L’Islam non è un’entità immateriale Intervista a Leonardo Capezzone

di | 10 Mar 2015

Elaborazione Immagine C.M.


Professore,


Esiste una incompatibilità culturale tra Occidente e Islam ?

La domanda si fonda su una sorta di artificio retorico che “inventa” un problema per poi disquisirne. Il rapporto che, dal medioevo fino ad oggi, l’Occidente ha intrattenuto con il mondo musulmano è costellato di casi del genere: piuttosto che conoscere, ha spesso preferito immaginare, e ragionare sulla base di immagini (o incubi) dell’islam. In ogni caso, lo studio della storia dell’Islam, nei secoli, ci mostra che questa religione, e il sistema di civiltà che chiamiamo islam ha saputo espandersi sulla base di una compatibilità con le culture con cui veniva a contatto, e che spesso ha assorbito elaborandole in una sintesi grandiosa: basta pensare al processo epocale di traduzioni dal greco all’arabo, fra il IX e il X secolo. Ma è anche vero il fenomeno reciproco: l’esempio potrebbe essere l’influenza che la civiltà islamica, sempre nel passato, ha esercitato in Occidente su campi insospettati, come l’economia. In realtà, sono esistite, ed esistono retoriche con cui tanto l’Occidente cristiano quanto l’Oriente musulmano hanno elaborato forme di confronto – la polemistica, durata secoli, da un fronte e dall’altro – ed esiste poi la realtà, sempre enormemente più fluida, dove esseri umani, concetti e pratiche si fondono impercettibilmente. Se la compatibilità è un processo di acculturazione, mi sembra inquietante osservare, semmai, forme di compatibilità (in negativo) che l’islam dimostra, almeno dal periodo colonialista in poi, di aver sviluppato a contatto con l’Occidente e la cultura che l’Occidente ha costruito sull’islam. Mi sembra infatti che “certo” islam abbia assimilato l’idea che l’occidente ha di questo mondo (un’idea molto distante da quella che chiamiamo conoscenza, e basterebbe pensare a tutta l’ideologia su cui le Crociate si sono fondate per coglierne un esempio), e abbia imparato ad identificarsi in quelle immagini, e spesso soffrendo di una clamorosa perdita di memoria delle proprie esperienze storiche e delle propria cultura religiosa più autentica. L’Occidente ha sempre immaginato un islam truce e truculento? L’incubo occidentale prende forma negli orrendi ceffi dell’Isis (ammesso che per l’Isis si possa parlare di islam, visto che per la maggioranza schiacciante dei musulmani non lo è): essi sembrano caricature, o vignette. Paradossale sembra poi il caso di giovani occidentali che si arruolano nell’Isis sulla base di una conoscenza delirante di ciò che essi ritengono essere l’islam: attenzione, questa non è che l’altra faccia, estrema e anch’essa molto occidentale, dell’islamofobia e degli incubi che questa ha prodotto sull’islam.
In realtà, se smettiamo di parlare di islam come un’entità immateriale, e proviamo a pensare in termini di individui, ci accorgiamo che esistono milioni di musulmani che hanno scelto di vivere, o si sono ritrovati a vivere, in Occidente, e non si sono affatto posti il problema di una compatibilità con le società che li hanno accolti, né sentono che il loro essere musulmani ne risulti in qualche modo snaturato.

