Gli eventi culturali. Mostre ed eventi in Italia e nel mondo

di | 1 Ott 2014

HANS MEMLING. Rinascimento Fiammingo

Al centro la grandiosa figura di San Michele intento a pesare le anime alla presenza della corte celeste. A sinistra i beati accolti da San Pietro si apprestano a varcare le porte del Paradiso. A destra, i dannati che precipitano nel fuoco dell’inferno.
Questo è ciò che viene rappresentato nel trittico del Giudizio Universale di Hans Memling, conservato al Museo di Danzica, destinato dal pittore fiammingo all’Italia, più precisamente alla cappella dedicata a San Michele nella Badia Fiesolana a Firenze, ma che in Italia non arrivò mai. Commissionata dal banchiere fiorentino Angelo Tani e da sua moglie Caterina di Francesco Tanagli – entrambi raffigurati inginocchiati del retro degli sportelli del trittico – venne caricata sulla galea San Tommaso assalita dai pirati che trasportarono il carico nella città di Danzica, che si era dimostrata il migliore offerente per il prezioso bottino. Il trittico del Giudizio Universale venne ammirato a tal punto dagli abitanti della città che questi decisero di collocarlo nel Duomo della città. Inutile fu la causa intentata per riaverlo. Il Tani era particolarmente legato a quell?opera in quanto per lui rappresentava un riscatto morale e al contempo un chiaro messaggio per un suo ex amico, il quale gli aveva slealmente sottratto un incarico prestigioso in una banca di Bruges. Angelo Tani, scegliendo Memling per realizzare l?opera, si era rivolto al più famoso e caro artista del luogo, perché dipingesse il giudizio universale, come a dire che se la giustizia umana nulla aveva potuto nel suo caso, sarebbe stata la mano divina a punire un giorno i torti da lui subiti.
In mostra saranno presenti opere come il dittico col Cristo benedicente (Genova, Palazzo Bianco) e la Mater Dolorosa (collezione privata) – qui ricomposto per la prima volta – che contiene immagini devozionali copiate con più fervore nel tardo XV e nel XVI secolo, come attesta la versione dipinta dal Ghirlandaio, anche essa presente nel percorso espositivo; il già citato Trittico del Giudizio Universale, probabilmente l’opera artisticamente più ambiziosa dell’artista, che sarà possibile ammirare sia nella parte anteriore sia in quella posteriore accanto ad opere con immagini del Giudizio Universale del Rinascimento italiano, tra cui, un?interessante tavola proveniente da Napoli – restaurata in occasione dell?esposizione – con alcune figure mutuate dalla maniera nordica, il cui autore deve aver avuto accesso ai modelli di Memling.

Roma, Scuderie del Quirinale
dal 11 Ottobre 2014 al 18 Gennaio 2015


Bimillenario augusteo. Nuovo percorso della basilica Iulia e del Vicus Iugarius
"La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma riapre alla fruizione del pubblico, nel Foro romano, l’antico percorso del Vico Iugario attraverso la Basilica Iulia, altro importante monumento augusteo nell’area archeologica centrale."
L’area che si riapre al pubblico era stata chiusa negli anni ottanta del secolo scorso in occasione degli scavi archeologici della Soprintendenza, finalizzati a ricostituire l’originaria unità topografica tra la piazza del Foro e le pendici del Campidoglio, attraverso lo smantellamento di una strada ottocentesca poi allargata e ribassata nel 1942, la via della Consolazione, che aveva creato una cesura artificiale nel complesso archeologico. Fino all’anno 2000 una serie di campagne di scavo hanno evidenziato un bacino stratigrafico della potenza di 9 metri, cresciuto in un amplissimo arco di tempo compreso tra l’età arcaica e le fasi di urbanizzazione medievale e rinascimentale, fino all’età moderna. L’indagine archeologica ripresa negli ultimi quattro anni, dopo un lungo lasso di tempo, ha permesso di chiarire notevoli aspetti dell’evolversi del sito in epoca romana. Ora, terminati tutti gli interventi di scavo, di consolidamento e di restauro delle strutture, si può offrire la piena fruibilità dell’intera area e dell’antica viabilità del Foro Romano rappresentata principalmente dalla via Sacra, asse tra la valle del Colosseo e le pendici del Campidoglio, che proprio in prossimità del Tempio di Saturno incrocia altre due arterie non meno importanti: il Clivo Capitolino infatti permetteva di raggiungere la sommità del colle occupata dal Tempio di Giove, Giunone e Minerva, mentre il Vico Iugario collegava direttamente il centro della città al Tevere, nel punto di miglior approdo, in corrispondenza dell’isola Tiberina. Le ultime scoperte hanno ribadito i legami topografici tra gli assi viari, il Tempio di Saturno e la Basilica Giulia, mentre i nuovi resti monumentali rimessi in luce hanno evidenziato come in ciascun edificio sia possibile leggere omogenee e coeve fasi di costruzione.

