Referendum Grecia, trionfano i No Tsipras: «Ora accordo anti austerity»

 

dal sito www.corriere.it


Merkel e Hollande: il risultato va rispettato. L’Eurogruppo convocato per martedì. Junker consulta Junker e i capi di governo dell’Eurozona. Atene: non ci sarà moneta parallela
«Adesso serve un accordo per uscire dall’austerity». A spoglio ancora in corso ma con il No già nettamente vincente al referendum sulle condizioni poste dal piano di salvataggio della cosiddetta troika (Ue, Bce e Fmi) il premier greco Alexis Tsipras torna a parlare in tv al suo popolo, così come ha fatto più volte negli ultimi giorni. E questa volta non più per un appello – quello i suoi connazionali hanno mostrato di averlo abbondantemente raccolto -, ma per una dichiarazione di vittoria: «Abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata». Tsipras ha invocato «un’Europa della solidarietà» e ha spiegato che la vittoria dei No «non è una rottura con l’Unione Europea» e nemmeno la richiesta di un’uscita dall’euro, peraltro più volte evocata da più parti in queste ore dal fronte avversario. «La Grecia vuole sedersi di nuovo al tavolo delle trattative – ha aggiunto -: vogliamo continuarle con un programma reale di riforme ma con giustizia sociale».

Lo scrutinio
Le urne si sono chiuse alle 19 (le 18 in Italia) e lo spoglio è ancora in corso (segui qui la nostra diretta). Ma mentre gli exit poll parlavano ancora di un sostanziale testa a testa, con l’arrivo dei primi risultati reali è apparso chiaro quanto netta fosse la prevalenza dei No. Con il 92% di schede scrutinate, il fronte anti-troika conta su un 61,34% contro il 38,66% dei Sì. Una vittoria politica forte per il governo di Atene e una sconfitta per l’ex premier Samras, che guidava il fronte più propenso ad accettare le riforme imposte da Francoforte e Bruxelles, che ha annunciato le sue dimissioni da capo dell’opposizione.

Varoufakis: «Ristrutturiamo il debito»
La vittoria del No ha riempito piazza Syntagma di gente festante. E ha ridato slancio all’azione dell’esecutivo. «I greci hanno detto un coraggioso no a cinque anni di ipocrisia e all’austerità» ha detto il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, l’altro protagonista del braccio di ferro con l’Europa assieme a Tsipras. «Il no di oggi è un grande sì alla democrazia – ha aggiunto il ministro -. Da lunedì l’Europa inizia a guarire le sue ferite, le nostre ferite. In questi 5 mesi i nostri creditori hanno rifiutato ogni proposta di discussione, volevano umiliarci. Grazie a questo bel no chiameremo i nostri partner per trovare un terreno comune». Ma a questo punto occorre lavorare per riaprire il negoziato sulla base di proposte che possano essere in qualche modo accettabili per i creditori internazionali. «Il nostro obiettivo – ha sottolineato Varoufakis – era ed è la ristrutturazione del debito e la fine dell’austerità».

Euro sì, euro no
Intanto il governo greco ha annunciato di non avere alcuna intenzione di emettere una moneta parallela all’euro, ipotesi di cui si era parlato nei giorni scorsi. Il capo dei negoziatori greci, Euclides Tsakalotos , ha ribadito che l’interesse di Atene è di mantenere la moneta unica e che per questo saranno valutate tutte le opzioni: «Non penso che ci cacceranno via – ha commentato – siamo pronti a incontrarli già da stasera». Ma per la banca d’affari Jp Morgan, secondo quanto riporta Bloomberg, l’uscita della Grecia dall’euro sarebbe adesso lo scenario base. La banca Usa vede un’alta probabilità di distacco di Atene dalla moneta unica anche se, ha sottolineato, la cosiddetta Grexit sarebbe «caotica» e non mancherebbe di far sentire i propri effetti. Stessa posizione per la Barclays, che vede nell’uscita della Grecia dall’euro lo scenario «più probabile». Anche la Russia, per bocca del viceministro dell’Economia Alexei Lijachov, considera il risultato referendario come «un passo verso l’uscita dall’eurozona».

