Il judo e la questione politica fondamentale

 
Elaborazione Immagine di Carla Morselli

La battuta «c’ho judo» è una citazione di Elio e le Storie Tese (lo dico perché c’è qualcuno che pensa che io abbia davvero judo, oggi pomeriggio).

Se non sarò alla riunione (a ore) del Pd è perché credo che prima si debbano chiarire alcune questioni fondamentali: rapporto tra governo e gruppi parlamentari (e anche tra governo e Parlamento nel suo insieme); rispetto del pluralismo e delle sue articolazioni; metodo di lavoro, perché non si può banalizzare in un pomeriggio il fatto che non abbiamo un programma scritto e condiviso (e pensiamo però di andare avanti così per tutta la legislatura).
In questi mesi ho fatto proposte sul reddito minimo e sulla revisione in senso progressivo delle aliquote. Ho proposto di occuparci della questione della povertà (di tutti coloro che sono sotto gli ottanta euro, per capirci), da una parte, e dell’innovazione, dall’altra (premiando le aziende che investono in ricerca e sviluppo). Ho insistito su obiettivi ambientali che non fossero (e non siano) quelli dello Sblocca Italia (che ho contestato duramente). Ho votato contro, insieme a Luca Pastorino, al Jobs Act, prevedendo tra l’altro quello che sarebbe successo dopo, con i decreti del governo (profezia che purtroppo si è puntualmente avverata). Ho, in perfetta solitudine, segnalato da un anno che le riforme costituzionali e l’Italicum erano (e rimangono) riforme molto discutibili, che sbilanciano il sistema costituzionale e che riducono, in modo irresponsabile, la rappresentanza.
Ho presentato proposte di legge (che non devo ripresentare oggi pomeriggio: sono note a tutti) e emendamenti (che mi hanno sempre chiesto di ritirare, peraltro), ho promosso l’elaborazione di documenti, ho sollecitato prese di posizione più coraggiose sulla legalità, sui diritti, sulle scelte di fondo.
Ho parlato di cose che l’attuale Pd non prende nemmeno in considerazione, dalla legalizzazione delle droghe leggere ad altri temi che con questa maggioranza non si possono affrontare (guarda un po’), come il fine vita.
Ecco, non è questione di un venerdì pomeriggio, è una questione che è stata posta fin dall’inizio di tutta questa storia. Se non interessa, non importa, ho un buon carattere (e la libertà per prendere strade diverse). Però non si dica che non ci sono soluzioni alternative e che non sono state avanzate, ogni giorno. Perché questo sì, è veramente inaccettabile. E sì, anche infamante.
Se volete, traduco i documenti e le proposte di legge in comode slide con slogan ammiccanti, riassumibili in 140 caratteri. Poi, però, basta.

P.S.: devo dire che ho apprezzato «questo Bersani qui», mentre negli ultimi mesi non avevo capito il perché di alcune sue scelte.

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