Roma, Foro Romano
dal 01 Ottobre 2014 al 31 Dicembre 2015


ESCHER
“Sono andato nei boschi di Baarn,
ho attraversato un ponticello e davanti a me avevo questa scena.
Dovevo assolutamente ricavarne un quadro!”

Con queste parole, Maurits Cornelis Escher allude alla litografia dal titolo Tre mondi, in cui superficie, profondità e riflesso sono poste su un unico piano, quello dell’acqua, che accavalla mondi reali e mondi riflessi fra sogno e geometria, invenzione e percezione visiva, fantasia e rigore.
Con oltre 150 opere, tra cui i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente (M.C. Escher Foundation), Giorno e notte (Collezione Giudiceandrea), Altro mondo II (Collezione Giudiceandrea), Casa di scale (relatività) (Collezione Giudiceandrea) s’inaugura a Roma, al Chiostro del Bramante, una grande mostra antologica interamente dedicata all’artista, incisore e grafico olandese, che ne contestualizza il linguaggio artistico e racconta l’annodarsi di universi culturali apparentemente inconciliabili i quali, grazie alla sua arte e alla sua spinta creativa, si armonizzano, invece, in una dimensione visiva decisamente unica.
Prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group e, in collaborazione con la Fondazione Escher, grazie ai prestiti provenienti dalla Collezione Federico Giudiceandrea, curata da Marco Bussagli, con il patrocinio di Roma Capitale, la mostra ESCHER vuole sottolineare l’attitudine di questo intellettuale – perché il termine artista, nell’accezione con cui siamo abituati ad usarlo, pare in parte inadeguato – a osservare la natura in un altro modo, con un punto di vista diverso, tale da far emergere in filigrana quella bellezza della regolarità geometrica che talora diviene magia e gioco.
Non è un caso che la spinta verso il meraviglioso e l’inconsueto sia nata nella mente e nel cuore di Escher grazie allo stupore che provava per le bellezze del paesaggio italiano, dalla campagna senese al mare di Tropea, dai declivi scoscesi di Castrovalva ai monti antropomorfi di Pentadattilo. Su questi paesaggi si allungava il suo sguardo che scorgeva la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi. Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che s’avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana. Quello di Escher, infatti, è uno sguardo che sa cogliere la realtà del reticolo geometrico dietro le cose, per poi farne le premesse compositive per costruire quelle che più tardi prenderanno il nome di «immagini interiori».
Così, quando lasciata definitivamente l’Italia Escher giunse a Cordova e all’Alhambra nel 1936, il gioco di tassellature – l’elemento di attrazione dell’apparato decorativo di quei monumenti moreschi – fu causa scatenante di un ulteriore processo creativo che coincise con il riemergere della cultura art nouveau della sua formazione artistica.
Il percorso della mostra vuole seguire letteralmente lo sguardo di Escher, che ha preso le mosse dall’osservazione diretta e puntuale della natura, sull’onda del fascino che esercitò su di lui il paesaggio italiano. Così, gli occhi del grande artista si sono posati tanto sulle meraviglie offerte dagli scorci del nostro paese, quanto sulle piccole cose, dai soffioni agli scarabei, dalle foglie alle cavallette, ai ramarri, ai cristalli che egli osservava come straordinarie architetture naturali.
La mostra dedicata a questo grande intellettuale, mago nell’iper suggestione del disegno, racconta attraverso le opere di Escher la compenetrazione di mondi simultanei, il continuo passaggio tra oggetti tridimensionali e bidimensionali, ma anche le ricerche della Gestalt – la corrente sulla psicologia della forma incentrata sui temi della percezione -, le implicazioni matematiche e geometriche della sua arte, le leggi della percezione visiva e l’eco della sua opera nella società del tempo.
Nel percorso della mostra anche opere comparative quali Marcel Duchamp, Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Luca Maria Patella.