Negli ultimi anni si nota una violenta campagna di persecuzione contro i cristiani nei Paesi abitati dai musulmani, i fedeli massacrati e chiese date alle fiamme. Che cosa sta succedendo oggi nel mondo islamico?
Ecco un esempio di quanto dicevo prima a proposito delle forme di assimilazione all’occidente che l’islam negli ultimi decenni sta producendo. Un mondo plurale (non esattamente pluralista) come quello islamico, che sulla liceità della differenza religiosa in seno ad una stessa società ha fondato da 15 secoli un modello di pianificazione societaria (a cominciare dalla Costituzione di Medina stilata dal profeta Muhammad) ben lontano dalle società occidentali del passato, caratterizzate da una pervicace aspirazione all’unicità religiosa affermata nei secoli con una straordinaria una violenza – specificamente occidentale – oggi sperimenta, in alcune espressioni che in nessun modo mostrano di avere un legame con la tradizione e la cultura religiosa islamiche, ondate persecutorie contro minoranze religiose, di cui i cristiani sono solo una componente: si pensi alle persecuzioni anti-sciite in Pakistan come in Bahrayn, per cui però i media non sembrano nutrire alcun interesse. Tuttavia, vorrei fare dei distinguo fra alcuni casi di violenza anti-cristiana negli anni passati (nell’Iraq del dopo-Saddam), e gli orribili episodi di cui siamo testimoni oggi ad opera di criminali che rispondono a logiche ancora tutte da capire – e di certo non può essere uno storico dell’islam a capirle e a denunciarle, semmai è compito di analisti politici possibilmente indipendenti. Negli anni che hanno visto al potere nel mondo arabo dittatori come Saddam Husseyn o Hafez al-Asad, l’esercizio del potere si reggeva su un’alleanza fra minoranze (sunniti e cristiani in Iraq, sciiti nusayriti e cristiani in Siria). Questo per dire che i cristiani, spesso e non solo lì, erano parte consistente dell’élite al potere: basti pensare all’ineffabile ministro degli esteri iracheno Tareq ‘Aziz, che è riuscito a farla relativamente franca con la mobilitazione di settori influenti del mondo cattolico occidentale. Caduto il regime di Saddam Husseyn (così come oggi anche succede nel tragico disordine siriano, dove ormai le minoranze religiose non sono più protette), vi sono state rappresaglie anti-cristiane, che nulla avevano a che fare con un presunto sentimento anti-cristiano che spesso e sconsideratamente si considera come una delle espressioni autentiche e viscerali dell’islam.

Perché il terrorismo negli ultimi dieci anni è solo associato all’Islam ?
In tutta onestà, le mie competenze di storico mi impediscono di rispondere ad una simile domanda. Rischierei di sconfinare nell’opinione personale.

La sola intelligence basta per prevenire il terrorismo?
Penso di sì, non credo che c’entrino questioni di scontro o incontro di civiltà. Tuttavia, la mole di contro-informazione che si è andata accumulando sull’11 settembre, come anche sulla proliferazione dello sconcertante fenomeno talebano in Afghanistan, ci dovrebbe indurre a qualche inquietante dubbio sulle nostre effettive capacità di lettura e di interpretazione della realtà che abbiamo purtroppo sotto gli occhi. Ben altra questione, e sicuramente distante da ciò che la domanda implica, è quella che vede esplodere forme di risposta violenta e disperata contro uno stato di ingiustizia e di iniquità in cui soggiace buona parte del mondo arabo-islamico.

L’avanzata del cosiddetto stato islamico nei paesi di partenza dei barconi che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Italia, rappresenta un problema riconducibile all’immigrazione ?

Non lo credo affatto, e francamente non vedo la connessione.

Siamo di fronte ad un crescendo della risposta militare che aumenta il grado di esposizione dello Occidente, compresa l’ Italia?

Forse sì, ma vorrei ricordare che l’Occidente (che di volta in volta è sia depositario di valori di emancipazione e di libertà dell’individuo, sia un’entità politico-economico-militare che da più di due secoli controlla le sorti del pianeta, e del Vicino e Medio Oriente in particolare) dal 1991-91 è presente come portatore di guerra e di instabilità in alcune zone particolarmente delicate del mondo islamico.

Pare che Il fatturato degli estremisti sunniti del stato islamico si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di dollari al giorno, grazie a varie fonti di ricavo, tra cui il petrolio. A scriverlo è Bloomberg, citando fonti dell’intelligence e dell’antiterrorismo statunitense. Se ha un fatturato ci sarà un rapporto commerciale. Con l’Occidente , cosa ne pensa ? Combattere il terrorismo e finanziarlo indirettamente dunque ?
La domanda contiene in sé la risposta. L’occidente di cui sopra (l’entità politico-economico-militare) certamente sa attuare strategie di compatibilità ineccepibili con “certo” islam.

Immagine dal sito 
www.amorromamag.it/1060/il-mondo-dentro-roma-la-moschea

Biografia
Leonardo Capezzone è Professore Associato – Storia dei Paesi Islamici Facoltà di Lettere e Filosofia – Sapienza-Università di Roma A. Mellon Visiting Professor – The University of Chicago-Committee on Social Thought. Si occupa di storia culturale dell’islam medievale, con particolare attenzione allo sciismo e ai fenomeni di minoranza e di differenza religiosa. Fra le sue pubblicazioni: La trasmissione del sapere nell’islam medievale, Roma 1998; Fuori dalla città iniqua. Legge e ribellioni nella filosofia politica dell’islam medievale, Roma 2010.