Renzi e l’America

di | 20 Apr 2015

 

Torna dagli USA vincitore. Addirittura si potrebbe definire un trionfo il suo incontro con Obama in diretta tv e con giornalisti di tutto il mondo. Molti incuriositi dal giovane leader italiano che da amichevolmente del tu a Barack scambiando sorrisi abbracci e pacche sulle spalle, quasi si trattasse di ex compagni di università.
 

Con gli universitari di New York del resto Renzi aveva avviato la sua visita sfoggiando da subito la sua straordinaria pedagogia comunicativa, che è tanta parte della sua scalata politica. Se lo ricordano bene i fiorentini in giro in bicicletta o calciare il pallone all’oratorio: scalò così prima la provincia e poi il palazzo della Signoria. Anche il seguito fu pieno di successi, con la rottamazione, l’oscuramento della vecchia guardia la destituzione di Bersani e la rapidissima ascesa a Palazzo Chigi.
Si può ben comprendere la preferenza del Professor Prodi per Enrico Letta, paragonato ad un cacciavite rispetto ad uno schiacciasassi. Pesa forse però una qualche forma di risentimento dovuta a quegli oltre cento franchi tiratori che affondarono il Professor Bolognese nel possibile percorso verso il Quirinale. Si dovette invece ricorrere all’elezione, anzi alla rielezione di Napolitano, unica soluzione possibile per uscire dal guado. Allora il segretario era il mite Bersani, che non riuscì nemmeno a cucire un qualche rapporto con i 5 stelle di Grillo.
Sono le stranezze e le scomodità della politica italiana che favorirono l’elezione di Letta a Presidente del Consiglio liquidato ben presto però dall’arrivo roboante di Renzi dopo il trionfo delle primarie. Pare di assistere allo svolgersi di un film western genere che – non solo in America – appassiona milioni di spettatori. Un Genere cinematografico di sicuro successo che anche Renzi conoscerà bene. Ostenta così la parte dello sceriffo buono che scaccia il cattivo; il pistolero che salva all’ultimo la carovana in trasferimento prossima però ad essere assalita dai pellerossa che vengono sgominati e messi in fuga. Lo hanno sperimentato non solo Berlusconi e relativo patto del Nazareno; Letta e Bersani, e anche, a loro modo. Cuperlo e Orfini. Quest’ultimo voleva inesorabilmente la testa del Presidente di Finmeccanica subito invece apprezzato e difeso dal Segretario Presidente come intoccabile. Orfini resta naturalmente al suo posto, preso sempre più dal difficile compito di moralizzare il pd romano.
Per certi versi dunque l’incontro positivo con Obama rinforza Renzi e lo consacra sicura guida del rinnovamento italiano ma anche promotore del nuovo corso necessaria per tutta l’euro zona e per la soluzione della crisi greca.
Le grane tuttavia che attendono Renzi al rientro restano interamente in piedi, appesantite gravemente dal brutto clima di malaffare e corruzione che affligge il partito di Renzi, attraversato da intrallazzi scontri di potere e personalismi che dominano la scena sconcertano e inquinano verso sfiducia e disincanto l’opinione pubblica. Per quanto brillante e valoroso il grande giocatore non può accontentarsi del dribbling e di un bel assist. È indispensabile segnare fare goal entro i 90 minuti del tempo fissato.

Immagine dal sito www.ansa.it