Mattarella ricorda Stefano Taché

 


Dopo la sua visita alle Fosse Ardeatine, il ricordo del Presidente Mattarella dell’attentato alla sinagoga

 

Commovente il discorso di Sergio Mattarella alle Camere riunite e soprattutto alla Nazione. Un lungo ragionamento dal fervore risorgimentale ma anche ricco di attualità. Un appello che sottolinea quanto la politica debba lottare per tornare ad essere “Vox Populi”. Sono stati tanti i lunghi applausi nell’aula di Montecitorio, spesso con gli onorevoli in piedi. Nei punti citati dal neopresidente, il lavoro, i giovani, gli anziani, un prolungato appello contro le mafie e contro il terrorismo, al fianco delle istituzioni, dei giudici e dei magistrati.

Il Presidente della Repubblica ha ricordato i tragici avvenimenti avvenuti in Francia, le decapitazioni da parte dell’Isis e si è soffermato nella memoria di Stefano Taché “bambino italiano ucciso per la sua fede” da parte di un commando palestinese. Non ricordavamo dai tempi di Giuseppe Saragat una simile vicinanza agli italiani di religione ebraica. Il presidente socialdemocratico rivolse nel 1967 un appello di solidarietà ad Israele quando i suoi cittadini, spesso parenti di italiani, vennero attaccati da tutti i paesi confinanti e dall’Iraq.

Gli uomini che sabato 9 ottobre 1982 uccisero quel bambino di due anni e ferirono 37 persone all’uscita dal Tempio Maggiore di Roma, erano agli ordini di Abu Nidal, uno dei fondatori di quel consiglio rivoluzionario presieduto da Yasser Arafat, cui politica era quella di eliminare non solo Israele ma ogni ebreo. Abu Nidal fu anche uno degli organizzatori del sequestro dell’Achille Lauro dove gli “eroi” spinsero in mare lo statunitense Leon Klinghoffer, handicappato di credo ebraico.

Stefano Taché non è nelle parole di Mattarella solo un ricordo, ma un preciso avvertimento ai neo-politici. Pur essendo stato catalogato come cattocomunista, il Presidente ha voluto distinguersi da alcune nefandezze della recente storia politica – dicasi Craxi e Andreotti, leggasi D’Alema -. Lo stesso premier Renzi
– suo malgrado – ha dovuto accontentare alcuni per tenere unite tutte le voci del PD e a questo dobbiamo la presenza della Mogherini e la sua vicinanza a quel mondo finto buonista di stampo petrolifero, tramandato dalla prima repubblica.

Le parole di Sergio Mattarella – non sempre capite dai giovani onorevoli per mancanza di età storica ma spesso per superficialità – hanno distinto uno ad uno gli elementi di un’accozzaglia cui solo sotto la guida di una persona saggia e determinata si può porre rimedio eliminandoli accuratamente, estirpandone le radici. Il settennato iniziato oggi sembra l’unica ancora di salvezza per non continuare a precipitare.
Auguri Presidente Mattarella!

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