A sei anni dal terremoto, torna all’Aquila la Beata Antonia

di | 3 Lug 2015

 
Il 16 luglio l’urna con le spoglie rientrerà da Pollenza nel Monastero di S. Chiara a Paganica.
La clarissa fiorentina fu una figura rilevante nella storia spirituale del Quattrocento

L’AQUILA – Sono passati più di sei anni da quella terribile notte del 6 aprile 2009, quando il sisma devastò il Monastero delle Clarisse e il centro storico di Paganica, popolosa frazione a 9 chilometri dalla città capoluogo d’Abruzzo. Alle 3 e 32 crollò il tetto del monastero, proprio sopra le celle delle Sorelle claustrali. L’abbadessa Madre Maria Gemma Antonucci perì sotto le macerie. Ferite gravemente due Sorelle, le altre miracolosamente illese. Continuavano le scosse quel giorno e in seguito. Quel serpe s’agitò ancora per mesi, nel ventre della terra, massacrando L’Aquila e i paesi del circondario. Le Sorelle clarisse, con l’aiuto dei soccorritori e dei Vigili del Fuoco prontamente accorsi, messa in salvo l’urna con il corpo incorrotto della Beata Antonia da Firenze, che era custodita nella Chiesa del Carmine del complesso conventuale, raccolte le poche cose recuperabili, partirono per Pollenza, in provincia di Macerata, per essere temporaneamente accolte nel Monastero delle Clarisse. Lì la Beata Antonia è stata da allora custodita in sicurezza. Intanto, a qualche giorno dal sisma, lo slancio di solidarietà promosso da Tele Pace, avviò la generosa raccolta di fondi che permise, entro la chiusa murata del convento, la costruzione d’un piccolo monastero in legno dove le Clarisse, sotto la tenace guida dell’abbadessa Madre Rosa Maria Tufaro succeduta a Madre Gemma, fin dal dicembre 2009 hanno fortemente voluto rientrare. Qui dimorano ancora, in spazi assai ristretti, vivendo in preghiera, nel lavoro – tra l’altro, “scrivono” magnifiche icone -, in unione spirituale e solidale con tutto il territorio. Intanto, sul complesso conventuale imponenti lavori sono da due anni in corso e un altro anno ancora sarà necessario per portarli a termine, mentre la Soprintendenza ai Beni Culturali dell’Aquila ha già quasi completato un pregevole restauro dell’antica chiesetta di San Bartolomeo, annessa al Monastero, dove il 16 luglio l’urna della Beata Antonia verrà collocata, in attesa di poter rientrare nella Chiesa del Carmine, a restauro ultimato.

“Il rientro della Beata Antonia – dice Madre Rosa Maria – ci ricolma di gioia. Finalmente a casa perché le persone possano continuare a stare di fronte a lei che è madre che accoglie e ascolta, con la preghiera rimasta sempre viva nel corso dei secoli”. L’evento del rientro della Beata Antonia è di portata storica, perché ricompone un pezzo di memoria civile e spirituale dell’Aquila dopo il sisma del 2009 e per la devozione che gli Aquilani hanno sempre portato verso la loro Beata che, insieme a S. Bernardino da Siena, a S. Giovanni da Capestrano, al Beato Vincenzo dell’Aquila e al Beato Timoteo da Monticchio, forma quella schiera di Santi francescani che hanno tenuto viva nella città e nel suo territorio aquilano la sempre affascinante spiritualità di Francesco e Chiara d’Assisi. Un evento rilevante anche per la rinascita religiosa, per la stessa identità civica dell’Aquila. E per quel rafforzamento del senso di comunità che il terremoto ha messo a dura prova, che così potrà tornare ad alimentarsi con l’amore del popolo aquilano verso la Beata, mai attenuato anche in questi anni di assenza. Con grande trepidazione, dunque, s’attende il rientro della Beata Antonia nel suo Monastero di Paganica.
Un denso programma è previsto in preparazione dell’importante evento spirituale e civile. Presso il Monastero il 14 luglio, alle ore 18:30, una conferenza con P. Carlo Serri, Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori d’Abruzzo, con la relazione “Dal mondo al chiostro: l’esodo francescano della Beata Antonia da Firenze”, e con la dr. Paola Poli, Responsabile archivio arcidiocesano dell’Aquila, con la relazione “Saper fiorire dove il Signore ci ha seminati. Il culto della Beata Antonia”. Il 15 luglio, alle ore 17, l’arrivo da Pollenza dell’urna della Beata Antonia presso la Chiesa degli Angeli Custodi di Paganica e alle ore 21 una Veglia di preghiera e Lectio divina con l’insigne biblista Rosalba Manes. Dalla mattina del 16 luglio e fino alle ore 18, animazione della preghiera da parte di gruppi, movimenti, associazioni laicali, ordini secolari della Diocesi. Alle 18 la partenza dalla Chiesa degli Angeli Custodi in processione verso il Monastero S. Chiara. Alle 18:30 la Messa Solenne presieduta da Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, animata dal Coro Giovanile Diocesano. Finalmente la Beata Antonia ritorna nella sua terra e nella sua casa, il Monastero di S. Chiara a Paganica, dove le Clarisse dal 1997 vivono, dopo il trasferimento dal Monastero dell’Eucarestia, nel centro storico dell’Aquila, per un luogo più silenzioso e adatto alla vita contemplativa, trovato appunto a Paganica nell’ex Convento dei Frati Minori, da anni dismesso.
Ancora un’annotazione per concludere con l’opera della Beata Antonia e dell’Osservanza francescana in territorio aquilano. Gli osservanti erano arrivati all’Aquila intorno al 1415. Ma la forte espansione del movimento s’ebbe con la predicazione a L’Aquila di S. Bernardino da Siena (Massa Marittima, 1380 – L’Aquila, 1444), insieme a S. Giovanni da Capestrano (Capestrano, 1386 – Ilok, 1456) e S. Giacomo della Marca (Monteprandone, 1393 – Napoli, 1476), che con Alberto da Sarteano costituiscono le quattro colonne portanti dell’Osservanza. Alla loro opera s’unì la Beata Antonia, insieme alle consorelle clarisse, con il grande carisma che l’animava. Grande la fioritura spirituale nel Quattrocento, dunque, grazie a queste grandi figure, cui s’aggiunsero i francescani osservanti Beato Vincenzo dell’Aquila e Beato Timoteo da Monticchio, insieme a numerose Beate clarisse, tutti straordinari testimoni della fede.