Le cose cambiano, cambiandole nel PD

di | 1 Lug 2015

Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Nelle scorse settimane si è appreso di fuori uscite di alcuni esponenti del Partito Democratico. In particolare mi riferisco alla decisione di Pippo Civati di lasciare il partito e di lanciare un proprio soggetto politico con la convinzione che nel PD non sia più possibile portare avanti alcune proposte nate e fermentate proprio in seno ad esso. La cosa mi tocca in prima persona perché sono uno di quei pochi che con Pippo da vari anni ha sostenuto idee e visioni per innovare una sinistra di governo e del cambiamento della politica. Una proposta che ha portato i suoi frutti alle ultime primarie grazie alla mozione “Le cose cambiano, cambiandole” in appoggio alla candidatura a Segretario PD di Pippo Civati e che aveva suscitato speranze e consensi in molti. Quindi la scelta di rimanere nel PD da parte mia e dei tanti altri della ex mozione non è stata facile e forse merita un approfondimento.
Personalmente le differenze con coloro che hanno deciso di lasciare il PD non riguarda certo la legittimità della scelta o le ragioni dettate dall’attualità politica; ne tanto le modalità che hanno visto la nascita di un nuovo movimento che dovrebbe fare della partecipazione il suo tratto distintivo e di cui invece la linea e le scelte fondamentali, sin dal suo lancio, si apprendono dal blog di qualche amico che teorizza la non “scalabilità” del nuovo soggetto, secondo il piu classico “o con me o contro di me”. Ora questo sarà un problema che toccherà ad altri affrontare, anche se mi sembra un controsenso lanciare un movimento che dovrebbe unire e creare qualcosa di nuovo a sinistra contraddistinguendosi unicamente sulla figura del suo Leader, a priori del suo valore.
Il fatto che principalmente contesto è il sottointeso messaggio di fallimento che tale decisione porta con se. Per anni abbiamo creduto che il PD fosse modificabile dall’interno, anche quando alla sua guida vi erano alcuni dinosauri della politica che sembrava impossibile scansare; che fosse il soggetto in grado di cambiare la politica e innovare la stessa idea di sinistra, senza perdere i suoi valori. Con questa sfida ci siamo presentati alle primarie, non solo nazionali, e su queste basi abbiamo chiesto fiducia a quei militanti, iscritti o semplici cittadini democratici convinti che un altro PD fosse possibile (e non viceversa) e sopratutto necessario, essendo l’unico strumento a disposizione per cambiare realmente il paese.

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
Oggi viviamo una contraddizione in termini. Proprio nel momento in cui cio si avvera, in cui il cambiamento profondo del partito in corso produce una mutazione equivalente nel paese c’e’ qualcuno che afferma che ciò non è più possibile, perché questo non era il cambiamento che volevamo. Dal mio punto di vista invece questa è la dimostrazione che avevamo ragione noi, quei pochi convinti che anni fa ritenevano che cambiando il PD si poteva cambiare la sinistra e l’Italia. Il fatto che ciò stia accadendo anche se non nei modi e con i contenuti che noi auspicavamo dovrebbe essere un motivo in più per impegnarsi all’interno, avendo avuto la controprova che nel e con il PD è possibile cambiare.
Oggi la vera sfida consiste su quali basi deve fondarsi questo cambiamento, come essere coinvolti completamente nell’elaborazione e nella realizzazione delle scelte politiche prese dall’interezza del partito per riuscire a vincolarle. Di certo la fuoriuscita di alcuni non aiuta, ma le idee rimangono nella casa dove sono nate e verranno portate avanti fino in fondo da coloro che sono convinti che questa volta non bisogna aver paura di sporcarsi le mani con le sfide del PD per un qualche retro pensiero di visibilità personale.
E’ anche una questione di democrazia interna: si propone, si discute e ci si scontra nel caso, ma non si lascia se il risultato di un voto alle primarie o in un organo di partito non è quello auspicato. Si continua nelle proprie convinzioni, senza compromessi a ribasso ma aperti al dialogo con tutti, certi che solo acquistando credibilità anche interna si giungerà a conseguire gli obiettivi auspicati.
Sicuramente sulle singole battaglie ci si ritroverà con tutti coloro che hanno deciso di uscire, ma la storia recente della sinistra ha dimostrato che con scelte identitarie non si va lontani. Solo creando consenso nella maggioranza dei cittadini a cui ci si rivolge si riuscirà a realizzarle realmente. Creare un nuovo soggetto solo tra uguali e far finta di convincere chi già lo è, sicuramente è più facile ma probabilmente inutile. Come il ragionare sulla base di schemi stranieri che per storia e situazione politica non sono comparabili a quelli italiani non solo è sbagliato, ma è anche fuorviante.
Per questi e tanti altri motivi abbiamo deciso insieme alla maggior parte di coloro che hanno messo faccia e cuore nel PD contribuendo alla stesura e all’affermazione della mozione di creare una sorta di rete tra tutti coloro che credono ancora nella validità di quel impianto congressuale: senza leader di riferimento ma aperti a tutti coloro che hanno capito veramente che le cose cambiano cambiandole, ma rimanendo nel PD.

Immagini dal sito www.youtube.com; www.qn.quotidianonazionale.net