LA FAME NEL MONDO

di | 28 Mag 2015

La fame nel mondo scende sotto gli 800 milioni. La FA0 (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite), l’IFAD (Fondo Internazionale sviluppo Agricolo)e WFP(Programma Alimentare Mondiale) comunicano i dati sulla situazione della fame nel mondo: sono 795 milioni di persone a soffrirne, quasi un miliardo di corpi di bambini e adulti malnutriti , di cui il 72 per cento vive nelle campagne, il 28 per cento nelle città. Il numero delle persone che soffrono la fame è sceso di 216milioni dal 1990-92 a oggi. Non c’è consolazione al fatto. I numeri dei corpi denutriti di 795 milioni di persone sono qualcosa che non riusciamo nemmeno a immaginare e questo numero aumenta per i conflitti, le catastrofi naturali, l’innalzamento del clima, le guerre civili . In questi anni si sono ridotti gli aiuti internazionali, di cui l’8 percento è impiegato nelle emergenze. In questo momento in Nepal 4,5milioni di persone hanno bisogno di aiuto. La metà di questi 800milioni che soffrono fame e malnutrizione vivono in paesi dal reddito medio, ma la strategia dello sviluppo non basta, non basta la crescita , occorrono politiche sociali inclusive, per esempio la situazione è migliorata nei paesi che forniscono la mensa scolastica, buoni pasto e programmi di assicurazione sanitaria. L’impegno politico dei governi e la società devono lavorare insieme per creare reti di sicurezza alimentare. Nell’Africa Subsahariana un individuo su quattro è denutrito: il 23,2 per cento della popolazione. Una diminuzione di 167 milioni di sottoalimentati si è ottenuta dal 1992, in regioni come l’America Latina l’Asia dell’Est e del Sud Est, il Caucaso e l’Asia Centrale , l’Africa del Nord e dell’Est. I risultati ci sono stati quando la crescita del reddito, l’aumento della produttività e la protezione sociale producono economia e capacità di adattamento, con l’apertura ai mercati rurali e ai mercati internazionali, con politiche che facilitino la nascita delle cooperative, con i servizi di acqua, istruzione e tecnologie. Dei 129 paesi presi in esame dal rapporto , 72 paesi in via di sviluppo hanno ottenuto il risultato di dimezzare il numero della malnutrizione, questi paesi hanno condizioni politiche stabili, una crescita economica e politica di protezione sociale che va in aiuto degli individui più vulnerabili. In Asia meridionale , la prevalenza della denutrizione è calata ma modestamente , passando dal 23,9 % al 15,7%, i progressi si sono avuti nella riduzione del numero dei bambini sottopeso.
"Il quasi raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sulla fame ci dimostra che è possibile eliminare questa piaga nel corso della nostra esistenza. Dobbiamo essere la generazione Fame Zero. Questo obiettivo dovrebbe essere integrato in tutti gli interventi politici ed essere al centro della nuova agenda per lo sviluppo sostenibile da stabilire quest’anno", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.
E’ veramente difficile in questo caso parlare di buone notizie, una rabbia dura che difficilmente prova a dipanarsi dal senso di impotenza, reclama un vasto silenzio da riempire di un urlo di dolore che vede da vicino quel che i dati raccontano: è una visione non sostenibile , ci annienta e ci sfida. Ma non si può solo dispiacersi, la fame è il frutto delle scelte di una politica compromessa con logiche di profitto e di accumulazione. Di una politica che ha perso di vista i motivo della sua esistenza, i diritti della persona, la redistribuzione delle risorse. Da tutta la fascia equatoriale dell’Africa è in atto una migrazione epocale . La terra ha la capacità di produrre cibo per tutti, ma non c’è interesse economico alla redistribuzione o anche soltanto a uno stoccaggio di cibo da inviare dove ci sono carestia e siccità e conflitti. Non c’è interesse a sollevare dai bisogni primari Stati che sono i detentori di risorse che è interessante avere a poco prezzo. Ci riempiamo la bocca sulla incapacità di avere dei governi democratici nei paesi in via di sviluppo, ma non siamo in grado prevedere quegli interventi materiali che le emergenze richiedono. Eppure a comprare terre a basso costo per produrre biocarburanti, che sottraggono terra agli abitanti, ci si muove in fretta. In ogni caso è la povertà in cui sono lasciate le donne, che sono anche le principali produttrici del cibo, la loro solitudine, povertà e ignoranza la mancanza di cibo adeguato a determinare le morti per fame, già al momento della gestazione si hanno danni sul bambino. L’impoverimento della donna non è successivo è il dato pervasivo . E’ nostra responsabilità che vi siano 800 milioni di persone che subiscono i danni della fame , avremmo potuto fare di più, dobbiamo vergognarci di questo men che mezzo risultato.
Anche senza far appello alla carta dei diritti universali dell’uomo è evidente il fallimento, non li abbiamo raggiunti non abbiamo capito , la loro morte è la morte di un fratello, non si vuol capire . Del resto anche quando riescono a raggiungere quel canale che chiamiamo Mediterraneo, visto che non abbiamo fatto nulla prima, pensiamo solo al respingimento.
A seguito della pubblicazione del SOFI la FAO pubblicherà anche una serie di rapporti collegati, che analizzeranno più dettagliatamente i trend regionali della fame. Il calendario di queste presentazioni è il seguente:
28 Maggio: Asia e il Pacifico (pubblicato da Bangkok); America Latina e i Caraibi (Santiago del Cile)
2 Giugno: Africa
3 Giugno :Europa Orientale ed Asia Centrale (Budapest)
L’intero rapporto Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015 è disponibile on-line

Foto dal sito www.fao.org