Intervista all’Ambasciatore USA: “Roma guidi una missione di pace”

La seguente intervista è apparsa sul quotidiano "La Stampa" del giorno 22 marzo 2015

Alla vigilia del viaggio di alcune imprese italiane negli Usa l’ambasciatore Phillips illustra i temi del vertice Obama-Renzi

L’Italia sta facendo progressi sulle riforme, ad esempio con il Jobs Act, ma se vuole liberare tutte le sue potenzialità deve affrontare il nodo del sistema giudiziario. Per contrastare il terrorismo in Libia serve un accordo politico, e dopo gli Stati Uniti sono favorevoli all’ipotesi che Roma presenti un piano per la missione internazionale di stabilizzazione e la guidi. Le sanzioni contro la Russia devono restare fino a quando l’accordo di Minsk non sarà applicato, e anzi potrebbe servire estenderle, se Mosca scegliesse la via dell’escalation militare. Sono i pareri che l’ambasciatore americano in Italia John Phillips offre alla vigilia della missione negli Usa di una delegazione di aziende italiane, e del vertice in programma il 17 aprile alla Casa Bianca fra il presidente Obama e il premier Renzi.

Lei ha accompagnato a Washington un gruppo di imprenditori italiani, che domani parteciperà al convegno di SelectUSA per favorire gli investimenti in America, a cui interverrà Obama. Quali sono le opportunità per le nostre aziende negli Usa?
«Poca burocrazia, leggi sul lavoro flessibili, un sistema giudiziario che risolve in fretta le dispute sui contratti, un mercato di 300 milioni di abitanti che hanno soldi e li spendono, e governatori di molti stati che offrono terreni gratis e agevolazioni fiscali a chi va a produrre da loro. Gli Usa sono sempre un buon luogo dove investire, e forse l’Italia dovrebbe considerare iniziative simili per attirare i capitali stranieri».

Come giudica le riforme dal governo Renzi e cosa serve ancora?
«Ci sono stati progressi, rispetto alle promesse fatte. Ad esempio il Jobs Act, che ha reso più flessibile il mercato del lavoro. Il ceo di Fca Marchionne ha detto che è stato uno degli elementi che ha favorito le assunzioni a Melfi, e molti altri suoi colleghi mi hanno detto che ora pensano di assumere. Il sistema giudiziario resta un problema, perché è uno dei più lenti nella soluzione delle dispute sui contratti. L’Italia ha ancora la reputazione di un paese con molta burocrazia, difficile per avere licenze, permessi, decisioni, ma potete cambiarla».

Obama e Renzi lavoreranno insieme per la crescita in Europa?
«Abbiamo già detto chiaramente che l’austerity non ha funzionato, ma ora le cose si stanno muovendo nella direzione giusta».

Il terrorismo ci minaccia dalla Libia: come ci si difendere?
«Come prima cosa vorrei fare le condoglianze per le vittime dell’attentato di Tunisi, e ringraziare l’Italia per la generosità con sui sostiene la coalizione anti Isis. In Libia non c’è una soluzione militare. Serve un accordo politico fra le parti, e stiamo facendo progressi con la mediazione dell’inviato dell’Onu Leon. Poi insieme ci potremo concentrare sulla minaccia terroristica, che non è ancora al livello di Iraq e Siria, ma può diventarla. La Libia è un paese pieno di risorse di petrolio e gas con 6 milioni di abitanti: ci sono molte ragioni per accordarsi».

Dopo gli Usa sarebbero favorevoli se l’Italia guidasse una missione internazionale di stabilizzazione?
«Sì, lo abbiamo sempre detto. Il premier Renzi ha dichiarato di essere disposto a fornire 6.000 uomini, per una missione finalizzata non a combattere, ma a proteggere la pace. L’Italia conosce la Libia, ha interessi e leadership, e siamo favorevoli che presenti un piano a cui l’intera comunità internazionale possa contribuire per stabilizzare il paese».

Il ministro della Difesa Pinotti ha sospeso le operazioni anti pirateria e concentrato le risorse nel Mediterraneo. È giusto?
«Non entro nel merito delle sue decisioni, ma capiamo che il fianco sud ha un impatto particolare per l’Italia».

Fino a quando resteranno le sanzioni alla Russia per l’Ucraina?
«Quando imponi le sanzioni in ogni paese c’è resistenza, lo capiamo bene, però davanti ad una simile violazione del diritto internazionale non potevamo restare fermi. Mosca ha accettato i termini di Minsk, che prevede l’applicazione entro il 15 dicembre: se lo farà, ci sarà il consenso per togliere le sanzioni».

Non volete riarmare Kiev?
«C’è una consultazione in corso su questo, ma non bisogna pregiudicare quanto avverrà sul terreno».

Il 17 aprile vi aspettate da Renzi la conferma che l’Italia resterà ferma sulle sanzioni?
«É ciò che ha detto, anche quando è stato a Mosca. L’Italia ha applicato bene le sanzioni, non c’è ragione per non credergli».

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