La locomotiva tedesca è inceppata. Fiducia delle imprese…


"Nuovi dati allarmanti sulla situazione economica della prima economia europea, che nel secondo trimestre dell’anno era scivolata in una dinamica negativa del Pil (-0,2%). Pesano le tensioni con la Russia, che affossano l’export. Ma ora dalla Bce di Draghi si aspettano contromisure"

MILANO – Nuovo calo ad agosto per l’Ifo, l’indicatore che misura la fiducia delle imprese tedesche: è sceso per la quarta volta consecutiva a 106,3 punti, dai 108 del mese di luglio, e sotto le attese degli analisti che – secondo l’agenzia Bloomberg – si collocavano a 107 punti. In calo anche l’indice che misura la situazione corrente, pari ad agosto a 111,1 punti (112,9 a luglio), contro i 112 del consensus.

Il peggioramento del quadro, spiegano gli economisti, è dovuto alle preoccupazioni legate alla crisi in Ucraina e all’impatto delle sanzioni contro la Russia, che coinvolge in maniera determinante le imprese tedesche: basta pensare che il settore dell’elettronica ha perso quasi il 20% di export verso Mosca nei primi sei mesi dell’anno. Ma non sfugge come sia l’ennesimo indicatore proveniente da Berlino che traccia un quadro cupo per la prima economia europea. Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, la Germania è passata dall’essere ancora di salvataggio nella recessione del Vecchio Continente a una parte del problema.

A metà agosto era emerso con chiarezza il rallentamento economico tedesco, già anticipato per altro dall’indice Zew che – in maniera simile all’Ifo – calcola la fiducia delle imprese, non rivolgendosi direttamente a loro ma ad un panel di esperti. Per la prima volta dopo due anni, hanno mostrato i dati a metà mese, il Pil della

Germania è passato in negativo: è calato dello 0,2% nel secondo trimestre 2014, rispetto al trimestre precedente, con un dato peggiore rispetto alle attese che indicavano una possibile flessione del -0,1%. Se in ogni caso non si tratta di cifre spaventose – per di più legate anche al clima dell’inverno – per altri versi ha preoccupato la presa di posizione della Bundesbank, secondo la quale il rimbalzo nella seconda metà dell’anno si fa ora difficoltoso.

Anche Klaus Wohlrabe, economista dell’Ifo, l’Istituto che proprio oggi ha diffuso il dato sulla fiducia delle imprese, è ribassista sul tasso di crescita tedesco: nel 2014 la dinamica del Pil dovrebbe attestarsi a +1,5%, contro un aumento precedentemente atteso al 2%. Secondo Wolhrabe, comunque, l’economia tedesca resta ancora "lontana dalla recessione", con il terzo trimestre visto piatto. Da notare che – sempre oggi – è emerso un altro dato negativo per il settore delle costruzioni, nel quale gli ordini accusano a giugno una contrazione dell’11,9% rispetto al mese precedente e si ridimensiona così l’incremento su base annuale, che frena a un +1,5%.

Non a caso il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha chiesto a Berlino di giocare un ruolo attivo per la ripresa dell’economia europea: "Credo che sia molto importante per la Germania partecipare al processo della ripresa in maniera intensa: ha i mezzi per farlo", ha detto Lagarde in un’intervista alla Radio Televisione Svizzera (Rts). Secondo il numero uno del Fmi, la Germania dispone dei "margini di manovra" necessari per compiere questo sforzo, come dimostrano le recenti trattative sui salari svolte nel paese. In effetti, l’accusa degli economisti alla politica economica della Merkel è di non aver fatto abbastanza per spingere la domanda interna, attraverso un aumento del potere d’acquisto dei tedeschi. Di contro, la vocazione all’esport ha generato quello squilibrio nei conti correnti che è stato rilevato anche in sede di Commissione europea, da dove è partito un richiamo ufficiale.

A questo punto, torna sulla scena la Bce di Mario Draghi. Lo stesso governatore, parlando dal summit dei banchieri centrali di Jackson Hole la scorsa settimana, si è detto fiducioso del fatto che le misure straordinarie annunciate a giugno – che avranno valenza effettiva da settembre – daranno una scossa all’economia. Ma ha poi garantito che, di fronte all’emergenza economica e al perdurare della bassa inflazione, l’Eurotower può fare di più. Anche sulla scorta di questi dati tedeschi, i mercati se lo aspettano.

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