Tempi di crisi

di | 19 Giu 2015

Vignetta di Giulio Laurenzi

Da Ventimiglia a Lampedusa più in generale dalle coste libiche ai porti di Pozzallo e Crotone, di Catania e Messina, prosegue senza sosta l’approdo travagliato dei migranti alla dolorosa ricerca di salvezza e di futuro. E’ un sommovimento inarrestabile di masse umane che mettono in luce l’inadeguatezza e l’impotenza dell’U.E., che passa da una riunione ad un incontro, da un rinvio all’altro. Incontri e riunioni improduttivi che servono solo a farci ascoltare dichiarazioni retoriche e ripetitive, rivolte soprattutto alle opinioni pubbliche del proprio paese, in vista di future scadenze elettorali. L’Unione Europea si conferma al disotto di quello che dovrebbe essere il suo ruolo e la sua responsabilità, in un mondo globale e pur attraversato da guerre e conflitti e dalla minaccia incontenibile dell’ISIS. Un contesto che vede tra l’altro minacciosamente affiorare tentazioni militari tra Russia e Stati Uniti, che ricordano le non rimpiante stagioni della Guerra Fredda che ritenevamo definitivamente scomparse dallo scenario dell’umanità. Anche per questo la situazione appare preoccupante e difficile con l’Europa incapace di mediazione e di iniziativa politica.
L’immigrazione ne è la cartina di tornasole più evidente, con una dimensione egoistica dei rapporti al suo interno, incapace di un salto politico ed istituzionale per assunzione di comuni responsabilità solidali. Anche la questione della Grecia, l’infinita trattativa che si trascina da tempo senza approdare a conclusioni costruttive, è frutto dello stesso spirito egoistico, compreso quello del governo di Tsipras che crede di poter ignorare del tutto errori e responsabilità da parte del suo e del governo precedente, illudendosi di poter far ricadere ogni colpa sulle istituzioni europee. Di sicuro specie per come all’inizio è stata affrontata la crisi greca e svolto il suo lavoro, la cosiddetta Troika, non sono stati esempi da gravi errori. Eppure la crisi di Atene è molto lontana da una soluzione positiva, le preoccupazioni sono molteplici, compreso l’avvertimento di Mario Draghi, che parla del rischio di dover attraversare mari sconosciuti, privi della bussola e di conoscenza della rotta.
La situazione italiana sembra entrata in una fase di fibrillazione e di eccitamento preoccupanti. Provato dai risultati elettorali, dalle vicende del Comune di Roma, dagli ostacoli che incontra – in modo insuperabile- la riforma della scuola. Il presidente segretario accusa il colpo e parla, per la prima volta, di momento molto duro. Invece di fare in qualche modo autocritica, riproduce istanze conflittuali in tutte le direzioni, dalla riforma della scuola al tira e molla sul sindaco di Roma, allo scaricabarile sulle minoranze del Pd fino alla minaccia di abolire le primarie (che lo portarono al potere grazie al loro snaturamento). L’atteggiamento sembra ripercorrere la suggestione di un uomo solo al comando, ignorando che proprio il dato più preoccupante della condizione della società italiana è rappresentato dalla spaventosa astensione dalle elezioni, che denuncia più che insofferenza da parte dei cittadini, verso la politica, le istituzioni, la loro non credibilità, soprattutto a causa del tarlo della corruzione che sembra tutto pervadere.