La ripresa dei negoziati
Intanto il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha convocato per martedì sera l’Eurogruppo per discutere della situazione dopo il referendum greco. Un’esigenza, quella di un faccia a faccia tra i capi di governo dell’Eurozona, che era stata evidenziata già domenica sera dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese François Hollande, che si incontreranno lunedì a Parigi e che in una dichiarazione congiunta hanno detto che l’esito del referendum greco «deve essere rispettato». I due leader, spiegano dall’ufficio stampa dell’Eliseo, terranno una cena di lavoro lunedì per «valutare le conseguenze del referendum in Grecia» e per decidere se concedere un piano di salvataggio. Il presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, ha nel frattempo evidenziato quanto la situazione sarà difficile e ha esortato il governo Tsipras a presentare una proposta convincente paventando anche, sul fronte opposto, la predisposizione di un piano per quelli che ha definito «aiuti umanitari» per evitare che siano bambini, anziani e malati greci a pagare il conto più pesante di questa situazione. Ma un altro esponente del centrosinistra tedesco, il vicecancelliere Sigmar Gabriel, ha sottolineato che con il referendum il governo di Atene «ha rotto gli ultimi ponti» e che «con il rifiuto delle regole della zona euro, che si riflette nel No della maggioranza, i negoziati su programmi milionari sono difficili da immaginare». L’opposizione della Germania, insomma, pare destinata a continuare. E lo stesso presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jerom Dijsselbloem, nella sua prima dichiarazione non è molto conciliante; «Prendo atto del risultato del referendum greco che è molto deplorevole per il futuro della Grecia. Per il risanamento dell’economia greca, sono inevitabili misure difficili e riforme».

La posizione dell’Italia
Sul fronte italiano, la presa di posizione del governo è stata affidata alle parole del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha parlato della necessità di riprendere al più presto le trattative. Il premier Renzi ha nel frattempo convocato per lunedì mattina il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per discutere della situazione greca e della posizione che dovrà tenere l’Italia nel confronto con gli altri Paesi dell’eurozona. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha messo in evidenza gli «scenari inediti» che si vengono ora a creare e ha invitato tutti ad un nuovo senso di responsabilità.

La reazione dei mercati
Ora c’è attesa per la reazione dei mercati. Nell’attesa dell’apertura delle Borse europee, i primi segnali arrivano dall’area del Pacifico dove il risultato del referendum greco sembra affossare la moneta unica che sui mercati valutari dell’estremo oriente cede l’1,13% sul dollaro, a 1,0988. Dalle prime rilevazioni, la moneta unica accusa ampie perdite contro lo yen (-1,75%, a 134,04), la sterlina (-0,99%, a 0,7068) e il franco svizzero (-0,73%, a 1,0367).

Il voto e l’attesa dei risultati
I leader politici greci hanno votato in mattinata. Il premier Alexis Tsipras è andato al seggio ad Atene nel quartiere di Kypseli: non ha lasciato dichiarazioni ma si è fatto fotografare sorridente all’uscita dal seggio. Anche il ministro della Difesa e leader dei Greci Indipendenti, parte della maggioranza di governo, ha espresso la sua preferenza ad Atene: «Non abbiate paura del popolo greco», ha dichiarato dopo aver votato. «I bancomat? Li ha chiusi l’opposizione», ha aggiunto rispondendo a una domanda sulla situazione delle banche. Il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha votato a Faliro, sulla costa ateniese, anche lui accolto da una grande folla. Al seggio era insieme al padre. «È una celebrazione della democrazia – ha dichiarato – Gli enormi fallimenti dell’Eurogruppo hanno portato a un ultimatum al quale la gente non ha potuto rispondere. Oggi può dare la sua risposta». «Votare no è la sola strada per raggiungere un accordo praticabile», ha detto poi all’Abc Per il ministro delle Finanze di Atene la crisi di liquidità delle banche greche è stata «architettata politicamente»

Cina, India e Stati Uniti ci osservano
«Una Grexit lancerebbe un messaggio devastante» ai Paesi terzi e avrebbe conseguenze negative sulla credibilità dell’Unione europea, che sta attraversando una dura prova. Lo ha dichiarato a Tagesspiegel il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, riferendosi al referendum in corso in Grecia. Secondo Steinmeier, «Cina, India e Usa osservano da vicino se la Ue sarà capace di superare questa crisi o se crollerà davanti a questo tentativo, e in questo ultimo caso l’Europa vedrà danneggiata la sua immagine in alcune parti del mondo e perderà credibilità». Il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, ha messo in guardia che il suo Paese potrebbe non essere «immune» dalle conseguenze del referendum in Grecia. Domani incontrerà il premier David Cameron e il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, per valutare l’impatto dell’esito del voto popolare sulle misure richieste ad Atene dai creditori internazionali. «Qualsiasi cosa la Grecia decida, il Regno Unito è pronto. Abbiamo piani in corso per qualsiasi risultato», ha detto a Bbc. «Non credo che nessuno debba avere dubbi: la situazione greca ha un impatto sull’economia europea, che ha un impatto su di noi. Non possiamo essere immuni da questi sviluppi», ha affermato.

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