “giusta” distinzione tra il detto e l’intenzione del parlante. A L’Aquila il 21 gennaio di ogni anno, da secoli si celebra la festa di Sant’Agnese, la festa strana, la festa del dire il male, “strana” ed “unica”, per le sue peculiarità, ma anche perché si tratta di una maldicenza positiva, di una comunicazione sana, che ha valenza di apertura sociale.
Tornando ai premiati della sezione Saggistica edita, al 2° posto si è classificato Duccio Demetrio con il volume “La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo” (Raffaello Cortina Editore, Milano) e al 3° posto Vincenzo Gianforte – Giacomo Carnicelli con “Ju Calenne, l’albero del maggio a Tornimparte” (One Group Edizioni, L’Aquila). Nella sezione Narrativa edita si afferma Stefano Carnicelli con il romanzo “Il bosco senza tempo” (Prospettiva Editrice, Roma).
Sia consentita, infine, un’annotazione particolare per l’italo canadese Kenneth Canio Cancellara, presente con il suo romanzo “In cerca di Marco”, tradotto dall’inglese “Finding Marco” dalla bravissima traduttrice abruzzese Antonella Perlino, cui si deve peraltro anche la traduzione del romanzo della scrittrice marocchina Rita El Khayat.

Immagine dal sito www.comuniverso.it

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