Conoscere l’Ebola

di | 24 Ott 2014

Quasi un decennio fa alcuni scienziati tra Canada e Stati Uniti avevano creato un vaccino risultato essere efficace al cento per cento nel proteggere le scimmie contro il virus Ebola. Furono effettuate confronti tra vari laboratori ed i risultati definitivi ed efficaci, furono pubblicati sia in ambito universitario con tanto di risultati e riscontri, sia su alcune testate giornalistiche del settore prettamente sanitario, ma anche su testate di importanza nazionale americana e canadese.
Il riscontro della efficacia fu confermato poi dagli organi Istituzionali preposti a verificare nuovi farmaci e vaccini. Tutto sembrò molto entusiasmante, in ambito dei ricercatori, e dell’ambiente universitario e medico in generale, e furono fatte dichiarazioni che entro un paio di anni si sarebbe potuto procedere con tests su esseri umani e poi, verificati i risultati, con le dovute certificazioni Istituzionali, avrebbero potuto essere commercializzati già a partire dal 2010
Ma nulla di tutto ciò accadde. Il vaccino fu lasciato riposare in qualche armadietto di laboratorio.
E adesso con quasi 5.000 morti a causa di Ebola e di una epidemia che infuria, quasi fuori controllo in Africa occidentale, ci si chiede perché non si è andato avanti, perché non si sono prodotti e testati quei vaccini efficaci al cento per cento? Ma le risposte, basta approfondire, eccole apparire.
Ma facciamo ancora un passo indietro, a quei dieci anni fa.
A quel tempo ebola era rara, vi erano solo piccoli e sporadici focolai, e con poche centinaia di contagiati, con una diffusione del virus quasi in stallo, e qualche centinaio di morti.
Ed ecco che così le risposte vengono da sole: perché produrre vaccini e farmaci per malattie che affliggono solo paesi poveri? E perché le grandi Aziende farmaceutiche avrebbero dovuto spendere consistenti, ma inutili fondi, per i loro scarsi guadagni per Paesi poveri e con scarsa capacità di pagare da loro stessi la produzione di tali vaccini? Inutile investimento e poco redditizio.
Ma ora, non appena la crescente epidemia che devasta l’Africa occidentale, e che è vista come una potenziale minaccia per il resto del Mondo, i Governi e le Case Farmaceutiche hanno iniziato ad aprire i loro portafogli, ad intensificare le ricerche e iniziare tests per trovare il vaccino o il farmaco giusto, ma che già da più di un decennio esiste.
“Non c’è mai stato un grande mercato per i vaccini Ebola”, ha dichiarato Thomas W. Geisbert, un esperto di Ebola dell’Università del Texas, il Medical Branch a Galveston, uno degli sviluppatori del vaccino di quei tempi, e continua dichiarando: “Allora Big Pharma, disse che “Ci vuole una crisi mondiale per portare avanti alcuni progetti di scarso guadagno” ed ecco che oggi afferma, visti i pericoli “’Ok. Dobbiamo fare qualcosa”. Sempre Big Pharma che decide, su investimento-guadagno, null’altro. E così da marzo, quando è scoppiata l’epidemia in Africa Occidentale, è iniziata la lotta contro Ebola. Con massicce presenze in Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo. Sei grandi centri e con oltre 3.300 operatori sul campo, con le équipe di MSF (Medici Senza Frontiere) che hanno trattato complessivamente circa il 60% dei casi, ed hanno ricoverato più di 4.511 persone, di cui circa 2.706 sono risultate positive all’Ebola e di queste 981 sono guarite. “Siamo in azione giorno e notte, ma le nostre forze sono al limite. Per vincere questa battaglia serve una massiccia mobilitazione internazionale e l’aiuto di tutti noi.”

Ma cosa è ebola?
La malattia da virus Ebola (Evd), in passato nota come febbre emorragica, è una malattia grave e spesso fatale per l’uomo. È un virus ad Rna del genere Ebola e ne fanno parte la famiglia dei Filoviridae (filovirus). Alla quale appartengono anche il genere Marburgvirus e il genere Cuevavirus. Sono stati identificati cinque diverse specie di virus ebola:
• Bundibugyo ebolavirus (Bdbv)
• Zaire ebolavirus (Ebov)
• Reston ebolavirus (Restv)
• Sudan ebolavirus (Sudv), e
• Taї Forest ebolavirus (Tafv).
Ma solo Bdbv, Ebov e Sudv sono stati associati a grandi epidemie da Evd in Africa.

