Slogan e leaderismo


Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Renzi fa benissimo a godersi il suo popolo così come, il giorno precedente, le rubinetterie d’avanguardia di Brescia esportate in tutto il mondo. Meno bene non confrontarsi con gli ospiti di Cernobbio e le tante voci fuori dal coro che pure di cose interessanti ne hanno dette sul futuro dell’Europa e dell’Italia in un quadro geo politico preoccupante per le tante guerre e tensioni in corso. Tenuto conto per di più che Renzi è pure presidente di turno del semestre europeo. Inoltre perché l’Italia non è solo le eccellenze di Brescia ma anche Napoli, con la morte dolorosa di un giovane e la rabbiosa reazione che ne è seguita molto più ampia degli abitanti e dei giovani di un quartiere difficile.
Sotto altro fronte il disastro idrogeologico del Gargano, ultimo in una brutta estate caratterizzate da “bombe d’acqua” in tante regioni. C’è insomma una Italia che evidenzia mali antichi e preoccupanti – la mancanza di lavoro per giovani e donne e la loro disperazione -che specie al sud incrociano con la piaga storica delle mafie, della corruzione e dell’illegalità diffusa. Ambiti spesso vicini alle stesse istituzioni e alla politica rappresentata emblematicamente da quella calabrese a cui non è estraneo lo stesso Pd. Ora alle prese con primarie complicate e che si spera “salvifiche”che da sole non potranno sanare antiche patologie e manovre di potere di ogni tipo.
Renzi ovviamente conosce bene questi problemi e non era indispensabile che ne parlasse a Bologna, anche se forse sarebbe stato utile. Ma Renzi ha soprattutto a cuore riproporre i suoi slogan: “Ce la faremo, cambieremo l’Europa e l’Italia, non si indietreggia di un centimetro perché le riforme vanno fatte senza guardare in faccia nessuno” e così sloganando, con indubbia efficacia oratoria, con una comunicazione avvolgente che esalta il suo uditorio e gran parte della platea televisiva. Sono i tratti costitutivi della personalizzazione e del leaderismo della politica che il sistema Italia ha già conosciuto con Berlusconi e prima – con altre caratteristiche ovviamente – con Bettino Craxi. Renzi rifiuta ogni accostamento con altri esponenti politici, che pure vengono evocati da non pochi commentatori anche stranieri. Esiste però il problema di una politica che predilige continui annunci e promesse e che comunque non può essere fatta da un solo uomo al comando. Né basta una comunicazione per quanto fondamentale ed efficace. La vera sfida è la dura realtà con i suoi difficili problemi e che esige anche capacità di ascolto, di mediazione e di proposta senza la superficiale chiamata in causa dei salotti e degli esperti contemporanei. Vale per la politica del governo e vale per l’azione del partito.

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