Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura (Ennio Flaiano)

Opera di Bruno Catalano

Dopo le singolari uscite del Presidente del Consiglio sul suo desiderio di un sindacato unico, ci aspettiamo di tutto e di più.
Dopo il presunto repulisti politico per l’inchiesta “mani pulite” del 1992, è sopravvissuto solo l’allora Partito Comunista, poi Ds, poi Pds oggi Pd.

Dopo la variopinta carrellata di segretari, da Occhetto a Renzi passando per il regista-scrittore ed esule mancato Veltroni, oggi è la forza politica più vecchia e consistente.
La bravura indiscussa di Renzi a sostituirsi a Berlusconi nella comunicazione e l’organizzazione territoriale della quale gli “oggi democratici” hanno sempre avuto, hanno contribuito a fare del Pd una sorta di “partito-stato” e il bello che Renzi si sente così “l’uomo della provvidenza”…
Renzi ha mantenuto fisionomia e metodi da sindaco in carriera e di capoclasse bisognoso di costante consenso goliardico, prigioniero di apparenti brillanti business men che mirano ai loro profitti.
Sono d’obbligo alcune considerazioni, a riguardo, per cercare di contribuire con analisi serie al dibattito in corso. Partiamo dai partiti politici.
Oggi parlare di partito è una grossolana imprecisione. E’ infatti sotto gli occhi di tutti che le organizzazioni territoriali dei partiti sono feudi scollegati con a capo satrapi-signori di tessere che una volta assicuratosi la benedizione del leader maximo,si muovono autonomamente e purtroppo perpetuando legami con il passato molto forti.
La stessa deformazione amministrativa delle regioni e la legge sui sindaci, facilitano vocazioni autoreferenziali in una sorta di autocrazia che ci sta portando nell’abisso economico.
La gestione partitica centrale è fortemente condizionata da queste realtà e perde ogni autonomia di scelta, vedi il caso De Luca.
Oppure le comatose condizioni in cui lo strampalato Marino sta trascinando la già martirizzata Roma e tuffandosi nel Giubileo quando la città è completamente impreparata e saccheggiata. Ha mai preso un autobus Marino per constatare la drammatica situazione in cui versa la capitale ? Dubito !
Bisognerebbe rifondare i partiti, così come sono servono solo a mantenere tali aberrazioni amministrative e finanziarie.
Troppi poteri a presidenti di giunta regionale e a sindaci hanno creato solo mostruosità letali alla comunità civile con diffuse e inevitabili collusioni criminali .
Rifondare significa selezionare la classe dirigente senza promiscuità!
Nell’attuale Pd non c’è ad esempio una scuola di formazione politica.
A che servono le commissioni di garanzia interne se non a ratificare quanto già deciso ?
Il lavoro fatto da Renzi sulle riforme è apprezzabile ma incompleto perché frettoloso, “cui prodest” ?
L’annunciato metodo della rottamazione cosa ha portato?
Là erano e li sono rimasti le vecchie glorie, in attese di promozioni premianti.
E’ vero che troppi annunci favoriscono una sorte di raucedine politica.
Dunque la vera speranza per la democrazia in questo Paese sono i partiti e non le articolazioni territoriali. Bisogna prodigarsi per rifondarli con cura.
Condivido le meticolose analisi di Pasquino a proposito.
Lo stesso meccanismo del finanziamento pubblico è incongruo , abolire le fondazioni politiche e ritornare alle origini con il 5% volontario da dichiarazione reddituale e creare un finanziamento da parte dello Stato con inconfutabili documentazioni comprovanti e smettendola con l’accumulo di un immenso patrimonio immobiliare ai danni di iscritti e cittadini.
Ritornare alla base, credere nella politica come servizio e non come affare, riscoprendo la scala della valorialità degli ideali.
Si è tentato con le primarie a ristabilire il coinvolgimento della gente per scegliere i politici , è servito a poco, considerando gli scandali degli iscritti a votare .
Renzi non basta un’imbiancatura, a Roma si chiama “romanella”, per cambiare!
Occorre avere la cultura politica necessaria, e quando si afferma di desiderare un sindacato unico, a quel punto il passo è breve per desiderare il partito unico.


Inciso elettorale: l’astensionismo è il nemico da battere
Il dato più sconcertante di queste elezioni regionali è l’astensionismo che si attesta quasi al 50%  rispetto al 52,2% di coloro che hanno votato.
Un calo di dieci punti rispetto alle precedenti elezioni quando si votò in due giorni.
Il dato migliore è in Veneto con il 57,2%, maglia nera nelle Marche e Toscana sotto la soglia del 50.
Il Pd a livello nazionale si attesta al 23,7% , secondo partito il M5Stelle al 18,4%, poi la Lega Nord al 12,5%, Forza Italia al 10,7%, Fdi al 4,2.
Il M5Stelle esce rafforzato dalle urne, è risultato primo partito in tre regioni :Liguria, Campania e Puglia.
La Lega Nord non solo in Veneto ma anche in Toscana mentre in Umbria conquista il 15%.
Lasciarsi andare ai commenti sulla disaffezione a questo modo di fare delle classe politica italiana rischia di essere uno dei tantissimi “urlo tra gli urli”…
E’ giunta l’ora di cambiare con i fatti ! Diciamocelo chiaramente : l’unica opposizione vera è quella del Movimento 5 stelle . Il Pd di Renzi è sull’orlo di una crisi di nervi e scarica ora sulla Bindi ora su Civati la propria insoddisfazione sui risultati elettorali dimenticando ancora una volta che il nemico da sconfiggere è l’astensionismo.



Immagini dal sito www.ilgiornale.it; www.palermo.blogsicilia.it; www.mulino.it

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