Alla notte degli Oscar trionfa «Birdman». Migliori costumi all’italiana Milena Canonero…

Come previsto, e stavolta la dea bendata è stata saggia, «Birdman» ha battuto tutti: l’Oscar per il miglior film è andato alla splendida pellicola firmata dal messicano Alejandro González Iñárritu. Incentrato su un ex divo hollywoodiano che prova a rimettersi in gioco sui palcoscenici di Broadway, «Birdman» è un’operazione tecnicamente impressionante (quasi tutta la pellicola è girata in un unico piano-sequenza, seppur con l’ausilio di raccordi digitali) e una grande riflessione metacinematografica e sul mestiere dell’attore.

Perfettamente calato in epoca contemporanea, è un film che ragiona con forza anche sul potere dei social network e delle condivisioni on-line, oltre che sul cinema dei supereroi, sempre più di moda oggi sul grande schermo. E con una sceneggiatura che racchiude la messa in scena di “What we talk about when we talk about love” di Raymond Carver (appena 20 pagine di racconto di strepitosa lettura). A Iñárritu è andata anche la statuetta come miglior regista, la prima in carriera, superando l’agguerrita di concorrenza dell’americano Richard Linklater, che con il suo “Boyhood” è rimasto pressoché a bocca asciutta (unica statuetta alla non protagonista Patricia Arquette).
L’ Oscar come miglior attrice protagonista è, come ampiamente previsto, andato a Julianne Moore per «Still Alice». Il miglior attore protagonista è invece Eddie Redmayne per la ricattatoria interpretazione ne «La teoria del tutto», in cui veste i panni di Stephen Hawking. Graham Moore ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale per «The Imitation Game». Ad Alexandre Desplat la meritatissima statuetta per la miglior colonna sonora di quel film raffinato e anticonvenzionale che è «Grand Budapest Hotel», che ha vinto quattro statuette.
Patricia Arquette assieme all’Oscar ha ottenuto applausi per il suo discorso, il più apprezzato al Dolby Theater, per cercare di vedere stabiliti i diritti per le donne. «E’ tempo che per le donne si inizi a parlare di stessi diritti e di uguale paga sul lavoro. Noi americani ci battiamo per i diritti civili nel mondo ma trascuriamo un problema di casa nostra. E’ un grosso problema, è tempo per le donne di farsi sentire. Abbiamo bisogno di una legge federale che ristabilisca i nostri diritti».
L’Oscar per il miglior attore non protagonista è invece andato a J.K. Simmons per «Whiplash». Il polacco «Ida» è stato giustamente premiato come miglior film straniero. Frances Hannon e Mark Coulier hanno, invece, ottenuto l’Oscar per il miglior trucco per «Grand Budapest Hotel» di Wes Anderson, film che ha visto trionfare anche l’italiana Milena Canonero nella categoria dei miglior costumi. E per lei – si veda l’articolo a lei dedicato in correlato – si tratta del quarto Oscar («Barry Lyndon», «Momenti di gloria», «Marie Antoinette»). «Grand Budapest Hotel» ha vinto anche nella categoria miglior scenografia.
La serata in diretta
Se questi sono i premi maggiori una nota a parte la merita la serata, con un Oscar, stavolta assegnato da noi, al conduttore della cerimonia di premiazione dell’87/ma edizione, Neil Patrick Harris: la sua interpretazione è stato davvero una delle peggiori mai viste, tanto da far rimpiangere perfino la meno noiosa conduzione di Carlo Conti a Sanremo. Le sue gaffes si sono sprecate, con battute poco gentili, nell’ordine verso la pur non simpatica Oprah Winfrey, definita “ricca”, con suo evidente disappunto; Octavia Spencer, a cui da “vero cavaliere” nonostante la silhouette non proprio da silfide, ha raccomandato di non mangiare snack; al non giovanissimo Robert Duvall cui ha intimato di “non dormire” . A tutto ciò aggiungasi che la sua parodia da «Birdman in mutande» lo ha reso perfino ridicolo evidenziandone ancor di più l’inadeguatezza (e in ciò superato solo dal conduttore della diretta Sky, il sempre compiaciuto Francesco Castelnuovo, che nel commentare la scena cult del film dell’anno ha perfino sbagliato, citando Edward Norton al posto dello strepitoso e ingiustamente non premiato Michael Keaton).
Una serata così, priva di momenti emozionanti e della colpevole dimenticanza di Francesco Rosi nel capitolo “In Memoriam”, ha richiesto sbadigli ad oltranza, e non solo per la tarda ora!

I premi tecnici
Ma torniamo ai premi più tecnici: «Glory» di John Stephens e Lonnie Lynn ha vinto l’Oscar come miglior canzone per il film «Selma». «Citizen Four» di Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky ha vinto quello come miglior documentario. Emmanuel Lubezki fa il bis: dopo aver vinto lo scorso anno con «Gravity», si guadagna un’altra statuetta per la miglior fotografia con «Birdman». «Big Hero 6» di Don Hall e Chris Williams ha vinto come miglior film d’animazione. «Feast»di Patrick Osborne ha ottenuto il riconoscimento come miglior cortometraggio d’animazione. Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher sono stati premiati per gli effetti speciali di «Interstellar». Alan Robert Murray e Bub Asman hanno trionfato per il miglior montaggio sonoro per «American Sniper». Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley hanno superato tutti per il miglior mixaggio sonoro per «Whiplash». «The Phone Call» di Mat Kirkby e James Lucas ha vinto l’Oscar come miglior corto.

 

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