Come si trasmette?
Il sangue insieme a secrezioni, organi o altri fluidi corporei è il veicolo principale. In Africa è stata documentata l’infezione a seguito di contatto con scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta (Pteropodidae), ed altri animali (Fonte Oms).
La trasmissione può avvenire per contatto interumano: diretto con organi, sangue e altri fluidi biologici (saliva, urina, vomito) di soggetti infetti (vivi o morti), oppure indiretto con ambienti contaminati da tali fluidi. Il contagio è più frequente tra familiari e conviventi, e durante le cerimonie di sepoltura, con il contatto con il cadavere. Infezioni asintomatiche si sono riscontrate in individui sani a contatto con scimmie o maiali infetti da Restv, venendo così a conclusione che tale specie di virus potrebbe essere meno patogeno per l’uomo rispetto ad altre specie di ebolavirus, anche se non è certo sia applicabile a immunodepressi, persone affette da patologie croniche, bambini, donne in gravidanza.

Sintomi della malattia e decorso clinico

L’incubazione può andare da 2 a 21 giorni, a cui fa seguito l’infezione con un decorso acuto caratterizzato da febbre, astenia, mialgie, artralgie e cefalea. Progredendo aumentano i sintomi e si accentuano. I soggetti sono contagiosi fino a quando il virus è presente nel sangue e nelle secrezioni biologiche, e dopo la cura fino a 61 giorni nello sperma (Fonte Oms). Successivamente evolve con la comparsa di danni ad organi e apparati: funzione epatica e renale, respiratoria, gastrointestinale, del sistema nervoso centrale, vascolare, cutaneo. I fenomeni emorragici, sia cutanei che viscerali, compaiono in oltre la metà dei pazienti in genere dopo una settimana dall’esordio, sia a carico del tratto gastrointestinale, petecchie, epistassi, ematuria, emorragie. Nella fase terminale il quadro clinico è caratterizzato da tachipnea, anuria, shock ipovolemico, sindrome da insufficienza multi-organo. La letalità, a seconda della specie di ebolavirus, varia dal 25% al 90%.

Diagnosi

La diagnosi clinica è difficile nei primissimi giorni, a causa dell’aspecificità dei sintomi iniziali. Può essere facilitata dal contesto in cui si verifica il caso: area geografica di insorgenza o di contagio e dal carattere epidemico della malattia. In ogni caso anche se semplice sospetto, è opportuno l’isolamento e la notifica alle autorità sanitarie. Gli esami di laboratorio confermano l’infezione da Ebola con l’identificazione del genoma virale, di antigeni virali o di anticorpi contro il virus. Nella fase prodromica della malattia la conferma si può ottenere con l’identificazione degli antigeni virali con metodi immunoenzimatici (Elisa), nella fase più avanzata, è possibile effettuare una indagine sierologica per la ricerca degli anticorpi IgM o IgG. La manipolazione di campioni biologici da pazienti infetti deve essere gestita in condizioni di biocontenimento, in laboratori con livello di biosicurezza (Bls) 3 o 4.

Trattamento

Al momento non vi sono medicinali autorizzati all’uso umano per trattare o prevenire Evd.
Prevenzione
La prevenzione si affida, quindi, al rispetto delle misure igienico sanitarie, alla capacità di una diagnosi clinica e di laboratorio precoci e all’isolamento dei pazienti.
Storia: il paziente zero
La più grave epidemia di Ebola di sempre sarebbe stata veicolata da un piccolo mammifero migratore: il pipistrello della frutta paglierino (Eidolon helvum) portò il virus in Guinea, dove l’infezione è passata dagli animali all’uomo.
Il primo contagiato recentemente è stato – lo scorso dicembre – un bambino di due anni, nel remoto villaggio guineiano di Meliandoua.
Il virus più temuto del momento non si diffonde per via aerea, ed è improbabile che lo farà in futuro.

Immagine dal sito www.12alle12.it

 

di Pietro Bergamaschini