Roma, Chiostro del Bramante
Via Arco della Pace, 5 – 00186
dal 20 Settembre 2014 al 22 Febbraio 2015

dal sito www.arapacis.it


Henri Cartier-Bresson – Mostra retrospettiva proveniente dal Centre Pompidou di Parigi 
Su twitter #BressonRoma

Sarà esposta a Roma, dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015, la mostra retrospettiva Henri Cartier-Bresson a cura di Clément Chéroux, ora in corso al Centre Pompidou di Parigi.
La grande esposizione, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, viene presentata a dieci anni esatti dalla morte di Henri Cartier-Bresson. Clément Chéroux è storico della fotografia e curatore presso il Centre Pompidou, Musée national d’art moderne.
Il genio della composizione, la straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci ma anche più significativi, fanno di Henri Cartier- Bresson (1908 – 2004) uno dei più grandi fotografi del Ventesimo secolo. Lungo tutta la sua carriera, percorrendo il mondo e posando lo sguardo sui grandi momenti della Storia, Cartier-Bresson è riuscito sempre a unire la poesia alla potenza della testimonianza. Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato uno dei grandi testimoni della nostra storia; l’occhio del secolo”, come giustamente viene chiamato.
Tre grandi periodi scandiscono la sua opera: il primo, dal 1926 al 1935, nel quale Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi nella fotografia e intraprende i suoi primi viaggi; il secondo, dal 1936 al 1946, è quello del suo impegno politico, del suo lavoro per la stampa comunista e dell’esperienza del cinema. Il terzo, dal 1947 al 1970, va dalla creazione della prestigiosa agenzia Magnum Photos fino al suo abbandono del fotoreportage.
La mostra propone una nuova lettura dell’immenso corpus di immagini che Cartier-Bresson ci ha lasciato: copre l’intero percorso professionale del grande fotografo ed è il frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto dal curatore nel corso di molti anni di studio nell’archivio di Cartier-Bresson. Saranno esposte oltre 500 tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, riunendo le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute del grande maestro.

Curatore/i
Clément Chéroux
Catalogo
Henri Cartier-Bresson
Chéroux Clément
2013, 397 p., ill., rilegato
Editore: Contrasto
Lingua: Italiano/Francese

Roma, Museo dell’Ara Pacis, Nuovo spazio espositivo Ara Pacis
dal 26 Settembre 2014 al 25 Gennaio 2015



Picasso e la modernità spagnola

Dal 20 settembre 2014 Palazzo Strozzi a Firenze riporta l’attenzione sull’arte moderna con un nuovo importante evento dedicato a uno dei più grandi maestri della pittura del XX secolo: Pablo Picasso.
La mostra presenta un’ampia selezione di opere del grande maestro dell’arte moderna che permette di riflettere sulla sua influenza e sul confronto con importanti artisti spagnoli come Joan Miró, Salvador Dalí, Juan Gris, Maria Blanchard, Julio González: l’arte che riflette sull’arte e sul rapporto tra realtà e surrealtà, l’impegno dell’artista nella tragedia storica, l’emergere del mostro dal volto umano, e la metafora del desiderio erotico come fonte privilegiata di creazione e visione del mondo.
Picasso e la modernità spagnola accoglie circa 90 opere della produzione di Picasso e di altri artisti tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e una ripresa cinematografica, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. Tra le opere esposte sono presenti celebri capolavori come il Ritratto di Dora Maar, la Testa di cavallo e Il pittore e la modella di Picasso, Siurana, il sentiero di Miró e inoltre i disegni, le incisioni e i dipinti preparatori di Picasso per il grande capolavoro Guernica, mai esposti in numero così elevato fuori dalla Spagna.

Organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
A cura di Eugenio Carmona

Firenze, Palazzo Strozzi
dal 20 Settembre 2014 al 25 Gennaio 2015