La finta spending review: i tagli scendono già al 2%

 

L’asticella dei risparmi è ufficialmente fissata al 3%, ma potrebbe scendere al 2%. I ministri dovranno indicare a Palazzo Chigi quali capitoli di spesa tagliare e se non lo faranno, scatteranno riduzioni automatiche alle dotazioni finanziarie.
Nessuno sarà escluso, nemmeno il ministero della Sanità per il quale si prospetta un taglio, come minimo di tre miliardi. Il premier Matteo Renzi ieri ha cercato di fare passare il messaggio che la spending review nuova versione sarà «soft». Ma quelli che si prospettano in vista della prossima legge di Stabilità sono dei tagli lineari classici, con un margine di decisione in più per i dicasteri.
Ieri Renzi, subito dopo il consiglio dei ministri che ha deciso tra le altre cose l’assunzione di 34 mila insegnanti precari – ha illustrato tutti i colleghi il piano, invitandoli a «scrivere» i rispettivi programmi di risparmi. L’obiettivo di Palazzo Chigi resta quello dei 20 miliardi, anche se dal ministero dell’Economia e anche dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli, sono arrivate stime molto inferiori sulle riduzioni di spesa immediatamente attuabili.
Il tre per cento sì, ma solo di circa 200 milioni di spesa aggredibile. Secondo questa versione ci sarebbe una stretta praticamente solo sugli acquisti intermedi, ma Renzi vuole di più. Tra i fronti aperti, quello tra il premier e il ministro Beatrice Lorenzin, che vorrebbe limitare i tagli alle spese di funzionamento del ministero, senza toccare il servizio sanitario. «Metteremo in sicurezza i cittadini», aveva assicurato nei giorni scorsi il ministro. Ma non è detto che basti. Il budget del ministero è di 1,2 miliardi e un risparmio di 30 milioni da uno dei dicasteri più importanti non basta. Inevitabile che si cerchi di pescare dai 337 miliardi, la dotazione del fondo sanitario nazionale per i prossimi tre anni, che però sono stati concordati con il patto regioni-governo. Se venisse applicata la regola del 3%, dalla sanità potrebbero arrivare più di 10 miliardi di euro in tre anni, 3 miliardi per il solo 2015. Risorse che le regioni dovrebbero a loro volta trovare tagliando le proprie spese. Se succederà, «dovremo rivedere gli accordi. Ma a parte tutto non dimenticarci come il nostro servizio sanitario è quello che costa di meno in Europa e ha performance di alto livello», ha spiegato il coordinatore della commissione Salute delle Regioni e assessore alla Sanità del Veneto Luca Coletto.
Dalle regioni ai comuni, ieri il presidente dell’Anci Piero Fassino ha respinto al mittente uno dei capitoli del piano Cottarelli, cioè l’operazione cieli bui che punta a spengere parte dell’illuminazione pubblica. Renzi ha assicurato ancora una volta che non ci saranno le pensioni nel piano di risparmi. Ma tra le ipotesi tecniche di risparmi portate da Cottarelli a Palazzo Chigi, c’è anche il contributo sulle pensioni più alte. Tutti argomenti tabù, che dovranno essere affrontati nei prossimi giorni, visto che il governo intende confermare il bonus degli 80 euro e agire in modo più deciso sulla tassazione che grava sul lavoro.
Senza contare gli impegni sulla scuola, che ieri sono state in parte attuati. Il consiglio dei ministri ha dato il via libera a oltre 30 mila assunzioni dei precari della scuola. Partiranno subito le assunzioni a tempo indeterminato, su posti vacanti e disponibili, di 15.439 insegnanti e 4.599 ausiliari, tecnici e amministrativi. Autorizzata anche l’assunzione di 13.342 docenti da destinare al sostegno di alunni con disabilità e 620 dirigenti scolastici. Si tratta del primo pacchetto di assunzioni, che era già avviato. Secondo gli impegni presi da Renzi nel 2015 le stabilizzazioni dovranno essere 150 mila.

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