Contro gli assolutismi ideologici

di | 8 Apr 2015

Salvador Dalì, Le tre sfingi di Bikini
1947, Olio su tela

Nonostante le tante testimonianze di Papa Francesco con viaggi e insistite parole impegnative, non diminuiscono atrocità e terrore, specie contro i cristiani, che si abbattono pure contro civili e bambini, con la perdita di molte vite e di distruzioni di case ed edifici di culto e di ogni simbolo cristiano. I sopravvissuti rappresentano il dramma dei profughi e cercano vie di fuga e di salvezza come ai tempi di Mosè trascinando con sè povere cose salvate, alla stessa stregua di uomini e donne di una classe inferiore da annientare come nei lager nazisti o nei gulag staliniani. Queste atrocità e sofferenze sembrano non finire mai e rinnovarsi e abbattersi senza pietà alcuna di generazione in generazione, anche se con modalità e contesti differenti. E’ l’atroce mistero e il misterioso dolore che si rinnovano nel mondo, fino a travolgere ogni misericordia e pietà umana. Si scatena e dilaga inesorabile questa follia e violenza che si abbatte con forza distruttrice anche contro monumenti e memorie storiche uniche ed irripetibili, patrimonio dell’intera umanità. Se si smarrisce il senso di sacralità e dignità della vita di ogni uomo, tutto diventa possibile perché valgono soltanto gli assolutismi ideologici , totalizzanti, il rifiuto di ogni possibilità di dialogo e la tragica presunzione di chi si autoassegna una sorta di onnipotenza che ritiene di avere comunque e sempre ragione e quindi in grado di realizzare con ogni mezzo la conquista del potere, di dar vita in ogni modo a quel terribile sonno della ragione che genera mostri, orrori e lutti, accompagnati da devastazioni e morte, che segnano drammaticamente per l’intera esistenza gli stessi sopravvissuti.
Anche la grande pittura si è ispirata nei secoli a questo dramma ininterrotto che ha segnato la storia degli uomini, come una bella mostra a Rotterdam, che raccoglie opere pittoriche straordinarie raccolte sotto il titolo “La pittura e la croce”. Impossibile riassumere il gran numero di pittori che hanno rappresentato il dolore del mondo: dalla crocifissione di Cimabue fino all’urlo terrificante di Munch, allo sconvolgimento di Salvator Dalì, alla desolazione attonita di Chagall e alle dissacrazioni del corpo umano da parte di Bacon.
Nella diversità di stili e contesti si trovano rappresentati i volti e i gesti di disperati come quelli avviati verso i forni crematori, peggio che pecore al macello. Con energia e pacatezza il Papa chiede ai cristiani per primi di non arrendersi e di non voltarsi dall’altra parte a causa di atteggiamenti superficiali, o peggio per viltà e paura. La voce del Papa assume il valore di richiamo forte soprattutto ai cattolici ma il suo valore e la sua portata non possono che riguardare tutti gli uomini, compresi i governanti della comunità internazionale , che dovrebbero reagire in modo più tempestivo e con maggior risolutezza.